Errori di traduzione: i casi più eclatanti della storia

Diversi mesi fa in un articolo contenente alcuni consigli per i post-editor raccontavo di un errore di traduzione a dir poco imbarazzante. In una cittadina del Galles, dove la legge richiede che tutti i segnali stradali mostrino il testo scritto sia in inglese sia in gallese, serviva la traduzione di un cartello per comunicare quanto segue: “Divieto di accesso per i mezzi pesanti. Area residenziale”. Come protocollo standard, il testo inglese è stato inviato al traduttore gallese e come previsto per una stringa di testo così breve, tradotto e rispedito immediatamente. Il progetto è stato completato e il cartello è stato eretto. Ma è solo dopo l’affissione che i madrelingua gallesi locali hanno informato il cliente che il testo diceva in realtà: “Al momento non sono in ufficio. Si prega di inviare qualsiasi lavoro da tradurre”. Il cartello è stato rimosso, e presumo, sostituito con la traduzione corretta. Un errore facilmente evitabile che fortunatamente ha avuto conseguenze minime. Ma parliamo ora di errori di traduzione capaci di influenzare la nostra visione storica degli eventi e che hanno portato in alcuni casi a veri o propri disastri.

I più grandi errori di traduzione della storia

La croce o il palo di Gesù?

Partiamo da una delle fondamenta della Chiesa Cattolica: “Gesù Cristo patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto”. Il crocifisso è da sempre il simbolo più ricorrente di questa religione, ma secondo diversi studiosi e confessioni religiose, il simbolismo cattolico deriverebbe da un errore di traduzione.

La parola latina “crux”, tradotta in italiano con “croce”, è a sua volta la traduzione della parola greca stauros“. Quest’ultima, però, indicherebbe un palo utilizzato per giustiziare il malcapitato di turno nei secoli passati. Un palo quindi e non una croce, ma direi che ormai siamo andati troppo oltre per correggere la svista.

Il popolo ebraico ha attraversato il Mar Rosso?

Passiamo da una religione all’altra. Il libro dell’Esodo narra di come il popolo eletto attraversò le acque apertesi al suo passaggio, per poi richiudersi sugli inseguitori egiziani. In realtà, secondo il teologo Pinchas Lapide, si tratterebbe di uno degli errori di traduzione più tramandato nel corso dei secoli.

Il termine ebraico “Yam-Suf” indicherebbe in realtà un “Mare dei Giunchi “, tradotto da John Wycliffe (traduttore della Bibbia in lingua inglese) come “Reed Sea”, traduzione corretta per il termine ebraico. Con ogni probabilità Martin Lutero, nel corso della traduzione dall’inglese al tedesco, confuse il termine “Reed” con “Red”. Queste acque divennero quindi “Mar Rosso”.

Sono diverse le teorie sviluppate al fine di indentificare geograficamente questo avvenimento. La più quotata parla di una zona paludosa a sud dei laghi amari (vicino al canale di Suez), nella quale i carri guidati dal popolo egiziano rimasero impantanati e non travolti dalle acque.

L’abbazia di Montecassino

Ma adesso basta con le religioni. L’ultimo aneddoto di questo nostro elenco risale alla Seconda guerra mondiale e ha avuto luogo in Italia, a Cassino.

L’abbazia fu bombardata dall’esercito USA per errore. Gli alleati, intercettando il messaggio tedesco: «Ist Abt noch im Kloester?» (L’abate è nel monastero?”) e la risposta «ya, in Kloster mit Monchen» (“Sì, nel monastero con i monaci”) intesero la parola “Abt” non come “abate” bensì come abbreviazione per ” abteilung” ovvero “battaglione”. Che dire, un vero disastro.

Gli errori di traduzione sono più comuni di quanto non si pensi, ed è proprio per questo che la figura del revisore risulta, se non essenziale, quantomeno molto utile al fine di evitare strafalcioni e bombardamenti.

Stefano Gaffuri