PMI europee: ecco come traducono e localizzano i propri siti web

Sebbene la Commissione Europea offra un servizio di traduzione automatica gratuito alle PMI in tutti i paesi dell’UE, Islanda e Norvegia, un recente studio pubblicato dalla CE rivela che in questo mercato c’è ancora un grande divario da colmare per i fornitori di servizi linguistici (LSP).

L’indagine, condotta tra marzo e maggio 2021, ha raccolto le opinioni di oltre mille piccole e medie imprese europee. I questionari sono stati inviati come parte di una “consultazione” di eTranslation, il servizio di traduzione automatica online della CE. Indagine che fa seguito a uno studio del 2020 che ha rivelato le preferenze delle PMI europee sull’uso della traduzione automatica nei propri siti web.

“La consultazione ha identificato le esigenze specifiche del mercato, alle quali potrebbero rispondere i fornitori di servizi linguistici, integrando la propria offerta grazie a soluzioni gratuite e pubbliche, come quelle alla base di eTranslation”, afferma lo studio.

I risultati hanno mostrato che le PMI europee vogliono rendere fruibili i propri siti web in lingue diverse. Il 45% desidera tradurre i propri contenuti in tedesco, il 40% in inglese o in francese, il 30% in spagnolo. Infine, il 7,5% in tutte le lingue disponibili su eTranslation (ovvero 24 lingue ufficiali dell’UE, più islandese e norvegese).

Tra le lingue non UE classificate come “relativamente richieste” appaiono il russo (24%), il cinese (17%), l’arabo (13,8%), il giapponese (10,5%) e il turco (6,8%).

Sempre secondo lo studio, “l’inglese è di gran lunga la lingua più utilizzata sui siti web delle piccole e medie imprese (58%), riflettendo il suo ruolo di lingua franca“.

L’indagine ha inoltre rilevato che, attualmente, un terzo delle PMI intervistate pubblica il proprio sito in un’unica lingua. Nelle pagine web bilingue o multilingue, solamente il 51% dei contenuti è disponibile in più di una lingua.

Come le PMI localizzano i contenuti digitali

Il sondaggio ha anche rivelato il profilo delle PMI intervistate. La metà conta da 1 a 9 dipendenti e circa un terzo dai 10 ai 49.

Alla domanda su come abbiano tradotto il proprio sito web, il 34% delle PMI ha affermato di tradurlo internamente, il 23% si affida a un LSP, il 10% utilizza la traduzione automatica post-editata ( PEMT/MTPE) mentre il 4% usa la MT grezza.

Sul modo in cui intendono tradurre le varie pagine del proprio sito, circa il 60% delle PMI ha dichiarato che utilizzerebbe la traduzione automatica. Il 75% ha espresso interesse a partecipare al programma pilota gratuito della Commissione europea.

Da questo ampliamento linguistico le PMI intervistate affermano di aspettarsi, in media, un aumento delle vendite del 32%.

Come mostrato in un sondaggio effettuato da Stripe, 9 su 10 delle vendite perse in Europa derivano da errori nella pagina dedicata ai pagamenti. L’errore più comune (74%) è la mancanza di traduzioni nella propria lingua quando i clienti si apprestano a effettuare l’acquisto.

Il responsabile dell’indagine, DG CONNECT, ha dichiarato a Slator: “l’intenzione è quella di continuare a fornire, tramite eTranslation, soluzioni linguistiche di base per le amministrazioni pubbliche e le PMI nell’UE”.

La stessa fonte ha aggiunto che il programma pilota gratuito sarà coperto dal nuovo programma di finanziamento DIGITAL.

Resta quindi da aspettare ulteriori sviluppi, ribadendo che l’utilizzo della traduzione automatica, senza l’ausilio di un professionista, può portare facilmente a commettere quegli errori di traduzione riportati nello studio di Stripe, inficiando così i benefici che accompagnano un ampiamento dell’offerta linguistica all’interno del proprio sito.

Localizzazione e riflessione finale a cura di Stefano Gaffuri.

Originale qui.