Written by ASTW

Tradurre brevetti: Only the brave

Non si può sapere tutto. Nessuno può avere buone basi di informatica, biochimica, chimica organica, meccanica, elettronica, tali da permettergli di tradurre qualsiasi testo in cui siano presenti tali argomenti. Non si può umanamente pretendere da un traduttore la capacità pressoché totale di gestire lessici così vari, mondi terminologici e modi espressivi così lontani tra loro.

Tuttavia, c’è un settore della traduzione in cui al traduttore è richiesto di avere orecchio per molti campi tecnici, virtualmente qualsiasi ambito tecnologico e scientifico che abbia una potenziale ricaduta industriale. Questo è il campo della traduzione brevettuale.

Alcuni scomodano espressioni altisonanti e magniloquenti quali “l’arte di tradurre brevetti” oppure “l’artigianato della traduzione brevettuale”, ma al netto dell’enfasi e della retorica è innegabile che la traduzione di brevetti sia un compito spesso arduo, talvolta al limite delle possibilità traduttive. Questo perché, essendo la tecnologia oggetto del brevetto all’avanguardia della tecnica interessata, il traduttore non ha spesso molte fonti terminologiche a cui attingere per tradurre il brevetto. Fortunatamente questi sono casi abbastanza rari, e l’uso di termbase, memorie di traduzione e altri riferimenti attendibili sono la maggior parte delle volte più che sufficienti per portare a termine una traduzione degna di questo nome.

Tuttavia, la continua ricerca di nuovi glossari, la compulsione spesso ossessiva di dizionari, la ricerca di nuovi termini da usare per rimpinguare i propri termbase sono chiari sintomi di una malattia che spesso colpisce ogni traduttore brevettuale, una patologia, rientrante e pieno titolo nei disturbi compulsivo-ossessivi, che potremmo indicare lessicomania, malattia di cui tra il serio e il faceto si dichiarava affetto Edoardo Sanguineti. Ogni bravo traduttore di brevetti è un lessicomane, un collezionista ossessivo di termini, un compulsatore solitario di vocabolari, un maniaco dell’esattezza terminologica.

Written by ASTW

Corsi online: sconti in settembre e ottobre

Quanto spesso a settembre, immediatamente dopo le ferie estive, sentiamo attorno a noi una gran voglia di fare, di rimettere mano a tante cose, di riorganizzare, insomma di fare un sacco di progetti, che poi, in effetti, chissà se vedranno mai la luce. Concentrare le energie verso poche ma circostanziate e ben delineate attività è ad ogni modo una strategia che alla lunga dà i migliori risultati. Ciò vale per qualsiasi professione, e quindi anche per i traduttori free-lance.

Durante la giornata lavorativa è bene destinare sistematicamente delle ore alla riorganizzazione del lavoro, alla formazione, all’acquisizione di nuove competenze, alla ricerca di nuovi tool informatici, alla caccia a nuovi clienti e nuovi collaboratori o partner. Spesso non ci si rende conto di quante ore vengano sprecate, non per assenza di volontà, ma perché non si hanno bene in mente le priorità e quindi una coerente strategia. È talvolta inverosimile pretendere, in particolare per un traduttore free-lance, ma anche per tutti i professionisti, di avere sempre tutte le giornate lavorative piene; dedicarsi quindi a queste attività, in maniera organizzata e appunto sistematica, produce risultati spesso molto sorprendenti.

La formazione, per i traduttori, rientra a pieno titolo tra queste attività. La possibilità di seguire un corso online è sicuramente un vantaggio per un traduttore, ossia per un professionista che deve destreggiarsi al meglio tra consegne, gestione delle famiglia, tenuta della contabilità, ecc.

Per i mesi di settembre e ottobre i nostri buoni propositi sono di riconoscere a tutti i partecipanti uno sconto del 25% su ogni corso acquistato, anche su un pacchetto di corsi. È sufficiente inserire il codice-coupon sconto102018 in fase di registrazione e acquisto del corso. I corsi attualmente attivi sono qui, ma altri sono in fase di preparazione e attivazione.

ISCRIVITI A UN CORSO

Written by ASTW

Traduzione automatica e pregiudizi neoluddisti

Si sta avvicinando la data del prossimo Workshop “Traduzione automatica e post-editing”, che si terrà a Genova il 28 aprile (maggiori informazioni in questa pagina). In occasione dell’organizzazione dell’evento, scambiando opinioni e ricevendo riscontri da potenziali partecipanti, o anche da semplici curiosi, si è confermata, ahimè, l’impressione che venivo maturando in questi anni, ossia che la traduzione automatica, in Italia, è ancora un oggetto oscuro, un tabù cui rivolgere strali e contumelie.

Il traduttore ha in definitiva paura che il suo lavoro venga o sostituito o reso oltremodo alienante dalla Machine Translation (MT). Queste opinioni sono addotte, ça va sans dire, da persone che non usano la MT, o che ne hanno una visione assai approssimativa, se non caricaturale. Lungi dall’essere adoratori acritici delle nuove tecnologie, noi di ASTW abbiamo dimostrato, con il lavoro di tutti i giorni, che il lavoro del traduttore può trarre grandi benefici dall’uso della traduzione automatica, tra cui:

  • numero minore di battute alla tastiera (con miglioramento della salute delle articolazioni di polso e gomito)
  • maggior numero di lavoro nell’unità di tempo
  • maggior controllo sulla coerenza terminologica
  • miglioramento progressivo dell’output del motore di traduzione
  • riduzione della curva di apprendimento del traduttore in erba

 

Usando la MT e strumenti di traduzione assistita al computer possiamo garantire qualità e produttività, ed essere (cosa non trascurabile) competitivi in termini di prezzo. È l’esperienza (l’empiria, direbbero i filosofi della scienza) e solo questa che dovrebbe informare le nostre opinioni. Il lavoro del traduttore, è vero, è cambiato molto dall’introduzione dei mezzi informatici, così come cambiò il lavoro dei tessitori all’introduzione del telaio meccanico o la manifattura all’introduzione del lavoro fordista. La sfida è quella di non subire passivamente questi sviluppi tecnologici, per coglierne invece le potenziali opportunità.

Il futuro del traduttore sarà sempre più quello di post-editor di testi tradotti da una macchina: al traduttore sarà quindi richiesta una conoscenza approfondita dell’argomento della traduzione e la capacità di gestire al meglio la traduzione automatica e il suo output: competenze che solo gli anni, l’impegno e la formazione possono affinare.

Written by Letizia Merello

Post-editing: oltre il luogo comune

Il post-editing della traduzione automatica, spesso “snobbato” perché ritenuto una soluzione di scarsa qualità, rappresenta invece in molti casi un’opportunità per ridurre tempi e costi ottenendo comunque risultati ottimali.

Non tutti i tipi di testo si prestano a questo approccio: in linea di massima sono da privilegiarsi i testi lineari e non particolarmente discorsivi, con numerose ripetizioni. Un esempio pratico? La traduzione automatica funziona meglio su un testo tecnico piuttosto che su un testo di marketing, poiché quest’ultimo richiede una rielaborazione del testo originale nella lingua d’arrivo, il che renderebbe la traduzione automatica praticamente inutile. È quindi consigliabile condurre un’analisi a monte, o pre-editing, per capire se la traduzione automatica può davvero essere utile, e soprattutto per rilevare e prevedere i potenziali problemi, in modo che il traduttore sappia su quali aspetti concentrare la sua attenzione in fase di revisione.

L’errore più diffuso, quando si parla di post-editing, è pensare che tutti i motori di traduzione siano generici e spesso imprecisi come Google Translate. In realtà, molte aziende sfruttano da tempo la possibilità di creare motori di traduzione personalizzati, avendo a disposizione una grande quantità di dati con cui allenarli, e addirittura di diversificarli in base agli argomenti o alle tipologie di testo.

A seconda del testo e della qualità del motore di traduzione, l’intervento di post-editing può essere minimo, limitato alle sole correzioni essenziali per ottenere un testo formalmente corretto, o più profondo, completo ad esempio di modifiche stilistiche. Tra le variabili in gioco in questo senso figurano anche il pubblico di destinazione e, naturalmente, le specifiche fornite dal cliente. È inoltre bene tenere presente che la traduzione automatica non garantisce risultati soddisfacenti in tutte le combinazioni linguistiche: in linea di massima, il livello qualitativo è buono per le lingue latine e nordiche, mentre le lingue asiatiche e quelle che si leggono da destra a sinistra sono più complesse da trattare.

Un uso intelligente della traduzione automatica, accompagnato da interventi mirati di post-editing, può quindi dare risultati sorprendentemente positivi in termini di produttività, senza rinunciare all’ingrediente indispensabile per un testo finale impeccabile: il tocco umano.

Written by Francesco Mana

La localizzazione e il traduttore

Cosa sia la localizzazione è ben noto a tutti gli operatori del settore, ma quali sono i problemi con cui si deve misurare quotidianamente il “localizzatore”? Vediamone alcuni.

Prima di tutto, è bene conoscere la destinazione dei testi che compongono un software e un sito Web:

  • Interfaccia utente (comunemente UI), ovvero tutti i componenti che consentono l’interazione tra utente e macchina (menu, pulsanti ecc.)
  • Istruzioni, ovvero testi che istruiscono l’utente sui processi e sulle operazioni da compiere
  • Contenuti vari

 

In base al tipo di stringa (più o meno l’equivalente di un segmento) che ci si trova davanti, sarà necessario utilizzare uno stile differente. Gli standard, sostanzialmente dettati dalla guida di stile Microsoft, disponibile insieme ad altre risorse sul relativo portale linguistico, prevedono l’uso dell’imperativo singolare in caso di UI, mentre per le istruzioni è previsto l’infinito. Un bravo localizzatore dovrà essere in grado di riconoscere la categoria a cui appartiene la stringa e tradurla secondo lo stile appropriato ma, ahimè, la quasi totale mancanza di contesto e di collegamenti logici fra le stringhe che caratterizza questa tipologia testuale non aiuta affatto!

 

Altro cruccio per il localizzatore sono i tag: difficilmente saranno tag di formattazione, più spesso si tratterà di veri e propri segnaposto. Una stringa molto comune nei SW è quella che indica la pianificazione di un aggiornamento e assomiglia molto a “The software will be updated on @”: è evidente che il tag verrà sostituito da una data, ma attenzione a liquidare velocemente la traduzione con “Aggiornamento previsto il @”! E se il giorno previsto fosse l’11? Per una buona traduzione è necessario prendere in considerazione ogni elemento che potrebbe sostituire il tag, e fare in modo che la stringa localizzata sia adeguata a ogni opzione possibile. Ad esempio in questo caso è possibile togliersi dagli impicci con un piccolo escamotage: “Aggiornamento previsto in data @”.

 

I piccoli dettagli fanno la differenza tra un software o un sito Web ben localizzati e un lavoro approssimativo, e in questo la localizzazione non è diversa da ogni altro tipo di traduzione.

Written by ASTW

La traduzione automatica funziona!

I traduttori hanno paura della traduzione automatica? Si assiste stranamente a due percezioni diametralmente opposte: quella secondo cui la traduzione automatica non serve a nulla perché “faccio prima a tradurre daccapo che a fare il post-editing”; oppure che la traduzione automatica, prima o poi, metterà a repentaglio il lavoro del traduttore, perché “raggiungerà un livello di qualità tale da rendere quasi superflua la nostra professione”. Sono, a mio parere, due punti di vista non solo opinabili, ma del tutto infondati.

La machine translation (MT), è vero, ha grossi limiti in testi in cui l’aspetto creativo e, se si vuole, transcreativo, è indispensabile. Tuttavia, mostra grosse potenzialità nei testi tecnici e in generale in quelli a contenuto scientifico. Allo stato attuale della tecnologie e delle nostre conoscenze, tuttavia, tali prestazioni sono ben lungi da rappresentare una reale minaccia per il lavoro del traduttore.

Cavalca la tigre!

È innegabile: alcuni traduttori peccano di luddismo. Prima hanno avuto paura dei CAT tool e ora della machine translation. Le nuove tecnologie rappresentano delle sfide non delle minacce da cui difendersi. Qui Caso studio_Kantan-ASTW la nostra esperienza nell’uso della machine translation nella traduzione brevettuale, in particolare avvalendoci della tecnologia di Kantan MT.

Written by ASTW

Il manuale del traduttore di Giacomo Leopardi

Nello Zibaldone, Giacomo Leopardi fa diverse annotazioni su argomenti che in modo diretto o indiretto hanno attinenza con la traduzione. Ne Il manuale del traduttore di Giacomo Leopardi, curato da Bruno Osimo e Federica Bartesaghi, gli autori hanno selezionato varie di queste citazioni e le hanno poi ricollocate secondo la logica di un manuale di traduzione, come se fossero state scritte nell’àmbito di un impianto teorico contemporaneo. In questo modo le citazioni e il testo che le accompagna costituiscono un vero e proprio manuale di traduzione dal quale traspare la modernità del pensiero di Leopardi, la sua lungimiranza e universalità e, in certi casi, anche l’avanguardia delle sue teorie anche rispetto ad altre che sono venute molto dopo di lui.

Written by ASTW

La traduzione brevettuale – Parte II

(segue il post)

La descrizione della realizzazione è fatta con continuo riferimento alle figure. Ecco allora che ricorrono espressioni come: with reference to fig. … (in riferimento alla figura …), as shown in fig. … (come mostrato nella figura …), illustrated in fig. … (illustrato nella figura …), with continued reference to fig. … (con continuo riferimento alla figura …). Altre espressioni tipiche per chiarire ciò a cui ci si riferisce sono: with respect to (rispetto a), relative to, in accordance with (secondo). L’ultima parte del brevetto è formata dalle rivendicazioni (claims) ed identifica quanto forma diritto di esclusiva: è evidente ancora una volta la mancanza di verbi di modo finito.

Caratteristiche del linguaggio brevettuale

Il linguaggio brevettuale deve rispondere ad esigenze particolari tra cui quella di coniare nuovi termini, in quanto i prodotti descritti sono nuovi. Altra esigenza è quella della chiarezza e della compiutezza nella descrizione affinché il nuovo prodotto sia inequivocabilmente inteso: da qui la necessità di adeguarsi a norme precise che limitano l’uso della punteggiatura in alcune parti testo. L’eleganza e la correttezza formale passano dunque in secondo piano rispetto alla necessità di esprimere chiaramente i concetti. Le ripetizioni per esempio vengono impiegate in larga misura per insistere sugli scopi dell’invenzione. Il lessico è povero perché lo scopo principale è la descrizione completa dell’invenzione, evitando divagazioni che potrebbero avere un effetto negativo. Nel linguaggio brevettuale troviamo dei costrutti standard, come:

– almeno uno (at least one) usato quando un certo elemento può essere presente singolarmente o insieme ad altri identici;

– sostanzialmente (substancially) viene impiegato con il significato di “in misura preponderante, ma non in modo assoluto”;

– comprende (comprise) è l’espressione usata quando non si vuole escludere altri elementi;

– è costituito da (constitute) comporta invece l’esclusione di qualsiasi altro elemento.

Altre caratteristiche sono:

  1. La sezione del brevetto in cui viene identificato il campo dell’invenzione si apre sempre con l’espressione this invention relates to …;
  2. improved è l’espressione spesso usata per sottolineare la novità dell’invenzione in certe caratteristiche che apparecchiature simili già note non avevano;
  3. i verbi comprise e include (comprendere, includere) si trovano sempre nei brevetti e servono ad introdurre l’elenco delle parti dell’invenzione;
  4. all’invenzione che si presenta nel brevetto ci si riferisce quasi sempre con l’espressione the present invention o this invention;
  5. quando vengono descritte le tecniche già note si usa sempre il verbo know al passivo: is/are known;
  6. viene sempre fatto riferimento puntuale alle invenzioni precedenti nello stesso campo, e la descrizione di queste è sempre introdotta dai verbi disclose o describe (descrivere);
  7. largo uso del verbo avere, soprattutto nella forma participiale having quando si vuole aggiungere una serie di particolari alla descrizione che stiamo facendo;
  8. la parola embodiment è sempre usata in riferimento alle realizzazioni dell’invenzione e preferred embodiment si riferisce alla realizzazione migliore;
  9. quando vengono descritte le figure, di solito vengono introdotte con l’espressione figure (n) is a view, e spesso si usano le espressioni sectional view, cross-section view, exploded view, a view taken along;
  10. si ricorre spesso all’uso della parola means che significa mezzi;
  11. nelle rivendicazioni si trovano le espressioni according to the claim (n), o according to any one of preceeding claims.
  12. quando si descrivono i vantaggi dell’invenzione si ripete according to this invention;
  13. largo uso di frasi finali per descrivere gli scopi dell’invenzione e le funzioni delle parti che la compongono. Queste vengono formate in due modi: a) for +ing form; b) infinito + to;
  14. largo uso di frasi consecutive implicite formate da thereby + ing form;
  15. largo uso di frasi con valore strumentale formate con by + ing form;
  16. le forme verbali più usate sono quelle del simple present, participi e infinito.

Quando si descrivono operazioni che si sono svolte nel passato si usa il past tense. Esigua è la presenza delle forme di futuro, present perfect e dei modali;

  1. largo uso delle forme passive;
  2. estrema ripetitività delle singole parole e di intere espressioni;
  3. i sostantivi presenti nell’abstract sono ripetuti con estrema frequenza: questo significa che il traduttore una volta tradotto l’abstract, ha già tradotto più della metà dei sostantivi del testo. La traduzione brevettuale: aspetti linguistici e glottodidattici 7 8

Il traduttore della lingua tecnica

Tentare di approfondire la conoscenza di una lingua straniera attraverso la traduzione è importante ma non è sufficiente a formare il traduttore. Questi ha bisogno di una preparazione particolare che consideri la traduzione non come un mezzo per migliorare genericamente la conoscenza di una lingua ma un fine preciso da proporre allo studente che già deve avere delle nozioni di base. Inoltre anche quando lo studente abbia raggiunto la capacità di riflettere su tutti quei fatti linguistici e culturali che permettono di decodificare e codificare nuovamente in un’altra lingua certi messaggi e operare a tutti quei livelli (morfosintattico, semantico, stilistico) descritti in precedenza, si troverà in difficoltà di fronte a testi che usano una lingua specialistica.

Il problema che il traduttore si trova ad affrontare nella traduzione di un brevetto è prima di tutto quello della conoscenza del contenuto di cui si parla. La traduzione di un testo di chimica richiederà la conoscenza di alcune nozioni fondamentali di quella materia, così come la traduzione di un manuale di informatica sarà abbastanza difficile per chi non conosce questo settore. D’altra parte il campo della tecnica e quello della scienza si sono divisi in tanti settori specializzati ed è praticamente impossibile per il traduttore di professione, che in molti casi ha avuto una formazione di tipo umanistico, avere una conoscenza di tante materie specialistiche. È più facile e più veloce fornire certe conoscenze linguistiche ad un tecnico del settore che già abbia una preparazione di base in una certa lingua, e addestrarlo a tradurre sempre quel particolare tipo di testi anziché rivolgersi a chi abbia una buona conoscenza della lingua in questione ma non abbia familiarità con quei tipi di testo. Il buon traduttore non può essere identificato automaticamente con chi conosce bene una lingua. Il linguaggio brevettuale ha certe caratteristiche, come la lunghezza dei periodi senza segni di punteggiatura o l’uso continuo di forme non finite dei verbi che lo rendono del tutto diverso dalla lingua comune. Traduttori che non facciano uso della lingua in nessun altro modo perdono, con il tempo, l’abilita di parlare una lingua.

Non solo dunque la traduzione è un’abilità speciale, che quindi richiede una organizzazione specifica ma occorre anche una specializzazione sul tipo di testo che si vuole affrontare. L’approccio fraseologico è molto importante nel campo scientifico dove abbiamo a che fare con i linguaggi speciali. La specializzazione da parte del traduttore non è sempre possibile e per questo motivo è importante fornire completa informazione sull’uso dei termini in un campo particolare. Su questo tipo di testi si potrebbe anche tentare l’impiego di nuove tecniche. È proprio nella traduzione del linguaggio tecnico tutto denotativo e altamente specializzato che potrebbe risultare utile l’impiego del computer, non solo perché potrebbe essere tentata una sorta di traduzione automatica per lo meno parziale, grazie proprio alle caratteristiche principali di questo linguaggio (un lessico limitato e ripetitivo, una sintassi ristretta e il fatto che evita tutte le ambiguità del linguaggio) ma anche per aiutare il traduttore in altre operazioni.

Written by ASTW

La traduzione brevettuale – Parte I

La traduzione brevettuale

Vediamo in concreto le difficoltà che comporta la traduzione brevettuale, attraverso l’analisi del linguaggio utilizzato. Il primo insieme di dati illustrato in un brevetto è quello dei dati anagrafici, che include:

  1. il nome dell’inventore, o degli inventori (inventor);
  2. l’identificazione del titolare del brevetto che presenta la domanda (applicant);
  3. la data di deposito del documento (date of filing);
  4. il numero della domanda di brevetto (application number);
  5. il numero di pubblicazione del brevetto (publication number);
  6. la data di pubblicazione della domanda di brevetto (date of publication of application);
  1. la classificazione attribuita ai sensi della classificazione internazionale dei brevetti (int. cl.);
  2. la priorità (priority).

Nella traduzione italiana di un brevetto redatto in lingua straniera (qui ci riferiremo all’inglese) sono indicati i dati basilari per l’identificazione del brevetto tradotto. Il secondo insieme di dati presenti è quello costituito dall’abstract, che riassume il contenuto del brevetto, in 100-200 parole. Qui viene data una descrizione di natura tecnica degli elementi principali dell’invenzione e delle loro funzioni. L’ultimo paragrafo riassume con chiarezza il risultato che si può ottenere con l’invenzione (questo paragrafo viene introdotto da as a result), e quindi lo scopo principale. Già nell’abstract troviamo alcune caratteristiche fondamentali del linguaggio brevettuale: il largo uso di forme passive e la tendenza a ripetere gli stessi verbi. In particolare i verbi che si trovano nell’abstract sono presenti nel brevetto in percentuale alta.

La terza parte, chiamata  dichiarazione di scienza,  è rappresentata dalla descrizione dell’invenzione, e si articola secondo una precisa struttura. Prima di tutto è identificato il campo dell’invenzione affinché il destinatario possa collocarla nel contesto appropriato. Viene identificato il campo dell’invenzione prima in generale e poi in particolare (the present invention generally relates to … and more particularly to …, la presente invenzione si riferisce in generale a …, e più specificatamente a…). Il lessico usato è quello che tornerà frequentemente in tutto il brevetto.

In secondo luogo viene descritta la nota per affrontare il problema che l’invenzione vuole risolvere. I problemi che le tecniche già note non hanno risolto sono trattati nella parte introdotta da however (tuttavia), e il loro elenco è fatto attraverso le espressioni  in addition (inoltre), e  furthermore (inoltre). A questo punto viene evidenziata l’aspetto fondamentale che le tecniche note non hanno risolto e che invece questa invenzione potrà risolvere, rivendicando così un requisito importante dell’invenzione, cioè  la novità. La congiunzione conclusiva therefore introduce appunto la conclusione del discorso attirando su questo punto l’attenzione del destinatario. Ed è qui che viene presentata l’invenzione come innovativa e necessaria:  the present invention satisfies this need in a manner not heretofore known in the art (la presente invenzione soddisfa questa esigenza in una maniera fino ad ora sconosciuta nella tecnica).

Segue, l’elenco degli scopi dell’invenzione, tutti introdotti da una espressione fissa ripetuta con variazioni minime, per ogni singolo scopo:

–  it is an object of the present invention to provide a (È uno scopo della presente

invenzione fornire un …),

–  it is another object of the invention to provide a (È un altro scopo dell’invenzione fornire un …),

–  it is a still further object of the invention to provide a (È ancora un ulteriore scopo dell’invenzione fornire un …),

– it is an even further object of the invention to provide a (È uno scopo ancora ulteriore dell’invenzione fornire un …).

A questo punto troviamo la parte in cui l’invenzione è descritta in tutti gli elementi che la compongono. Il discorso assume la forma di un elenco introdotto da comprising. Da questo punto fino alla fine dell’elenco non si trova un punto, solo virgole o punti e virgole. La maggior parte dei verbi appare sotto forma di participi presenti: comprising, defining, having, being, allowing. Le restanti forme verbali sono participi passati, l’ausiliare  essere in frasi relative introdotte da which, che dipendono da un participio presente. La struttura del discorso è semplice, ed è evidente la ripetizione di said accanto ai sostantivi che indicano gli elementi già descritti.

Dopo la descrizione delle parti statiche dell’invenzione viene descritto, se è il caso, il suo funzionamento: il paragrafo inizia con in operation (durante il funzionamento). Viene quindi ribadito in sintesi lo scopo dell’invenzione e la sua novità rispetto a quei sistemi già noti che provocano gli inconvenienti descritti.

La sezione successiva è dedicata alla descrizione dei disegni presentati insieme al brevetto. Il lessico è quello delle didascalie che descrivono le prospettive delle figure disegnate:  perspective view (vista prospettica);  exploded perspective view (vista prospettica esplosa); cross-sectional view (vista in sezione trasversale); a view taken along line (vista presa lungo la linea).

Dopo aver illustrato i principi generali  dell’invenzione si passa alla descrizione dettagliata di un esempio, che viene definito come preferred embodiment.

Written by Letizia Merello

La traduzione brevettuale: tra funzionalità, rigore e creatività

Il brevetto rappresenta una tipologia testuale unica, con caratteristiche specifiche, non solo legate al linguaggio burocratico-legale e ai linguaggi tecnici settoriali (variabili a seconda dell’argomento in questione), ma soprattutto inerenti allo scopo centrale del brevetto stesso: quello di illustrare un’invenzione, ovvero una soluzione assolutamente innovativa a un determinato problema tecnico, che si tratti di un prodotto o di un procedimento.

Il testo brevettuale è quindi una sorta di compromesso tra diverse esigenze:

  • funzionalità: il testo di un brevetto deve essere funzionale all’obiettivo di tutelare legalmente un’invenzione e garantirne lo sfruttamento esclusivo ai titolari;
  • rigore: è necessario rispettare la struttura fissa del testo brevettuale, impostata in maniera ben precisa e costituita da un titolo, una descrizione dettagliata (in alcuni casi accompagnata da un riassunto), una serie di rivendicazioni e alcuni disegni illustrativi;
  • creatività: la natura innovativa del brevetto impone la creazione di neologismi adatti a esprimere i concetti innovativi su cui esso si basa.

Alla luce di questi aspetti, il traduttore di testi brevettuali ha l’obbligo di rispettare numerosi vincoli, inerenti non solo alla valenza tecnica e giuridica del testo, ma anche alla sua funzione pratica. La prima regola alla quale deve attenersi è l’assoluta conformità al testo originale, onde evitare qualsiasi fraintendimento sulla portata giuridica dell’invenzione concessa. In secondo luogo, sull’eleganza stilistica della traduzione, che in genere prevede un largo uso della sinonimia per migliorare la varietà del testo e renderlo più leggibile e scorrevole, prevale uno stile scarno, incentrato sulla frequente ripetizione di termini ed espressioni, per esprimere il concetto dell’invenzione in maniera inequivocabile e volutamente ridondante. Nonostante questo, la traduzione brevettuale non esclude l’uso di competenze come capacità di adattamento e creatività: avendo a che fare, per l’appunto, con concetti innovativi, non è insolito che il traduttore (così come l’autore del testo originale) si trovi a sviluppare da zero nuovi termini e a coniare nuove espressioni, mantenendo sempre l’attenzione all’aspetto funzionale ma non per questo trascurando un determinato grado di eleganza formale.
Una sfida non indifferente per il traduttore che, avendo nella maggior parte dei casi una formazione umanistica, è specializzato in un numero limitato di settori tecnici e necessita dunque di materiali di riferimento e risorse terminologiche per poter colmare le proprie inevitabili lacune. Da questo punto di vista, può essere utile integrare l’uso di software di traduzione assistita o CATtools e creare memorie di traduzione, utili a mantenere la coerenza terminologica nei testi che presentano numerose ripetizioni, ma anche avvalersi di strumenti di traduzione automatica, che forniscono una traduzione da una lingua naturale all’altra. Tuttavia, considerati i numerosi problemi della traduzione automatica, soprattutto se effettuata con strumenti generici, è essenziale disporre di corpora bilingue di testi nella lingua di partenza e nella lingua d’arrivo, con i quali sviluppare un motore di traduzione in grado di garantire una maggiore accuratezza terminologica, che sarà possibile arricchire e aggiornare nel tempo con i progetti completati.
Essenziale per il progresso di ricerca e sviluppo e per la tutela della proprietà intellettuale, la traduzione brevettuale è un settore delicato e complesso, ma allo stesso tempo, o forse proprio per questo, estremamente affascinante.

Sul nostro blog offriremo idee, suggerimenti e spunti di riflessione su diversi argomenti correlati, spaziando dagli aspetti più tecnici alla quotidianità del mestiere di traduttore.
Seguiteci!