Translator Window – La rubrica dedicata ai nostri collaboratori free-lance

Diamo parola ai nostri collaboratori freelance! In particolare questi collaboratori, che presenteremo di volta in volta sul nostro blog, sono stati selezionati per la qualità del loro lavoro e per la loro affidabilità.

Oggi presentiamo Luca Umidi

  • Ciao! Raccontaci brevemente i motivi o anche gli eventi, più o meno casuali, che ti hanno portato a fare il lavoro del linguista.

Innanzitutto grazie! Sono contento di poter rispondere a queste domande. Posso dire che già i miei studi superiori hanno avuto un certo orientamento verso le lingue. Ho infatti frequentato un liceo scientifico con sperimentazione inglese-francese, cosa che mi ha portato a perseguire questa strada anche all’università. Mi sono prima iscritto alla facoltà di Lingue per passare poi al corso di Interpretariato e Comunicazione nato dal connubio tra l’Università IULM e la Scuola Interpreti e Traduttori Carlo Bo di Milano. Durante gli studi ho poi avuto la possibilità di lavorare presso l’ufficio di un professionista, chimico di formazione ma diventato traduttore. Posso affermare che sia stata questa la mia reale scuola sotto molti punti di vista. All’interno dello studio mi occupavo della revisione e in seguito della traduzione di brevetti. La revisione mi ha permesso di imparare ad approcciare questa tipologia di documenti e di costruirmi un buon glossario, strumenti insostituibili per affrontare l’attività di traduzione vera e propria. Era un ufficio molto spartano, senza internet ma con dizionari di vario tipo. Lui è stato un maestro per me, mi ha insegnato a ragionare partendo dalle ricerche fatte sui vocabolari e a trovare metodi per velocizzare il processo traduttivo rendendolo addirittura più efficace. Questo mi è poi servito dopo, quando ho intrapreso il mio percorso professionale indipendente. L’uso di internet ha rappresentato una grande facilitazione per reperire riferimenti da cui dedurre la traduzione di alcuni termini e composti, ma mi sono tenuto stretto il metodo di ragionamento, e ho sviluppato processi più o meno personali che mi hanno consentito di aumentare il rendimento, senza trascurare la qualità dei testi tradotti. Sulla base di questa esperienza ho proseguito la mia attività nel settore tecnico-scientifico e brevettuale.

  • Il lavoro del traduttore è un continuo lavoro con e sulla lingua: applichi delle strategie per tenere “allenate” le tue capacità linguistiche (letture, interessi, hobby)?

Credo che l’intervento quotidiano su documenti da tradurre e lo svolgimento delle ricerche correlate costituiscano già di per sé un ottimo allenamento, poiché inducono alla lettura di molti testi in lingua. Per di più oggi con la diffusione della rete abbiamo accesso a contenuti scritti e video in tutte le lingue, e senza che ce ne rendiamo conto siamo continuamente stimolati alla comprensione di idiomi e usi diversi dal nostro. Pensiamo alle notizie ad esempio. Lo si può definire un allenamento quasi inconsapevole ma molto incisivo. Inoltre sono un appassionato di musica, e per questo leggo e guardo interviste, tutorial e recensioni che sono per la maggior parte in lingua. Ulteriore modo per arricchire il mio bagaglio terminologico e di comprensione .

  • Come ti approcci alle tecnologie per la traduzione come i CAT tool o la Machine Translation? Pensi siano un’opportunità o un rischio per il lavoro del traduttore?

Devo ammettere che inizialmente ero un po’ diffidente e ho fatto resistenza per qualche tempo. Poi ho compreso che non era possibile farne a meno, l’unico risultato sarebbe stato quello di diventare obsoleto e vanificare gli sforzi fatti negli anni precedenti perdendo terreno in termini di competitività. Da quel momento ho cambiato approccio e ho deciso di recepire positivamente le nuove tecnologie, pur preservando un’obiettività anche critica. Ritengo siano strumenti molto utili se utilizzati correttamente, sia lato traduttore sia lato agenzia.

  • Ritieni utile seguire corsi di formazione formali e pensi, invece, che la formazione possa essere portata avanti in maniera più informale, da autodidatta, con un proprio percorso formativo nutrito di letture e interessi culturali personali?

Penso che le due cose possano andare di pari passo. Se svolgiamo seriamente il nostro lavoro ci sottoporremo automaticamente a una formazione costante, leggendo, cercando, non fermandoci al primo risultato plausibile. Diversi anni fa ho frequentato un master sulla traduzione medica e farmacologica, che è stato fondamentale per imparare ad approcciare alcuni tipi di testi. Una volta acquisite delle solide basi è possibile restare aggiornati grazie al proprio workflow. Negli ultimi anni ho trovato invece molto utile frequentare corsi sulla Machine Translation ad esempio, per comprenderne meglio il funzionamento e le possibilità, in modo da farmi trovare pronto al momento giusto. Allo stesso tempo, le letture e gli interessi culturali rappresentano strumenti imprescindibili per la formazione della persona e del professionista. Per mantenere viva la propria coscienza critica e avere un punto di vista consapevole su questioni riguardanti ciò che ci circonda, sia nella vita di tutti i giorni sia in ambito professionale.

  • Come porti avanti la tua attività di marketing? Come ti proponi ai potenziali clienti? Pensi sia utile, per un freelance, avere un sito web?

Credo che oggi la diffusione di social network dedicati alla promozione della propria attività professionale come Linkedin ad esempio permettano ad alcune categorie di freelance di sostituire il sito internet tradizionale, che tuttavia conserva alcuni vantaggi contenutistici e forse un carattere di maggiore ufficialità. Quindi sì, il sito web può avere un’indiscussa utilità ma è ugualmente possibile ricorrere ad altri mezzi aventi pari efficacia. Personalmente non posso dire di portare avanti una vera e propria attività di marketing in senso stretto, ma cerco di mettere in primo piano serietà e affidabilità quando mi approccio a una nuova collaborazione potenziale. Nel mondo dei freelance, l’ottenimento di una prima commissione rappresenta una buona possibilità e non il raggiungimento del risultato. Si può anche dire che il rapporto professionista-cliente sia alimentato nel tempo dal perdurare di una reciproca fiducia, dato che per sua natura non è garantito. È fondamentale quindi far capire all’interlocutore che può fidarsi del tuo operato, e un servizio qualitativamente alto e tempestivo è chiaramente il modo più diretto per manifestare il proprio valore da principio.

  • Dicci, in poche parole, ciò che apprezzi della collaborazione instaurata con ASTW

Collaboro con ASTW da settembre 2019. Ho subito percepito nello staff dell’agenzia una forte professionalità e una grande disponibilità, oltre a un approccio amichevole che apprezzo sempre all’interno delle mie collaborazioni. Spesso mi rivolgo ai referenti in ASTW per questioni tecniche e di varia natura e ricevo sempre risposte tempestive con la ricerca di soluzioni volte a portare avanti il rapporto professionale in modo reciprocamente proficuo. Si è creata da subito una buona sinergia.


Luca Umidi

Luca si laurea nel 2004 in “Interpretariato e Comunicazione” all’Università IULM di Milano. Durante gli studi muove i primi passi nel mondo della traduzione professionale grazie al fortunato incontro con un abilissimo professionista, Antonio Masserini. Frequenta nel 2006 un master di traduzione medico-farmacologica e progressivamente costruisce rapporti di lavoro con diverse società di traduzione in ambito tecnico-scientifico e brevettuale. Molte di queste collaborazioni sono ancora in essere e si sono evolute nel tempo. Dal 2005 e per oltre dieci anni ha affiancato alla traduzione l’attività di interprete e mediatore interculturale presso l’Ufficio Asilo Politico del Comune di Milano, esperienza fondamentale per la sua formazione.