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Corsi online: sconti in settembre e ottobre

Quanto spesso a settembre, immediatamente dopo le ferie estive, sentiamo attorno a noi una gran voglia di fare, di rimettere mano a tante cose, di riorganizzare, insomma di fare un sacco di progetti, che poi, in effetti, chissà se vedranno mai la luce. Concentrare le energie verso poche ma circostanziate e ben delineate attività è ad ogni modo una strategia che alla lunga dà i migliori risultati. Ciò vale per qualsiasi professione, e quindi anche per i traduttori free-lance.

Durante la giornata lavorativa è bene destinare sistematicamente delle ore alla riorganizzazione del lavoro, alla formazione, all’acquisizione di nuove competenze, alla ricerca di nuovi tool informatici, alla caccia a nuovi clienti e nuovi collaboratori o partner. Spesso non ci si rende conto di quante ore vengano sprecate, non per assenza di volontà, ma perché non si hanno bene in mente le priorità e quindi una coerente strategia. È talvolta inverosimile pretendere, in particolare per un traduttore free-lance, ma anche per tutti i professionisti, di avere sempre tutte le giornate lavorative piene; dedicarsi quindi a queste attività, in maniera organizzata e appunto sistematica, produce risultati spesso molto sorprendenti.

La formazione, per i traduttori, rientra a pieno titolo tra queste attività. La possibilità di seguire un corso online è sicuramente un vantaggio per un traduttore, ossia per un professionista che deve destreggiarsi al meglio tra consegne, gestione delle famiglia, tenuta della contabilità, ecc.

Per i mesi di settembre e ottobre i nostri buoni propositi sono di riconoscere a tutti i partecipanti uno sconto del 25% su ogni corso acquistato, anche su un pacchetto di corsi. È sufficiente inserire il codice-coupon sconto102018 in fase di registrazione e acquisto del corso. I corsi attualmente attivi sono qui, ma altri sono in fase di preparazione e attivazione.

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Traduzione automatica e pregiudizi neoluddisti

Si sta avvicinando la data del prossimo Workshop “Traduzione automatica e post-editing”, che si terrà a Genova il 28 aprile (maggiori informazioni in questa pagina). In occasione dell’organizzazione dell’evento, scambiando opinioni e ricevendo riscontri da potenziali partecipanti, o anche da semplici curiosi, si è confermata, ahimè, l’impressione che venivo maturando in questi anni, ossia che la traduzione automatica, in Italia, è ancora un oggetto oscuro, un tabù cui rivolgere strali e contumelie.

Il traduttore ha in definitiva paura che il suo lavoro venga o sostituito o reso oltremodo alienante dalla Machine Translation (MT). Queste opinioni sono addotte, ça va sans dire, da persone che non usano la MT, o che ne hanno una visione assai approssimativa, se non caricaturale. Lungi dall’essere adoratori acritici delle nuove tecnologie, noi di ASTW abbiamo dimostrato, con il lavoro di tutti i giorni, che il lavoro del traduttore può trarre grandi benefici dall’uso della traduzione automatica, tra cui:

  • numero minore di battute alla tastiera (con miglioramento della salute delle articolazioni di polso e gomito)
  • maggior numero di lavoro nell’unità di tempo
  • maggior controllo sulla coerenza terminologica
  • miglioramento progressivo dell’output del motore di traduzione
  • riduzione della curva di apprendimento del traduttore in erba

 

Usando la MT e strumenti di traduzione assistita al computer possiamo garantire qualità e produttività, ed essere (cosa non trascurabile) competitivi in termini di prezzo. È l’esperienza (l’empiria, direbbero i filosofi della scienza) e solo questa che dovrebbe informare le nostre opinioni. Il lavoro del traduttore, è vero, è cambiato molto dall’introduzione dei mezzi informatici, così come cambiò il lavoro dei tessitori all’introduzione del telaio meccanico o la manifattura all’introduzione del lavoro fordista. La sfida è quella di non subire passivamente questi sviluppi tecnologici, per coglierne invece le potenziali opportunità.

Il futuro del traduttore sarà sempre più quello di post-editor di testi tradotti da una macchina: al traduttore sarà quindi richiesta una conoscenza approfondita dell’argomento della traduzione e la capacità di gestire al meglio la traduzione automatica e il suo output: competenze che solo gli anni, l’impegno e la formazione possono affinare.

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Intervista a Gabriele Lo Iacono, psicologo e traduttore

Abbiamo intervistato Gabriele Lo Iacono, psicologo e traduttore, che ha curato per noi il corso Tradurre la psicologia.

  1. La psicoterapia (anche se sarebbe meglio dire le psicoterapie) è, in ultima analisi, una terapia della parola (soprassediamo qui sui vari orientamenti che si è data la psicologia negli ultimi decenni; si pensi ad esempio al cognitivismo, il comportamentismo ecc.): un lavoro con e sulla parola. Da qui, forse, il tuo interesse per la traduzione?

Non avevo mai pensato a questo nesso fra psicoterapia e traduzione. Però in effetti sono entrambe attività basate sulla parola e io sono sempre stato uno che ama comunicare, conoscere le esperienze altrui, raccontare, giocare con le parole, scoprirne le origini, i significati, le parentele…. Ho sempre pensato che la continuità fra l’interesse per la psicologia e l’interesse per la traduzione, nel mio caso, stesse nel fatto che l’attività di traduttore (di psicologia e materie affini) mi consente di continuare a studiare e a riflettere su questa materia che mi ha sempre incuriosito…

  1. Ci sono àmbiti e discipline che necessitano uno studio lungo e approfondito per coglierne appieno implicazioni e significati: talvolta argomenti sui generis, con terminologia tanto astrusa quanto irreperibile (nonostante le vaste risorse terminologiche disponibili), richiederebbero uno specialista in materia, almeno in fase di revisione del testo tradotto (con un aggravio del prezzo finale per il cliente…). Pensi che queste problematicità siano anche valide per le traduzioni in àmbito psicologico?

Senza dubbio. Molti testi di psicologia, specialmente quelli rivolti a studenti universitari e professionisti del settore, sono pieni di ambiguità interpretative e riferimenti impliciti a teorie psicologiche, metodi di ricerca, aspetti della teoria della misurazione e della psicometria e procedimenti di analisi dei dati. Solo una persona che conosce bene la materia può coglierli, interpretarli correttamente e renderli in italiano. Sebbene il linguaggio della psicologia sia in continua evoluzione – e non solo per i reali progressi della ricerca ma anche per esigenze di commercializzazione di nuovi metodi di intervento, per cui concetti arcinoti vengono propagandati con etichette nuove – credo che il lessico sia un problema, ma non il principale per un traduttore. È più difficile afferrare i concetti, anche perché spesso gli autori non si spiegano bene.

  1. Uno specialista in materia, tuttavia, spesso non ha le competenze linguistiche, diciamo anche quell’estro e quel gusto per la lingua, che gli permetterebbero di tradurre bene un testo: acribia, bagaglio lessicale, preparazione accademica, proprietà di scrittura. È del tutto evidente che una persona che compendiasse in sé tutte queste caratteristiche dovrebbe essere pagato “a peso d’oro” ….

Sono d’accordo con te. Un conto è capire il testo in inglese, altro è renderlo in modo corretto, leggibile e possibilmente gradevole e interessante. Prendiamo il caso del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il manuale di psichiatria più usato al mondo: viene aggiornato periodicamente e ogni volta in Italia viene fatto tradurre a universitari. La curatela è affidata a grandi luminari. Il risultato è al limite dell’illeggibilità e viene da dubitare fortemente che chi l’ha tradotto conosca bene l’inglese (americano). Quantomeno se lo conosce non lo sa rendere in italiano in forma scritta. Io credo di compendiare le caratteristiche che hai elencato, ma come tutti i traduttori mi devo accontentare di quello che gli editori mi offrono. Qualcuno, per fortuna, riconosce il valore dell’unione di queste qualità e mi offre un riconoscimento adeguato per il mio lavoro.

  1. La traduzione è un processo creativo per eccellenza, ma il grado e la natura di creatività necessari al traduttore variano di molto a seconda del testo da tradurre. In anni recenti, le tecnologie hanno offerto approcci vòlti all’automatizzazione del processo traduttivo con risultati spesso dipendenti dal tipo di testo dato in pasto a queste “macchine”. Sembra che le macchine di traduzione (alludo a quelle statistiche) funzionino bene, talvolta molto bene con i testi tecnici, ma che ciò non si possa dire con i testi che richiedono al traduttore un certo grado di creatività, anche minimo.

Il mio rapporto con la tecnologia in genere non è molto positivo. Sono convinto infatti che molti strumenti tecnologici e automatismi di cui siamo circondati ci impoveriscano umanamente e materialmente: ci rendono sempre più incapaci e insoddisfatti, e sempre più dipendenti da macchine che richiedono spese continue e che ci impongono sequenze di azioni prefissate.  Per non parlare della qualità dell’assistenza e della comunicazione con i “tecnici” deputati alla vendita e alla manutenzione. Ma questo è un discorso lungo e un po’ fuori tema.

Ho provato a usare due cat tool e mi hanno solo intralciato nel lavoro. Quelli che ho provato ostacolano la visione d’insieme del testo e la creatività nella ricerca di soluzioni traduttive. Per quanto riguarda invece i software di traduzione, devo dire che conosco solo Google, e quando una traduzione è fatta coi piedi spesso di dice che sembra fatta da Google. Per la mia esperienza – che è limitata alla psicologia, pedagogia, psichiatria, filosofia e un po’ di narrativa e di storia – la creatività è sempre in gioco nella traduzione. Credo che il traduttore debba tradurre il senso delle unità di testo, non le parole. E il senso di una frase dipende da molti fattori. Il primo sono le intenzioni comunicative dell’autore. Ci dobbiamo sempre chiedere quali siano. E poi dobbiamo anche metterci nei panni del lettore e avere cura di trasmettere il senso in modo non solo comprensibile e fedele ma a volte anche curando anche altri aspetti. Quindi è in gioco anche l’empatia, una parola abusata che si riferisce a una facoltà tipicamente umana. Potrà un software fare tutto questo un giorno? Io sono abbastanza scettico. 

  1. Cosa ti senti di consigliare, oltre a seguire un eventuale corso di formazione, a chiunque volesse avvicinarsi al mondo della traduzione di testi di psicologia?

Come spiego nel corso, esistono varie tipologie di testo psicologico. Alcune sono accessibili anche a traduttori che conoscono poco la materia, altre no. Oggi tradurre psicologia dall’inglese significa spesso tradurre testi basati su una visione scientifica che dà ampio spazio alla metodologia della ricerca, agli strumenti e alle tecniche di analisi dei dati, alla teoria della misurazione e alla psicometria. Sono settori che implicano la conoscenza di certi concetti che non si afferrano andando a buon senso. E poi la maggior parte dei testi di psicologia fa riferimento implicitamente alla storia della psicologia, magari anche recente, e ai temi classici della ricerca in certi ambiti. Quindi il primo consiglio è il più ovvio: crearsi delle solide basi in campo psicologico leggendo molti libri. Magari partendo da manuali di metodologia della ricerca o da sintesi della psicologia generale e sociale. Un’altra buona idea può essere farsi un’idea generale della disciplina leggendosi uno o due manuali per i licei.

 

Laureato in psicologia e specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale, Gabriele Lo Iacono traduce testi dall’inglese da oltre vent’anni.

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Attivazione dei corsi online per traduttori

Corsi di formazione per traduttori: le iscrizioni sono aperte

Finalmente, i primi corsi di formazione per traduttori sono stati attivati. Qui è possibile prendere visione della pagina dei corsi. I corsi sono riconosciuti da AITI, ANITI e Assointerpreti nel contesto della formazione continua per l’acquisizione del crediti formativi.

Una modalità efficace di apprendimento

I corsi possono essere organizzati come webinar o slideshow (in questo caso sono sempre attivi e possono essere frequentati in qualsiasi momento) e sono offerti tramite una piattaforma di e-learning dedicata.

Particolare enfasi è data in ogni caso alle esercitazioni, che possono essere commentate con l’insegnante nel corso dei webinar o via Skype o chat nel caso degli slideshow.

Prima di procedere con il pagamento e seguire il corso, è necessario iscriversi in questa pagina. Il pagamento può essere eseguito online o tramite bonifico bancario, secondo la modalità descritta nella piattaforma. Al completamento dell’attività, il sistema rilascerà l’attestato di partecipazione nominativo.

Per qualsiasi altra richiesta di informazione sui corsi di formazione per traduttori, è possibile inviare una email all’indirizzo training@a-stw.com.