Translation Hub: cosa offre il nuovo servizio Google?

Nei giorni scorsi, precisamente l’11 ottobre, Google ha annunciato il suo nuovo servizio cloud relativo al mondo della traduzione: Translation Hub.

Com’era facilmente intuibile, la notizia ha fatto molto scalpore tra gli LSP di tutto il mondo. Molte sono le domande e le curiosità in merito, così come, per dovere di cronaca, i pregiudizi legati all’ultima novità del colosso tecnologico.

Due tra i più importanti magazine online focalizzati sul mondo della localizzazione e dei servizi linguistici, Slator e Multilingual, hanno riportato la notizia cercando di far luce sul neonato Translation Hub.

Sebbene, per il momento, ogni considerazione possa rappresentare esclusivamente una previsione, analizzare una realtà prima che questa si affermi rappresenta il miglior modo di restare aggiornati.

Vista la molta curiosità in merito abbiamo deciso di analizzare questo nuovo servizio. In questo articolo proveremo a chiarire i pro e i contro e rispondere alla grande domanda: cambio di paradigma o strumento di più?

Di seguito, riportiamo un sunto di quanto affermato dalle due realtà sopracitate, affiancando le informazioni a quelle fornite sul proprio blog direttamente da Google.

Translation Hub: un cambio di paradigma?

Innanzitutto, presentiamo il nuovo servizio Google citando le parole utilizzate dal suo CEO, Sundar Pichai, nel corso della presentazione (visionabile qui).

“Translation Hub è il servizio di Google Cloud, basato sull’intelligenza artificiale, capace di aiutare le aziende nel tradurre i documenti in oltre 135 lingue. È in grado di preservare layout e formattazione e fornire controlli di gestione come il supporto per il post editing di linguisti umani”.

O ancora, estrapolando dal blog: “un servizio di traduzione di documenti self-service, per organizzazioni che traducono un grande volume di documenti in molte lingue diverse”.

Ma osserviamo questa new entry più da vicino.

Il Translation Hub altro non è che un portale in cloud, dove l’azienda può gestire i propri documenti, sottoponendoli a traduzione automatica (neurale) e consentire l’accesso ai professionisti scelti dalla stessa, i quali opereranno sui file pre-tradotti dalla macchina. In sostanza, si provvederà a ciò che viene definito post editing.  

Il servizio viene offerto a pagamento, contrariamente a Google Translate, e prevede due piani di utilizzo che si differenziano per tariffe e servizi offerti.

Nell’ottimo articolo pubblicato da Multilingual, Nimdzi offre una propria opinione in merito, riassumibile nell’affermazione “una bella soluzione, tuttavia, non si tratta di un punto di svolta”.

Questo perché gli LSP non offrono esclusivamente un servizio di traduzione, e ASTW, in qualità di agenzia operante da anni nel settore dei servizi linguistici, ne è la prova provata.

Quello che realtà come la nostra garantiscono ai propri clienti va ben oltre la mera conversione linguistica, nonostante quest’ultima rappresenti il fulcro del nostro operato.

I language service provider forniscono una gestione globale dell’intero processo, garantendo la massima qualità ed efficienza dinnanzi a tutte le complessità a esso legate. Dalla presa in carico del progetto alla selezione dei linguisti migliori, assicurando il corretto svolgimento di ogni fase del progetto.

Quello che Translation Hub sembra offrire, quantomeno per il momento, è una semplificazione nella gestione di una parte del processo. Tuttavia, l’assenza di un traduttore non garantirà alle imprese la coerenza e l’effettiva correttezza del testo tradotto, rimandando appunto all’intelligenza artificiale il compito di tradurre e prevedendo la presenza di revisori a chiusura dell’iter.

Un revisore interno all’azienda, tuttavia, non sarà con ogni probabilità un traduttore e non è ancora chiaro quali potrebbero essere i reali vantaggi forniti dall’intelligenza artificiale.


Qual è la vostra opinione? Siete d’accordo con quanto espresso in questo articolo? Fatecelo sapere nella sezione commenti dei nostri canali social!