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	<title>Pensiero Archivi - ASTW</title>
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		<title>Come la nostra lingua madre modella il nostro modo di pensare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Gaffuri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2020 14:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In che modo la nostra lingua madre influenza la persona che siamo. Trascorriamo quasi tutte le ore di veglia &#8211; e alcune delle ore di sonno &#8211; usando il linguaggio. Anche quando non parliamo con altre persone, per la maggior parte del tempo stiamo eseguendo un monologo nella nostra testa. E spesso usiamo il nostro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In che modo la nostra <strong>lingua madre</strong> influenza la persona che siamo.</p>



<p>Trascorriamo quasi tutte le ore di veglia &#8211; e alcune delle ore di sonno &#8211; usando il <strong>linguaggio</strong>. Anche quando non parliamo con altre persone, per la maggior parte del tempo stiamo eseguendo un monologo nella nostra testa. E spesso usiamo il nostro <strong>codice linguistico</strong> anche quando sogniamo.</p>



<p>Visto il grado di utilizzo del linguaggio, non solo per comunicare con gli altri ma anche nel pensare a noi stessi, non sorprende che la lingua che parliamo modelli il tipo di persona che siamo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Correnti di pensiero</h2>



<p>Nella <strong>prima metà del ventesimo secolo</strong>, gli psicologi tendevano a equiparare il pensiero con la parola rivolta verso l&#8217;interno. In altre parole, quando <strong>pensiamo</strong>, stiamo solo parlando a noi stessi. Di conseguenza, sono giunti alla conclusione che possiamo pensare solo nei termini che la nostra lingua madre ci fornisce. Questa convinzione di&nbsp;<em><strong>determinismo linguistico</strong></em>&nbsp;costituì la premessa per il romanzo distopico di George Orwell&nbsp;<em>1984</em>, in cui il governo controllava i pensieri delle persone limitando le parole nella lingua.</p>



<p>Nella <strong>seconda metà del ventesimo secolo</strong>, gli psicologi sostenevano che il pensiero <strong>precedesse </strong>il discorso, sia in fase di sviluppo della produzione linguistica, sia in tempo reale. Pertanto, ritenevano che la struttura del linguaggio fosse vincolata dai limiti della&nbsp;cognizione, una posizione che potremmo chiamare&nbsp;<em><strong>determinismo cognitivo</strong></em>. Ad esempio, il fatto che tutte le lingue abbiano la stessa struttura di base può essere spiegato in termini di limitazioni innate nella nostra&nbsp;<strong>memoria&nbsp;</strong>e <strong>attenzione</strong>.</p>



<p>Nel<strong> ventunesimo secolo</strong>, sappiamo che la verità si trova a <strong>metà strada</strong> tra questi due estremi. Ora riconosciamo che alle volte il linguaggio influenza il pensiero e altre volte il <strong>pensiero </strong>influenza il <strong>linguaggio</strong>. L&#8217;obiettivo della <strong>psicolinguistica </strong>è quindi quello di determinare la direzione in cui la causalità si sviluppa in circostanze particolari.</p>



<p>In un articolo recentemente pubblicato sulla rivista <em>Psychological</em>&nbsp;<em>Science</em>, gli psicologi dell&#8217;Università di Edimburgo <strong>Alexander Martin</strong> e <strong>Jennifer Culbertson</strong> discutono di un fenomeno noto come&nbsp;<strong><em>suffixing</em> <em>preference</em></strong><em>, </em>o predilezione per i suffissi. Questo fenomeno è stato adottato, da un certo numero di psicologi, come una presunta dimostrazione di come le limitazioni cognitive innate modellino il linguaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lingua inglese e le lingue europee</h2>



<p>In <strong>inglese</strong>, e in molte altre lingue, si può modificare il significato di una parola o cambiarne il ruolo grammaticale aggiungendo un <strong>prefisso </strong>prima della radice, come&nbsp;<em>in</em> <em>un-happy </em>(infelice), oppure inserendo un <strong>suffisso </strong>di seguito, come in&nbsp;<em>happi-ness </em>(felicità). Tuttavia, l&#8217;inglese, come la maggior parte delle lingue del mondo, ha una forte preferenza per i suffissi rispetto ai prefissi.</p>



<p>In altre parole, ci sono molti più suffissi che prefissi nella maggior parte delle lingue, da cui il concetto <em>suffixing preference</em>. In effetti, uno studio su quasi 1.000 lingue ha rilevato che il 55% ha una preferenza forte o moderata per i suffissi, mentre solo il 15% ha una preferenza forte o moderata per i prefissi. Il restante 30% utilizza pochissimi suffissi e prefissi oppure li utilizza in misura approssimativamente uguale.</p>



<p>La spiegazione <strong>standard</strong> per la predilezione per i suffissi è l’ipotesi di un&nbsp;<strong>preconcetto&nbsp;cognitivo</strong> che rende più rilevante l&#8217;inizio delle sequenze. Questa ipotesi si basa sui risultati di studi che esaminano il modo in cui le persone elaborano una serie di <strong>stimoli</strong>.</p>



<p>Ad esempio, alcune persone ascoltano una sequenza di note musicali, come&nbsp;<em>do-re-mi-do</em>. Poi sentono altre due serie,<em>&nbsp;fa-re-mi-do</em>&nbsp;e&nbsp;<em>do-re-mi-fa</em>. La maggior parte delle persone giudicherà più simile all&#8217;originale la serie con il <strong>cambiamento </strong>alla fine rispetto a quella con il cambiamento all&#8217;inizio. Per qualche ragione, una variazione all&#8217;inizio della sequenza spicca più di una variazione alla fine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il lavoro di Martin e Culbertson</h2>



<p>Tuttavia, Martin e Culbertson indicano che tutti gli studi sulla preferenza del suffisso sono stati condotti in paesi <strong>WEIRD</strong>: occidentali, istruiti, industrializzati, ricchi e democratici (<em>Western, educated, industrialized, rich, and democratic</em>). Gran parte del mondo WEIRD parla inglese e il restante parla altre lingue europee strettamente correlate. Inoltre, a quanto pare, tutte le lingue europee hanno una forte preferenza per i suffissi. Ciò significa che non possiamo escludere la possibilità che questo fenomeno sia dovuto all&#8217;esperienza con la lingua piuttosto che a un <strong>preconcetto cognitivo innato</strong>.</p>



<p>Ciò che serve è un test sulla <em>suffixing preference</em> in un paese non WEIRD in cui la lingua abbia una forte predilezione per i prefissi. Questo è esattamente ciò che hanno fatto Martin e Culbertson.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;esperimento</h3>



<p>La struttura del loro esperimento era semplice. La metà dei partecipanti ha ascoltato una serie di sillabe, come&nbsp;<em>ta-te</em>, seguita da due serie aggiuntive, come&nbsp;<em>be-ta-te</em>&nbsp;e&nbsp;<em>ta-te-be</em>. È stato quindi chiesto loro di scegliere quale fosse più simile all&#8217;originale. Gli altri partecipanti hanno visto una serie di forme, come quelle nella foto sotto, scegliendo di nuovo la serie successiva che più somigliava alla prima.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.a-stw.com/wp-content/uploads/2020/10/image.png" alt="" class="wp-image-8514" width="320" height="82" srcset="https://www.a-stw.com/wp-content/uploads/2020/10/image.png 320w, https://www.a-stw.com/wp-content/uploads/2020/10/image-300x77.png 300w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /><figcaption>Stimoli campione, Martin e Culbertstone (2020)<br>Fonte: SAGE pubblicazioni/ Utilizzato previa autorizzazione</figcaption></figure></div>



<p>I ricercatori hanno eseguito per la prima volta l&#8217;esperimento su parlanti aventi come lingua madre l&#8217;inglese reclutati in tutto il mondo WEIRD tramite Internet. I risultati erano <strong>coerenti </strong>con la ricerca precedente, in quanto i partecipanti preferivano sequenze con il cambiamento alla fine piuttosto che all&#8217;inizio, indipendentemente dal fatto che gli stimoli fossero <strong>sillabe </strong>o <strong>forme</strong>.</p>



<p>Successivamente, i ricercatori hanno lasciato il mondo WEIRD e si sono recati nel <strong>Kenya </strong>rurale. Questa volta, i partecipanti all&#8217;esperimento erano parlanti di una lingua chiamata <strong>Kiitharaka</strong>, che utilizza molti prefissi e pochi suffissi. Se la predilezione per il suffisso è un preconcetto cognitivo innato, anche i parlanti di Kiitharaka dovrebbero preferire le sequenze con il cambiamento alla fine piuttosto che all&#8217;inizio.</p>



<p>Ma questo non è ciò che hanno scoperto Martin e Culbertson. I parlanti madrelingua Kiitharaka hanno ritenuto che le sequenze con il cambiamento all&#8217;inizio fossero più simili all&#8217;originale. Pertanto, i risultati suggeriscono che il modo in cui elaboriamo le sequenze, comprese quelle di suoni privi di significato e simboli visivi, sia <strong>influenzato dalla struttura della nostra lingua madre</strong>, piuttosto che da un preconcetto cognitivo, come proposto dagli psicologi WEIRD.</p>



<p>Ovviamente, questo esperimento deve essere replicato in diverse culture non WEIRD. Questo, tuttavia, può essere difficile e costoso da eseguire per gli psicologi di questa realtà.</p>



<p>Tuttavia, questo studio serve a ricordare che i risultati nel mondo WEIRD non si estendono necessariamente al resto dell&#8217;umanità.</p>



<p>Testo adattato e tradotto dall&#8217;<a href="https://www.psychologytoday.com/intl/blog/talking-apes/202009/subtle-ways-your-language-shapes-the-way-you-think">articolo</a> redatto da <strong>David Ludden</strong> e pubblicato su <strong><a href="https://www.psychologytoday.com/intl">Psychology Today</a>.</strong></p>



<p>Stefano Gaffuri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.a-stw.com/la-nostra-lingua-madre-modella-il-nostro-modo-di-pensare/">Come la nostra lingua madre modella il nostro modo di pensare</a> proviene da <a href="https://www.a-stw.com">ASTW</a>.</p>
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