Written by ASTW

È settembre: pensa alla tua formazione!

Quale modo migliore per smaltire la ruggine estiva del rimettersi sui libri o su un’attività formativa? Se sei curioso, dài di tanto in tanto un’occhiata alla pagina dei corsi per traduttori: troverai corsi sempre nuovi e aggiornati; e, soprattutto, in linea con le richieste del mercato della traduzione.

Acquista un pacchetto di corsi e frequenta quando vuoi!

È possibile richiedere un preventivo specifico per l’acquisto di un pacchetto di corsi. Puoi addirittura acquistare tutti i corsi attivi e frequentarli quando vuoi. L’accesso ai corsi, infatti, dura un anno dall’acquisto, e c’è sempre la possibilità di ottenere un’estensione. Avrai tutto il tempo di programmare la tua partecipazione compatibilmente con i tuoi impegni professionali o formativi.

 

Sconti per studenti e soci di associazioni di categoria

I corsi danno diritto a Crediti Formativi Professionali ai fini del Programma di Formazione Continua di AITI, ANITI, TradInFo e Assointerpreti. Lo sconto per i soci di AITI, ANITI, TradInFo e Assointerpreti è pari al 15% del prezzo del corso.

Anche gli studenti possono acquistare i corsi con uno sconto del 15%.

 

Per iscriverti e sapere di più sui corsi, clicca qui.

In caso di interesse o domande inviaci una email all’indirizzo training@a-stw.com.

Written by ASTW

Intervista a Gabriele Lo Iacono, psicologo e traduttore

Abbiamo intervistato Gabriele Lo Iacono, psicologo e traduttore, che ha curato per noi il corso Tradurre la psicologia.

  1. La psicoterapia (anche se sarebbe meglio dire le psicoterapie) è, in ultima analisi, una terapia della parola (soprassediamo qui sui vari orientamenti che si è data la psicologia negli ultimi decenni; si pensi ad esempio al cognitivismo, il comportamentismo ecc.): un lavoro con e sulla parola. Da qui, forse, il tuo interesse per la traduzione?

Non avevo mai pensato a questo nesso fra psicoterapia e traduzione. Però in effetti sono entrambe attività basate sulla parola e io sono sempre stato uno che ama comunicare, conoscere le esperienze altrui, raccontare, giocare con le parole, scoprirne le origini, i significati, le parentele…. Ho sempre pensato che la continuità fra l’interesse per la psicologia e l’interesse per la traduzione, nel mio caso, stesse nel fatto che l’attività di traduttore (di psicologia e materie affini) mi consente di continuare a studiare e a riflettere su questa materia che mi ha sempre incuriosito…

  1. Ci sono àmbiti e discipline che necessitano uno studio lungo e approfondito per coglierne appieno implicazioni e significati: talvolta argomenti sui generis, con terminologia tanto astrusa quanto irreperibile (nonostante le vaste risorse terminologiche disponibili), richiederebbero uno specialista in materia, almeno in fase di revisione del testo tradotto (con un aggravio del prezzo finale per il cliente…). Pensi che queste problematicità siano anche valide per le traduzioni in àmbito psicologico?

Senza dubbio. Molti testi di psicologia, specialmente quelli rivolti a studenti universitari e professionisti del settore, sono pieni di ambiguità interpretative e riferimenti impliciti a teorie psicologiche, metodi di ricerca, aspetti della teoria della misurazione e della psicometria e procedimenti di analisi dei dati. Solo una persona che conosce bene la materia può coglierli, interpretarli correttamente e renderli in italiano. Sebbene il linguaggio della psicologia sia in continua evoluzione – e non solo per i reali progressi della ricerca ma anche per esigenze di commercializzazione di nuovi metodi di intervento, per cui concetti arcinoti vengono propagandati con etichette nuove – credo che il lessico sia un problema, ma non il principale per un traduttore. È più difficile afferrare i concetti, anche perché spesso gli autori non si spiegano bene.

  1. Uno specialista in materia, tuttavia, spesso non ha le competenze linguistiche, diciamo anche quell’estro e quel gusto per la lingua, che gli permetterebbero di tradurre bene un testo: acribia, bagaglio lessicale, preparazione accademica, proprietà di scrittura. È del tutto evidente che una persona che compendiasse in sé tutte queste caratteristiche dovrebbe essere pagato “a peso d’oro” ….

Sono d’accordo con te. Un conto è capire il testo in inglese, altro è renderlo in modo corretto, leggibile e possibilmente gradevole e interessante. Prendiamo il caso del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il manuale di psichiatria più usato al mondo: viene aggiornato periodicamente e ogni volta in Italia viene fatto tradurre a universitari. La curatela è affidata a grandi luminari. Il risultato è al limite dell’illeggibilità e viene da dubitare fortemente che chi l’ha tradotto conosca bene l’inglese (americano). Quantomeno se lo conosce non lo sa rendere in italiano in forma scritta. Io credo di compendiare le caratteristiche che hai elencato, ma come tutti i traduttori mi devo accontentare di quello che gli editori mi offrono. Qualcuno, per fortuna, riconosce il valore dell’unione di queste qualità e mi offre un riconoscimento adeguato per il mio lavoro.

  1. La traduzione è un processo creativo per eccellenza, ma il grado e la natura di creatività necessari al traduttore variano di molto a seconda del testo da tradurre. In anni recenti, le tecnologie hanno offerto approcci vòlti all’automatizzazione del processo traduttivo con risultati spesso dipendenti dal tipo di testo dato in pasto a queste “macchine”. Sembra che le macchine di traduzione (alludo a quelle statistiche) funzionino bene, talvolta molto bene con i testi tecnici, ma che ciò non si possa dire con i testi che richiedono al traduttore un certo grado di creatività, anche minimo.

Il mio rapporto con la tecnologia in genere non è molto positivo. Sono convinto infatti che molti strumenti tecnologici e automatismi di cui siamo circondati ci impoveriscano umanamente e materialmente: ci rendono sempre più incapaci e insoddisfatti, e sempre più dipendenti da macchine che richiedono spese continue e che ci impongono sequenze di azioni prefissate.  Per non parlare della qualità dell’assistenza e della comunicazione con i “tecnici” deputati alla vendita e alla manutenzione. Ma questo è un discorso lungo e un po’ fuori tema.

Ho provato a usare due cat tool e mi hanno solo intralciato nel lavoro. Quelli che ho provato ostacolano la visione d’insieme del testo e la creatività nella ricerca di soluzioni traduttive. Per quanto riguarda invece i software di traduzione, devo dire che conosco solo Google, e quando una traduzione è fatta coi piedi spesso di dice che sembra fatta da Google. Per la mia esperienza – che è limitata alla psicologia, pedagogia, psichiatria, filosofia e un po’ di narrativa e di storia – la creatività è sempre in gioco nella traduzione. Credo che il traduttore debba tradurre il senso delle unità di testo, non le parole. E il senso di una frase dipende da molti fattori. Il primo sono le intenzioni comunicative dell’autore. Ci dobbiamo sempre chiedere quali siano. E poi dobbiamo anche metterci nei panni del lettore e avere cura di trasmettere il senso in modo non solo comprensibile e fedele ma a volte anche curando anche altri aspetti. Quindi è in gioco anche l’empatia, una parola abusata che si riferisce a una facoltà tipicamente umana. Potrà un software fare tutto questo un giorno? Io sono abbastanza scettico. 

  1. Cosa ti senti di consigliare, oltre a seguire un eventuale corso di formazione, a chiunque volesse avvicinarsi al mondo della traduzione di testi di psicologia?

Come spiego nel corso, esistono varie tipologie di testo psicologico. Alcune sono accessibili anche a traduttori che conoscono poco la materia, altre no. Oggi tradurre psicologia dall’inglese significa spesso tradurre testi basati su una visione scientifica che dà ampio spazio alla metodologia della ricerca, agli strumenti e alle tecniche di analisi dei dati, alla teoria della misurazione e alla psicometria. Sono settori che implicano la conoscenza di certi concetti che non si afferrano andando a buon senso. E poi la maggior parte dei testi di psicologia fa riferimento implicitamente alla storia della psicologia, magari anche recente, e ai temi classici della ricerca in certi ambiti. Quindi il primo consiglio è il più ovvio: crearsi delle solide basi in campo psicologico leggendo molti libri. Magari partendo da manuali di metodologia della ricerca o da sintesi della psicologia generale e sociale. Un’altra buona idea può essere farsi un’idea generale della disciplina leggendosi uno o due manuali per i licei.

 

Laureato in psicologia e specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale, Gabriele Lo Iacono traduce testi dall’inglese da oltre vent’anni.

Written by ASTW

We’re hiring!

 

OFFERTA DI LAVORO -> TRADUTTORE IN SEDE A GENOVA

Sede: Genova (zona Oregina-Principe)

Profilo richiesto: Traduttore/traduttrice. Esperienza: 2-3 anni come freelance o dipendente. Esperienza documentabile nelle traduzioni tecniche e medico-scientifiche. Uso di Trados Studio o CAT equivalente. Velocità di scrittura a tastiera. Creatività e capacità di apprendere.

Lingue: inglese (obbligatoria), tedesco e/o francese e/o spagnolo.

Mansione: Traduzione/revisione di testi tecnici, scientifici, medici; in particolare brevetti, manuali, materiale medico, scientifico e tecnico.

Offerta: Contratto a tempo determinato con concreta possibilità di stabilizzazione a tempo indeterminato. Retribuzione commisurata all’esperienza. Sarà fornita una formazione adeguata. I colloqui di selezione avverranno nel mese di luglio.

Inizio del lavoro: settembre 2017

 

Per maggiori informazioni e per sottoporre la propria candidatura, inviare una email SOLO all’indirizzo email: curriculum@a-stw.com

Written by ASTW

Corsi per traduttori: sconti del 40% previsti per il periodo estivo!

CORSI DI FORMAZIONE PER TRADUTTORI

Approfittate degli sconti previsti per il periodo estivo!

Nel sito sono attivi i seguenti corsi rivolti in particolare ai traduttori:

SCONTI ESTIVI

Chiunque si iscriva nel mese di luglio ed agosto ha diritto a uno sconto del 40% su tutti i corsi, anche quelli che si terranno da settembre. Per usufruire dello sconto, è necessario prima di tutto iscriversi nella piattaforma, dopodiché si riceverà un codice di sconto da inserire in fase di acquisto del corso.

Come usare lo sconto

Per usufruire dello sconto è necessario inserire il codice-coupon est201740 durante la procedura di pagamento. Attenzione: il codice sarà valido solo fino al 31 agosto.

È possibile iscriversi al prezzo scontato e frequentare il corso quando si avrà tempo, ad esempio una volta ultimate le vacanze!

Written by ASTW

Attivazione dei corsi online per traduttori (addendum)

Sconti per i corsi di formazione per traduttori

Date le numerose richieste di chiarificazione, riporto qui a seguire la politica degli sconti per i corsi di formazione per traduttori.

Come usufruire degli sconti

È previsto uno sconto per i soci di AITI, ANITI e Assointerpreti che è pari al 15% del prezzo del corso. Per poter godere dello sconto è necessario anticipare via email la propria intenzione di partecipare a un evento formativo in qualità di socio di un’associazione di categoria e di fornire il proprio numero di matricola o altro documento attestante la propria adesione all’associazione. Dopodiché verrà inviato un codice-coupon sconto, da inserire nella piattaforma durante l’iscrizione e il pagamento.

Altri sconti

È possibile richiedere un preventivo specifico per l’acquisto di un pacchetto di 2 o più corsi. In tali casi, verrà offerto un prezzo scontato vantaggioso e, in caso di conferma, verrà inviato codice-coupon sconto, da inserire nella piattaforma durante l’iscrizione e il pagamento.

In certi casi, è previsto uno sconto per studenti: tale circostanza sarà segnalata nella pagina del programma del corso.

 

Ulteriori informazioni sui corsi: http://www.a-stw.com/corsi-di-formazione/

La piattaforma di e-learning: http://a-stw.elogos.cloud/

 

Per maggiori informazioni, inviare una email all’indirizzo training@a-stw.com

Written by ASTW

Attivazione dei corsi online per traduttori

Corsi di formazione per traduttori: le iscrizioni sono aperte

Finalmente, i primi corsi di formazione per traduttori sono stati attivati. Qui è possibile prendere visione della pagina dei corsi. I corsi sono riconosciuti da AITI, ANITI e Assointerpreti nel contesto della formazione continua per l’acquisizione del crediti formativi.

Una modalità efficace di apprendimento

I corsi possono essere organizzati come webinar o slideshow (in questo caso sono sempre attivi e possono essere frequentati in qualsiasi momento) e sono offerti tramite una piattaforma di e-learning dedicata.

Particolare enfasi è data in ogni caso alle esercitazioni, che possono essere commentate con l’insegnante nel corso dei webinar o via Skype o chat nel caso degli slideshow.

Prima di procedere con il pagamento e seguire il corso, è necessario iscriversi in questa pagina. Il pagamento può essere eseguito online o tramite bonifico bancario, secondo la modalità descritta nella piattaforma. Al completamento dell’attività, il sistema rilascerà l’attestato di partecipazione nominativo.

Per qualsiasi altra richiesta di informazione sui corsi di formazione per traduttori, è possibile inviare una email all’indirizzo training@a-stw.com.

Written by Domenico Lombardini

Estensione del concetto di natura?

Prima dell’alba delle biotecnologie

È sempre arbitrario stabilire l’inizio di una nuova era, tuttavia si può dire che le biotecnologie e la proprietà intellettuale si incontrarono prima delle conoscenze scientifiche e delle capacità tecniche fondamentali che permisero solo successivamente l’esplosione di questa nuova scienza applicata, per veleggiare poi verso i brevetti genetici e gli organismi geneticamente modificati. Parlo naturalmente della scoperta della struttura del DNA (1953, Rosalind Franklin, James Watson e Francis Crick) , dei modelli creati sulla stessa per spiegarne la funzione e la replicazione, e delle tecniche per manipolare più facilmente the big one, il DNA per gli americani. Ma non precorriamo i tempi. A molti di noi il nome di Henrietta Lacks non dirà molto, ma è da lei che vorremmo iniziare la nostra storia verso una ridefinizione o estensione (o aggiornamento?) di ciò che intendiamo vita alla luce della moderna biologia molecolare e delle sue applicazioni biotecnologiche (protette dai brevetti). Vorrei qui enfatizzare più su come venga a modificarsi la nostra percezione di natura, e meno sugli aspetti problematici correlati ai brevetti biotecnologici di cui mi sono già occupato altrove (Geni ad personam, Sapere, Dedalo ed., agosto 2010, anno 76°, n. 4).

Le cellule immortali di Henrietta

Erano tempi in cui il consenso informato all’uso di tessuti o derivati degli stessi era ancora lì da venire, e comunque quando non si aveva nulla dell’attuale attenzione per la legittimità dello sfruttamento (economico o meno) dei derivati biologici, specie di origine umana. Ciò naturalmente per la mancanza di strumenti e conoscenze attraverso cui manipolare la materia vivente in maniera tanto pervasiva da suscitare legittime preoccupazioni di natura etica. Si può dire, infatti, che i progressi della scienza, specie delle scienze naturali e biologiche, instaurando una continua dialettica con la società civile hanno permesso esse stesse l’emergere delle opportune contromisure per criticarne e limitarne gli effetti sulla nostra vita, un meccanismo, per così dire, a feedback autolimitante. Quindi, piuttosto di inibire a monte la ricerca scientifica e le sue applicazioni, bisognerebbe anzi permetterne il completo sviluppo e spiegamento, allorquando sarà possibile criticarne alcuni aspetti e limitarne talune applicazioni considerate nocive o non eticamente accettabili. Ma torniamo di certo alla nostra Henrietta Lacks. Nata nel 1920 a Roanoke, in Virginia, Henrietta fu una donna statunitense morta a causa di un tumore, il cui nome è legato alla famosa linea cellulare HeLa, che prende il nome dalle prime due lettere del suo nome e cognome (da sposata). Queste cellule sono state in seguito brevettate, e sono attualmente in commercio (seppure in forme modificate rispetto alle originali) e ampiamente usate nella ricerca biomedica, benché la loro inconsapevole donatrice sia morta già da 61 anni, nell’agosto del 1951. Il dottor George Otto Gey, una volta ottenuto un campione di tessuto tumorale (di cervice uterina) dalla Lacks, è riuscito a propagarne le cellule in vitro e, di generazione in generazione, tali cellule hanno acquisito un fenotipo “immortale”, ossia la capacità di crescere indefinitamente sotto condizioni appropriate di coltura. È stato calcolato che, ad oggi, le cellule HeLa coltivate nell’arco dei decenni sono ben maggiori della somma delle cellule che costituivano l’intero corpo della Lacks. Sono stati avanzati dubbi sulla legittimità di commercializzare cellule e tessuti di una persona, ma successivamente una corte americana (nel caso Moore vs Regents of the University of California) ha stabilito la legittimità di commercializzare tessuti di scarto e cellule derivati da un corpo umano.
Ma le cellule HeLa sono veramente le cellule della sua donatrice? È interessante notare come tali cellule abbiano 82 cromosomi (a fronte dei 46 di ogni nostra cellula somatica), e tale peculiarità ha indotto alcuni ricercatori ha proporre le HeLa come nuova specie a se stante. Ne hanno proposto addirittura il nuovo nome tassonomico di Helacyton gartleri. Tali cellule sono talmente differenti dal tessuto da cui sono state originate (in termini di capacità di crescita, nicchia ecologica e resistenza a condizioni ambientali estreme) da non considerarsi più strettamente umane né un prodotto della natura. Esse possono essere considerate un dispositivo biologico sui generis da utilizzare per diversi scopi.

Animali-dispositivi

Gli impressionanti progressi di questa giovane scienza e delle sue applicazioni tecniche nell’ingegneria genetica hanno permesso poi di concepire e realizzare costrutti ben più sofisticati delle cellule HeLa. Se quest’ultime furono un risultato della serendipità, le biotecnologie possono impartire oggi in modo preciso e deliberato, virtualmente a qualsiasi organismo vivente, una caratteristica o proprietà di interesse. A seguire ripoterò alcuni esempi di brevetti depositati, da cui si potrà vedere come gli organismi viventi possano diventare dei meri dispositivi da sfruttare, di volta in volta, in diversi campi: dalla ricerca scientifica alla produzione industriale.
Uno degli hot spot di certa critica alla ricerca biomedica è l’utilizzo degli animali per testare sostanze, come farmaci e cosmetici. Le biotecnologie offrono a volte la possibilità di ridurre il numero di animali sperimentali, come nel caso del brevetto del 2007 (US 7.202.392 B2), assegnato a The General Hospital Corporation (Boston). In questo brevetto si illustra la possibilità di usare un topo transgenico come dispositivo per testare sostanze da applicare sulla cute, come cosmetici e farmaci topici. Il topo in questione contiene un gene la cui attivazione nella cute ad opera di sostanze irritanti porta all’emissione di fluorescenza. Quindi, dopo l’applicazione della sostanza da testare, l’emissione di fluorescenza sarà indicativa di un fenomeno infiammatorio in atto. Quindi la cute o il topo intero può essere usato anche diverse volte per testare il potenziale effetto irritante delle sostanze da testare, riducendo in questo modo il numero di animali da sacrificare.
Un altro buon esempio è un brevetto del 2006 (US 2006/0156420 A1) in cui viene descritto un topo che possiede un fegato chimerico uomo-topo da utilizzare per lo studio di farmaci antimalarici. Il Plasmodium falciparum, l’agente eziologico della malaria, inoculato nel topo troverà il suo “ospite” naturale, ossia le cellule epatiche umane (che “coabitano” con quelle di topo), rendendo quindi possibile il test di sostanze che ne inibiscono il ciclo vitale.
In altri casi, gli animali possono essere utilizzati come dispositivi produttori di sostanze di interesse. Ad esempio come nel brevetto US 2007/0011752 A1, in cui si offre la possibilità di produrre qualsiasi sostanza proteica di interesse (ormoni, anticorpi, enzimi, ecc.) nella saliva di un animale transgenico che produce in natura grandi quantità di saliva, come un ruminante. Potenzialmente più problematico, dal punto di vista etico, è il caso di alcuni brevetti in cui, ad esempio, si propone l’utilizzo di chimere tra organismi di specie differenti per trarne linee di cellule staminali da mettere in commercio.

Dagli animali all’uomo

In linea di principio, tutte le applicazioni biotecnologiche e le manipolazioni genetiche che abbiamo sopra menzionato negli animali non umani sarebbero applicabili all’uomo, se questo non fosse bizzarro o inutile dal punto di vista commerciale o economico. Esistono non dimeno alcune limitazioni alla brevettabilità in campo biotecnologico, e queste proibiscono processi o metodi per: a) clonare essere umani; b) modificare la linea germinale degli esseri umani; c) usare gli embrioni umani per scopi commerciali; e d) modificare l’identità genetica di animali, sapendo a priori che tale modifica arrecherà inutili sofferenze all’animale in questione senza che vi sia alcun potenziale beneficio medico per chicchessia.
Recentemente, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una decisione nel caso giudiziario che contrapponeva Greenpeace al Dr. Oliver Brüstle, un importante ricercatore tedesco impegnato nelle tecniche rigenerative del sistema nervoso centrale. Brüstle aveva ottenuto in Germania un brevetto in cui si rivendicava la possibilità di usare a fini commerciali e di ricerca le cellule staminali derivate dall’embrione umano. Le applicazioni erano quelle della rigenerazione del sistema nervoso centrale, come ad esempio nella cura del morbo di Parkinson e di altre malattie neurodegenerative. La decisione della Corte (http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2011-10/cp110112en.pdf) ha accolto l’istanza sollevata da Greenpeace e ha disposto che il processo che prevede la rimozione di una cellula da un embrione umano, da cui creare ad esempio neuroni da usare in una terapia rigenerativa, non può essere oggetto di brevettazione. Né è brevettabile l’uso di embrioni umani per scopi di ricerca scientifica. L’ambito di brevettabilità (ossia ciò che può essere legittimamente protetto da un brevetto), secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, è limitato all’uso di embrioni umani per scopi terapeutici e diagnostici, che vengono tuttavia applicati al solo embrione. La Corte ha anche stabilito che “embrione” è da intendersi in senso lato: esso è la cellula uovo fertilizzata ma anche la cellula uovo il cui nucleo è stato rimosso e rimpiazzato con un nucleo di una cellula somatica. In altri termini, embrione è qualsiasi cellula potenzialmente in grado di portare allo sviluppo di un organismo intero. Come detto, è stata anche esclusa dal brevetto la possibilità di ottenere precursori neuronali, perché tale processo implica la distruzione fisica dell’embrione stesso.
Da ultimo, occorre vigilare sul rapporto biotecnologie-proprietà intellettuale. Ciò è ancora più vero per i cosiddetti brevetti genetici, in cui l’oggetto di brevettazione è il gene. Molti, infatti, considerano illegittimo estendere diritti di proprietà sul genoma e che tali brevetti ostacolino la stessa libertà della ricerca scientifica.

Written by ASTW

Quali sono i tuoi bisogni formativi?

Corsi per traduttori: la tua opinione per migliorare l’offerta

A breve saranno finalmente online i corsi per traduttori attraverso una nuova piattaforma di e-learning. I materiali sono pronti ma per attagliare meglio il contenuto e il formato dei corsi sulle reali necessità dei possibili partecipanti abbiamo bisogno del tuo aiuto.

I primi corsi per traduttori ad essere attivati saranno i seguenti:

• Lineamenti di traduzione, scrittura ed editing in ambito medico
• La traduzione brevettuale: la lingua delle invenzioni
• Transcreazione
• La traduzione automatica: uno strumento potente per il traduttore tecnico

I nostri corsi sono riconosciuti da AITI, ANITI e Assointerpreti per il programma di acquisizione dei crediti formativi.

Aiutaci a capire di più sulle tue preferenze partecipando ai sondaggi

Ti chiediamo quindi di darci la tua opinione e le tue preferenze sugli argomenti e le modalità di fruizione dei corsi per traduttori partecipando ai seguenti sondaggi. Ti ringraziamo sin da ora per il tuo aiuto!

Quali tra questi argomenti ti piacerebbe approfondire?

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Quale tra queste modalità di partecipazione ti sembrano più opportune?

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Quale tra queste opzioni di frequentazione consideri migliore? (per le lezioni frontali tipo webinar)

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Written by Letizia Merello

Post-editing: oltre il luogo comune

Il post-editing della traduzione automatica, spesso “snobbato” perché ritenuto una soluzione di scarsa qualità, rappresenta invece in molti casi un’opportunità per ridurre tempi e costi ottenendo comunque risultati ottimali.

Non tutti i tipi di testo si prestano a questo approccio: in linea di massima sono da privilegiarsi i testi lineari e non particolarmente discorsivi, con numerose ripetizioni. Un esempio pratico? La traduzione automatica funziona meglio su un testo tecnico piuttosto che su un testo di marketing, poiché quest’ultimo richiede una rielaborazione del testo originale nella lingua d’arrivo, il che renderebbe la traduzione automatica praticamente inutile. È quindi consigliabile condurre un’analisi a monte, o pre-editing, per capire se la traduzione automatica può davvero essere utile, e soprattutto per rilevare e prevedere i potenziali problemi, in modo che il traduttore sappia su quali aspetti concentrare la sua attenzione in fase di revisione.

L’errore più diffuso, quando si parla di post-editing, è pensare che tutti i motori di traduzione siano generici e spesso imprecisi come Google Translate. In realtà, molte aziende sfruttano da tempo la possibilità di creare motori di traduzione personalizzati, avendo a disposizione una grande quantità di dati con cui allenarli, e addirittura di diversificarli in base agli argomenti o alle tipologie di testo.

A seconda del testo e della qualità del motore di traduzione, l’intervento di post-editing può essere minimo, limitato alle sole correzioni essenziali per ottenere un testo formalmente corretto, o più profondo, completo ad esempio di modifiche stilistiche. Tra le variabili in gioco in questo senso figurano anche il pubblico di destinazione e, naturalmente, le specifiche fornite dal cliente. È inoltre bene tenere presente che la traduzione automatica non garantisce risultati soddisfacenti in tutte le combinazioni linguistiche: in linea di massima, il livello qualitativo è buono per le lingue latine e nordiche, mentre le lingue asiatiche e quelle che si leggono da destra a sinistra sono più complesse da trattare.

Un uso intelligente della traduzione automatica, accompagnato da interventi mirati di post-editing, può quindi dare risultati sorprendentemente positivi in termini di produttività, senza rinunciare all’ingrediente indispensabile per un testo finale impeccabile: il tocco umano.

Written by Francesco Mana

La localizzazione e il traduttore

Cosa sia la localizzazione è ben noto a tutti gli operatori del settore, ma quali sono i problemi con cui si deve misurare quotidianamente il “localizzatore”? Vediamone alcuni.

Prima di tutto, è bene conoscere la destinazione dei testi che compongono un software e un sito Web:

  • Interfaccia utente (comunemente UI), ovvero tutti i componenti che consentono l’interazione tra utente e macchina (menu, pulsanti ecc.)
  • Istruzioni, ovvero testi che istruiscono l’utente sui processi e sulle operazioni da compiere
  • Contenuti vari

 

In base al tipo di stringa (più o meno l’equivalente di un segmento) che ci si trova davanti, sarà necessario utilizzare uno stile differente. Gli standard, sostanzialmente dettati dalla guida di stile Microsoft, disponibile insieme ad altre risorse sul relativo portale linguistico, prevedono l’uso dell’imperativo singolare in caso di UI, mentre per le istruzioni è previsto l’infinito. Un bravo localizzatore dovrà essere in grado di riconoscere la categoria a cui appartiene la stringa e tradurla secondo lo stile appropriato ma, ahimè, la quasi totale mancanza di contesto e di collegamenti logici fra le stringhe che caratterizza questa tipologia testuale non aiuta affatto!

 

Altro cruccio per il localizzatore sono i tag: difficilmente saranno tag di formattazione, più spesso si tratterà di veri e propri segnaposto. Una stringa molto comune nei SW è quella che indica la pianificazione di un aggiornamento e assomiglia molto a “The software will be updated on @”: è evidente che il tag verrà sostituito da una data, ma attenzione a liquidare velocemente la traduzione con “Aggiornamento previsto il @”! E se il giorno previsto fosse l’11? Per una buona traduzione è necessario prendere in considerazione ogni elemento che potrebbe sostituire il tag, e fare in modo che la stringa localizzata sia adeguata a ogni opzione possibile. Ad esempio in questo caso è possibile togliersi dagli impicci con un piccolo escamotage: “Aggiornamento previsto in data @”.

 

I piccoli dettagli fanno la differenza tra un software o un sito Web ben localizzati e un lavoro approssimativo, e in questo la localizzazione non è diversa da ogni altro tipo di traduzione.

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