Fabrizio De André e Leonard Cohen

Gli appassionati dell’opera di Fabrizio De André conoscono bene le versioni deandreiane di alcune famosissime canzoni di autori stranieri, da Brassens a Cohen. Sebbene i risultati qualitativi di tali cover, sia dal punto di vista musicale che testuale, siano stati altalenanti, e talvolta la versione italiana perdesse il contatto con l’originale tanto da pregiudicarne in parte gli esiti artistici, ciò non può essere detto per la  versione deandreiana  di It seems so long ago, Nancy di Leonard Cohen, forse la canzone più deandreiana di Cohen.

IT SEEMS SO LONG AGO, NANCY
It seems so long ago,
Nancy was alone,
looking at the Late Late show
through a semi-precious stone.
In the House of Honesty
her father was on trial,
in the House of Mystery
there was no one at all,
there was no one at all. It seems so long ago,
none of us were strong;
Nancy wore green stockings
and she slept with everyone.
She never said she’d wait for us
although she was alone,
I think she fell in love for us
in nineteen sixty one,
in nineteen sixty one. It seems so long ago,
Nancy was alone,
a forty five beside her head,
an open telephone.
We told her she was beautiful,
we told her she was free
but none of us would meet her in
the House of Mystery,
the House of Mystery. And now you look around you,
see her everywhere,
many use her body,
many comb her hair.
In the hollow of the night
when you are cold and numb
you hear her talking freely then,
she’s happy that you’ve come,
she’s happy that you’ve come




NANCY
Un po’ di tempo fa
Nancy era senza compagnia
all’ultimo spettacolo
con la sua bigiotteria.
Nel palazzo di giustizia
suo padre era innocente
nel palazzo del mistero
non c’era proprio niente
non c’era quasi niente.
Un po’ di tempo fa
eravamo distratti
lei portava calze verdi
dormiva con tutti.
Ma cosa fai domani
non lo chiese mai a nessuno
s’innamorò di tutti noi
non proprio di qualcuno
non proprio di qualcuno.
E un po’ di tempo fa
col telefono rotto
cercò dal terzo piano
la sua serenità.
Dicevamo che era libera
e nessuno era sincero
non l’avremmo corteggiata mai
nel palazzo del mistero
nel palazzo del ministero.
E dove mandi i tuoi pensieri adesso
trovi Nancy a fermarli
molti hanno usato il suo corpo
molti hanno pettinato i suoi capelli.
E nel vuoto della notte
quando hai freddo e sei perduto
È ancora Nancy che ti dice
Amore sono contenta che sei venuto.
Sono contenta che sei venuto.

Interessanti alcune dichiarazioni fatte da Fabrizio De André durante un concerto (1992-1993) dopo aver interpretato Nancy e Giovanna d’Arco:

Io ho sempre pensato che quando un autore non è abbastanza in vena per assumersi l’onere e la responsabilità̀ di un’opera in proprio, sia bene che traduca altri colleghi che si esprimono in lingue diverse dalla nostra: si raggiungono nell’immediato due scopi sicuri: quello di esercitarsi e quello di dimostrarsi anche soggettivamente umili. […] E poi si raggiunge anche un altro scopo credo oggettivamente utile a tutti: è quello di divulgare quel poco o quel molto di poesia che può esserci nelle canzoni appunto di autori che si esprimano in lingue straniere. […] In pratica io me ne fotto abbastanza della traduzione letterale, anzi non me ne importa proprio niente: cerco di entrare il più possibile nello spirito della canzone e attraverso la canzone stessa addirittura cercare di raggiungere lo spirito di chi l’ha composta. Sono confortato in questo mio non correttissimo modo di agire da quello che diceva il nostro maggiore critico letterario del nostro secolo, Benedetto Croce, il quale distingueva le traduzioni in «brutte e fedeli» e «belle e infedeli». E io di fronte a quello che io reputo essere il bello sono disposto a qualsiasi perfida infedeltà̀.

Delle quattro traduzioni da Leonard Cohen, Nancy è quella che, appunto, risulta più̀ convincente, forse perché́ il tema è assai congeniale al cantautore genovese e la versione italiana riesce in qualche punto a distaccarsi dal testo originale senza sembrare infedele. In questo caso alcune innovazioni o aggiunte di Fabrizio De André sono degne di nota: «dormiva con tutti, / ma “cosa fai domani?” / non lo chiese mai a nessuno: / si innamorò di tutti noi / non proprio di qualcuno / non solo di qualcuno» è una libera traduzione di «she slept with everyone. / She never said she’d wait for us / although she was alone, / I think she fell in love for us / in nineteen sixty one, / in nineteen sixty one», ma con aumento di pathos grazie all’eliminazione dei verba dicendi et cogitandi originali, all’eliminazione dei riferimenti temporali precisi a una vicenda di cronaca realmente accaduta nel 1961, e all’aggiunta della domanda mai pronunciata da Nancy sul domani dei propri compagni. Efficace anche l’opposizione tra «di tutti noi» e «non proprio di qualcuno», con la variatio al verso successivo «non solo di qualcuno».