Trascrivere le epidemie del passato grazie all’intelligenza artificiale

La collaborazione nata tra l’Università di Cambridge e il National Museum of Japanese History mira a riportare alla luce testi giapponesi scritti nella prima età moderna. Questi testi, molti dei quali affrontano il tema delle numerose epidemie sviluppatesi in Giappone in quel periodo, offrono una visione accurata della reazione sociale a un problema divenuto attuale.

Non importa se le epidemie ai tempi fossero il vaiolo, il colera o il morbillo. Lo studio vuole, tra le altre cose, mostrare in che modo hanno reagito i nostri predecessori in situazioni di emergenza sanitaria.

La professoressa Laura Moretti (Cambridge) e il professor Hashimoto Yuta (National Museum of Japanese History) utilizzano l’intelligenza artificiale per trascrivere i testi scritti secoli or sono. Il motivo? Il sistema di scrittura utilizzato all’epoca.

Scrittura obsoleta e intelligenza artificiale

Il sistema di scrittura utilizzato nella prima età moderna giapponese era il kuzushi-ji. Una forma di corsivo diffusa nel paese del Sol Levante dal VII al XX secolo. Con la spinta alla modernità della seconda metà del XIX secolo, le autorità decisero per un progressivo abbandono del kuzushi-ji in favore delle scritture tutt’ora comuni. Queste politiche hanno avuto come conseguenza diretta l’incapacità odierna da parte dei cittadini di consultare e comprendere testi scritti solamente 150 anni fa.

Ed è proprio su questi testi che si è concentrato il lavoro, non solo paleografico, capace di unire due mondi così lontani nell’obiettivo comune di far conoscere la storia passata.

I testi su cui allenare l’intelligenza artificiale non mancano. Si stimano essere centinaia di migliaia (e forse più) i documenti scritti in kuzushi-ji. Come anticipato, lo scopo del progetto è quello di trascrivere questi scritti utilizzando caratteri moderni. Il mezzo è l’intelligenza artificiale.

Nel 2017 Hashimoto Yuta ha appositamente sviluppato la piattaforma Minna de Honkoku. Per dirla con le parole dello stesso Hashimoto: “Sebbene questi programmi siano relativamente semplici per gli standard della tecnologia AI, facilitano notevolmente la lettura e la scrittura del kuzushi-ji da parte dei partecipanti […] l’utente delinea con il mouse un riquadro attorno a un carattere specifico e gli vengono presentati una serie di suggerimenti su quale potrebbe essere il suo corrispettivo. L’utente può quindi confermare la proposta corretta, eventualmente con l’utilizzo di altri strumenti, o basandosi sulla propria conoscenza di un determinato contesto. Minna de Honkoku necessità del giudizio umano sui suoi suggerimenti”.

Questo perché le nuove tecnologie e gli strumenti digitali non nascono per sostituire l’uomo, bensì per aiutarlo nel proprio lavoro.

I testi studiati e le epidemie

Oltre a guide informative su come affrontare e trattare le malattie, questi testi mostrano come anche a distanza di secoli l’essere umano possa vivere esperienze simili, affrontandole diversamente ma provando le stesse emozioni. Speranza, spaesamento, strazio e infine, perché no, un po’ di sano umorismo.

“C’è una descrizione straziante di migliaia di corpi, così tanti che nessuno sapeva cosa farne, che sono stati gettati nella baia di Shinagawa. Stavo leggendo questo quando è arrivata la notizia della mia città natale, Bergamo, alle prese con così tanti corpi di vittime di Covid da dover chiamare l’esercito. Questo mi ha toccato profondamente” ha affermato la professoressa.

“La speranza era fortemente presente”. Così come l’elemento più inaspettato dell’umorismo, “subito dopo il terremoto di Ansei Edo, che costò la vita a più di 4.000 persone, iniziarono ad apparire centinaia di tipi di stampe. La maggior parte di esse raffiguravano un’immagine nota come Namazu-e. La sua funzione era quella di arricchire la vita delle persone colpite dal disastro fornendo loro battute ridicole e volgari. Hashimoto ipotizza che “forse in questo modo si cercava di alleviare lo stress intenso e il trauma causati dalla catastrofe, attraverso l’umorismo e le risate”.

Moretti inoltre sottolinea come questi testi “ci facciano capire che quello che abbiamo vissuto ora con il Covid non è così inedito come continuano a dire i media. Gli esseri umani hanno vissuto epidemie molte volte nel corso della storia. Queste persone hanno attraversato esattamente quello che stiamo attraversando noi ora e sono sopravvissute”.

Stefano Gaffuri

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