Gboard. La tastiera di Google parla in dialetto

Gboard è la tastiera virtuale per smartphone ideata da Google. Come sicuramente saprete, bastano pochi click per cambiare la lingua di inserimento e poter quindi digitare seguendo un sistema linguistico diverso, modificando così suggerimenti e (a volte) il layout della tastiera. Forse, però, non tutti sanno che la tastiera Google è la più poliglotta sul mercato. La diffusione del Web 2.0 e l’ormai onnipresenza degli smartphone in tutto il globo hanno portato il colosso statunitense ad aggiungere nei propri sistemi sempre più codici linguistici. Dall’italiano al pidgin nigeriano, dall’hindu al balinese. Una crescita continua che ha portato la google keyboard a quota 500 lingue supportate, 500!

Sicuramente un traguardo importante, non solo per Google, dal momento che questo dato si tradurrà facilmente in una crescita esponenziale del numero di utenti, bensì anche per gli utenti stessi, i quali avranno la possibilità di utilizzare il proprio idioma per gli ormai irrinunciabili servizi Google.

I dialetti Gboard

Difficile stabilire se sia più per una trovata di marketing o per una politica di inclusione, ma la tastiera Google supporta anche alcuni dialetti italiani. Parliamo di Gboard per Android, visto che per i dispositivi iOS questo aggiornamento non è ancora disponibile.

Secondo i dati ISTAT (datati 2015) il 46% circa della popolazione italiana si esprime prevalentemente per mezzo della nostra lingua nazionale. Il 32% affianca all’italiano un dialetto regionale e soltanto il 14% utilizza in prevalenza questi sistemi linguistici.

Tenendo presente che la conoscenza del dialetto è per lo più affidata alle generazioni dei nostri nonni, o in alcuni casi dei nostri genitori, e considerando che queste generazioni non sono le più internet addected è lecito pensare che questo aggiornamento sia dedicato agli ormai pochi giovani che usano una parlata locale per comunicare.

Gboard supporta ora il ligure, il lombardo, l’emiliano-romagnolo, il ladino, il piemontese, il siciliano, il sardo e il napoletano.

A prescindere dalle motivazioni alla base di questa novità, da linguisti, non possiamo che esserne contenti. La diversità linguista è una ricchezza da tutelare e promuovere, che si tratti di una lingua nazionale o di un dialetto, di migliaia di parlanti o di poche centinaia.

Stefano Gaffuri