Disclaimer: l’articolo odierno è, come vedrete, di natura più leggera rispetto alle nostre consuete pubblicazioni. Questo perché la ricerca di cui parleremo nei paragrafi a seguire riguarda un argomento certamente atipico quando si parla di contesti clinici, ovvero l’uso delle emoji nelle comunicazioni.
Come tutti sappiamo, le emoji sono piccole icone digitali, simboli colorati, espressivi e universali capaci di trasmettere emozioni e concetti in modo rapido ed efficace. Arricchendo non solo i messaggi di testo, ma spesso migliorandone la comprensione.
Questo fenomeno linguistico, con la sua capacità di trasmettere emozioni complesse in modo conciso, funge da ponte culturale e linguistico tra giovani e meno giovani di tutto il mondo.
Le molteplici icone che, ammettiamolo, tutti noi abbiamo usato anche solo una volta, hanno efficacemente preso il posto delle emoticon tradizionali. Quelle per intenderci formate da doppi punti e parentesi tonde, trasformando la comunicazione digitale in un linguaggio più ricco e visivamente più coinvolgente.
Ma cosa c’entrano le emoji con i contesti medici e clinici?
Lo studio sull’uso delle emoji in contesti clinici
I ricercatori Colin M. E. Halverson, Claire E. Donnelly, Micheal Weiner e Joy L. Lee hanno recentemente pubblicato un’analisi interessante, e come anticipato certamente atipica, sull’uso delle emoji da parte del personale medico in contesti clinici.
Lo studio è visionabile qui.
Per svolgere la propria indagine, gli studiosi hanno preso in esame oltre 1.300 messaggi di testo inviati da più di 500 utenti tramite la piattaforma Diagnotes, utilizzata da molte realtà operanti nel settore sanitario.
E sebbene per poter stabilire una norma inerente all’utilizzo effettivo in contesti clinici il campione potrebbe risultare eccessivamente esiguo, i risultati forniscono una panoramica chiara che potrebbe fungere da base di partenza per ulteriori analisi.
Dallo studio, infatti, emerge che il 7% dei messaggi presi in esame conteneva almeno un’emoji o un’emoticon e che nel 61% dei casi questa servisse a esprimere un emozione. Di queste, il 69% comunicava un sentimento positivo, come felicità e buon umore. Mentre il restante 31% esprimeva emozioni negative, come dispiacere e delusione.
“Questo studio qualitativo ha rilevato che quando i medici utilizzano emoji ed emoticon in sistemi di messaggistica in contesti clinici sicuri, questi simboli funzionano principalmente per trasmettere informazioni nuove e salienti da un punto di vista interazionale. Questi risultati suggeriscono che le preoccupazioni sulla professionalità dell’uso di emoji ed emoticon potrebbero essere ingiustificate” concludono i ricercatori.
Ora, non siamo del tutto sicuri se e in che modo questi dati possano tornarvi utili, ma chissà, mai dire mai! 😊





