L’arte della traduzione (e il traduttore). Le citazioni di Nabokov

Oggi vi presentiamo alcune delle più celebri citazioni di una vera e propria autorità della traduzione (e non solo, ovviamente), Vladimir Vladimirovič Nabokov. Brillante scrittore e traduttore passionato, Nabokov dona al mondo intero la propria visione della traduzione e del traduttore. Parole dalle quali tutti possiamo prendere spunto, per valutare, migliorare o affermare il nostro lavoro.

Buona lettura!

I tre mali

Tre specie di mali si possono riconoscere nello strano mondo della trasmigrazione verbale. Il primo, e il minore, consiste di ovvi errori dovuti a ignoranza o a conoscenza mal applicata. Pura fragilità umana e, come tale, scusabile. Il passo successivo verso l’inferno lo fa quel traduttore che salta parole o brani che non vuol prendersi la briga di capire o che potrebbero sembrare oscuri o osceni a lettori confusamente immaginati: accetta senza rimorsi lo sguardo assente che gli rivolge il dizionario, o subordina l’erudizione al perbenismo: è pronto a saperne meno dell’autore come a credere di saperne di più. Il terzo, e il peggiore, livello di turpitudine si raggiunge quando un capolavoro viene spianato e appiattito in una forma tale, spregevolmente abbellito in un modo tale, da conformarsi alle idee e ai preconcetti di un determinato pubblico. Questo è un delitto, che dovrebbe essere punito mettendo ai ceppi il reo, come si faceva coi plagiari ai tempi delle scarpe con la fibbia.

I tre traduttori

A parte gli spudorati imbroglioni, gli amabili imbecilli e i poeti impotenti, esistono, grosso modo, tre tipi di traduttore e questa classificazione non ha nulla a che fare con le mie tre categorie del male; o meglio, ognuno di questi tre tipi può sbagliare in un modo simile. I tre tipi sono: lo studioso ansioso di far sì che il mondo apprezzi le opere di un genio misconosciuto quanto le apprezza lui; lo scribacchino carico di buone intenzioni; e lo scrittore professionista che si rilassa in compagnia di un confratello straniero. Lo studioso sarà, spero, preciso e pedante: le note a piè di pagina nella medesima pagina del testo e non nascoste in fondo al volume non saranno mai troppo abbondanti e minuziose. La laboriosa signora che traduce all’undicesima ora l’undicesimo volume delle opere complete di un tizio sarà, temo, meno precisa e meno pedante; ma il punto non è che lo studioso fa meno svarioni dello scribacchino; il punto è che di regola sono entrambi privi di qualsiasi ombra di genio creativo. Né l’erudizione né la diligenza possono sostituire l’immaginazione e lo stile.

Viene infine il poeta autentico, che possiede queste due ultime qualità e che si rilassa traducendo un po’ di Lermontov o di Verlaine negli intervalli tra una sua poesia e un’altra. Di solito o non conosce la lingua originale e si basa tranquillamente su una cosiddetta traduzione ´letterale’ che ha fatto qualcuno molto meno brillante ma un pizzico più dotto.

L’artista, il traduttore

A questo punto possiamo dedurre le qualità che deve avere un traduttore per poterci dare una versione ideale di un capolavoro straniero. Deve anzitutto avere un talento pari, o almeno dello stesso genere, a quello dell’autore che ha scelto. In questo senso, ma solo in questo, Baudelaire e Poe o Zukovskij e Schiller sono compagni di gioco ideali. In secondo luogo, deve conoscere a fondo le due nazioni e le due lingue in questione ed essere perfettamente edotto di tutti i particolari che riguardano i modi e i metodi del suo autore; nonché del contesto sociale delle parole, delle loro fogge, della loro storia e delle associazioni che avevano in quell’epoca. Arriviamo così al terzo punto: oltre ad avere genio e competenza, deve possedere il dono del mimetismo e saper interpretare, per così dire, la parte del vero autore, impersonandone i vezzi di comportamento e di linguaggio, i modi e l’intelligenza, al massimo livello di verosimiglianza.

Ed è per rispetto, o forse per paura, che non mi permetto di ritradurre i testi tratti da Lezioni di letteratura russa, bensì mi limito a riportare la traduzione italiana di Ettore Capriolo, pubblicata in Italia da Garzanti.

Tradurre Nabokov che parla di traduzione sarebbe un vero e proprio esercizio di stile, e chissà, forse ne riparleremo…

Stefano Gaffuri