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Paracetamolo o acetaminofene?

La lingua inglese è disseminata di trabochetti in cui gli italiani troppo spesso inciampano. Ovviamente non gli specialisti, ossia i traduttori, che sono ben consci delle sfumature e, ad esempio, dei cosiddetti “falsi amici”. Se è vero che tutti dovrebbero sapere, soprattutto i traduttori, che, ad esempio, il traducente del verbo inglese to pretend non è, in italiano, pretendere né che apology è apologia, è altrettanto vero che esistono falsi amici anche nelle lingue settoriali, come nell’inglese medico.

Via via che ci si libera dei falsi amici più facili, tra l’altro prontamente individuabili con un semplice dizionario (si pensi ad ankle, che non è, ovviamente, anca ma caviglia), ci si accorge che talvolta sorgono dei dubbi difficilmente dirimibili se non si hanno delle nozioni più specilistiche. Un caso tra i tanti è il principio attivo della tachipirina, che in inglese è denominato acetaminophen. Un traduttore, specie se sotto la pressione di una consegna sempre troppo ravvicinata, potrebbe essere indotto a tradurlo acetaminofene e ad andare oltre. Ma acetaminofene non esiste in italiano, perché in italiano il principio attivo della tachipirina è il paracetamolo. Quindi, sebbene acetaminophen e paracetamolo facciano riferimento a una stessa entità molecolare, nondimeno il traducente corretto è paracetamolo, e solo tale termine può essere adottato nei testi in quanto solo tale termine è riconosciuto come corretto dal pubblico italiano.

Altri casi sono silicon, che è silicio e non silicone, concussion, che non è consussione ma trauma, physician che non è fisico, ma medico, drug che non è ovviamente droga ma farmaco, heartburn che è pirosi e null’altro, e così via. Sono veramente centinaia i casi del genere.

Tra gli scopi del Corso di formazione in Traduzione, editing e scrittura in ambito medico-scientifico, che si terrà a Milano i prossimi 29 e 30 giugno 2019, troviamo anche la risoluzione di tali dubbi terminologici, talvolta di difficile soluzione. Per iscriversi, è necessario seguire la procedura guidata, qui.

Importante: è previsto uno sconto del 15% per le per iscrizioni anticipate e per alcune categorie di iscritti (vedi la pagina, alla sezione SCONTI). La tariffa early-bird scade il 31 maggio 2019. Per usufruire dello sconto, è sufficiente inserire il codice djanks,d54235 in fase di registrazione e pagamento.

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Corso di formazione: Traduzione, editing e scrittura in ambito medico-scientifico

Siamo orgogliosi di annunciare l’organizzazione del corso Traduzione, editing e scrittura in ambito medico-scientifico, che si terrà a Milano il 29 e il 30 giugno 2019 (formula weekend). Il corso consiste in 12 ore di lezione frontale (6 ore ogni giorno).

Il programma dettagliato del corso è qui. In sintesi il corso prevede un prima parte di background su conoscenze di base di biologia cellulare-molecolare, farmacologia e ricerca clinica. Questa prima parte è propedeutica ai successivi moduli sulla traduzione brevettuale, l’editing medico-scientifico e la scrittura medica.

Il corso è organizzato da ASTW, con la collaborazione dei docenti Tiziano Cornegliani, editor medico-scientifico, Elisa Sala, medical writrer, Francesco Mana, traduttore di ASTW, e Domenico Lombardini, manager e formatore di ASTW.

Il corso dà diritto a Crediti Formativi Professionali ai fini del Programma di Formazione Continua di AITI, ANITI, TradInFo e Assointerpreti.

È previsto uno sconto del 15% per le iscrizioni anticipate (tariffa early-bird entro il 31 maggio 2019) e per i soci di AITI, ANITI, TradInFo e Assointerpreti.

Inoltre, gli iscritti avranno diritto a partecipare a tutti gli altri corsi online di ASTW con uno sconto del 20%. I corsi attualmente attivi sono qui.

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Tradurre brevetti: Only the brave

Non si può sapere tutto. Nessuno può avere buone basi di informatica, biochimica, chimica organica, meccanica, elettronica, tali da permettergli di tradurre qualsiasi testo in cui siano presenti tali argomenti. Non si può umanamente pretendere da un traduttore la capacità pressoché totale di gestire lessici così vari, mondi terminologici e modi espressivi così lontani tra loro.

Tuttavia, c’è un settore della traduzione in cui al traduttore è richiesto di avere orecchio per molti campi tecnici, virtualmente qualsiasi ambito tecnologico e scientifico che abbia una potenziale ricaduta industriale. Questo è il campo della traduzione brevettuale.

Alcuni scomodano espressioni altisonanti e magniloquenti quali “l’arte di tradurre brevetti” oppure “l’artigianato della traduzione brevettuale”, ma al netto dell’enfasi e della retorica è innegabile che la traduzione di brevetti sia un compito spesso arduo, talvolta al limite delle possibilità traduttive. Questo perché, essendo la tecnologia oggetto del brevetto all’avanguardia della tecnica interessata, il traduttore non ha spesso molte fonti terminologiche a cui attingere per tradurre il brevetto. Fortunatamente questi sono casi abbastanza rari, e l’uso di termbase, memorie di traduzione e altri riferimenti attendibili sono la maggior parte delle volte più che sufficienti per portare a termine una traduzione degna di questo nome.

Tuttavia, la continua ricerca di nuovi glossari, la compulsione spesso ossessiva di dizionari, la ricerca di nuovi termini da usare per rimpinguare i propri termbase sono chiari sintomi di una malattia che spesso colpisce ogni traduttore brevettuale, una patologia, rientrante e pieno titolo nei disturbi compulsivo-ossessivi, che potremmo indicare lessicomania, malattia di cui tra il serio e il faceto si dichiarava affetto Edoardo Sanguineti. Ogni bravo traduttore di brevetti è un lessicomane, un collezionista ossessivo di termini, un compulsatore solitario di vocabolari, un maniaco dell’esattezza terminologica.