Ne abbiamo parlato spesso, l’innovazione tecnologica porta con sé pregi e difetti da non trascurare quando se ne valuta l’impatto sugli utenti. L’IA non fa certo eccezione ed è notizia di pochi giorni l’avvio dell’ennesima causa legale per violazione di copyright contro un sistema di intelligenza artificiale.
Come riportato anche sul sito della Commissione europea, il 18 ottobre scorso le case discografiche Universal Music, ABKCO e Concord hanno intentato causa in un tribunale distrettuale del Tennessee contro l’azienda di intelligenza artificiale generativa Anthropic. Alla base dell’azione legale risiederebbe la violazione di diversi testi musicali protetti da copyright.
Anthropic è una startup americana di intelligenza artificiale, fondata a San Francisco da due fratelli italo-americani, ex membri di OpenAI, Dario e Daniela Amodei. Un nome che forse vi suonerà familiare, visto lo scalpore generato dagli ingenti finanziamenti ricevuti da realtà come Amazon e Google, per non parlare dell’invito alla Casa Bianca ricevuto dai due fondatori per discutere dello sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale.
Il loro principale prodotto, Claude, è uno strumento di intelligenza artificiale generativa simile al più celebre ChatGPT. Questo chatbot può essere utilizzato, tra le altre funzioni, per generare e riformulare testi di canzoni famose, così come per scriverne di nuove da zero.
Ma come vedremo, quando si parla di modelli linguistici di grandi dimensioni, nulla è creato da zero.
Leggi anche:
- Una riflessione su Intelligenza artificiale, brevetti e nuovi farmaci
- I rischi dell’intelligenza artificiale in ambito giuridico
Intelligenza artificiale e la causa delle case discografiche
Secondo l’accusa, i risultati ottenuti utilizzando questa Intelligenza artificiale copiano i testi protetti da copyright. Utilizzati con ogni probabilità come dati di addestramento per il modello di IA.
A supporto della tesi sono stati forniti esempi in cui è stato richiesto al ChatBot di fornire i testi di canzoni come “Roar” di Katy Perry, “I Will Survive” di Gloria Gaynor e “You Can’t Always Get What You Want” dei Rolling Stones.
Inoltre, quando è stato chiesto a Claude di “scrivere una canzone sulla morte di Buddy Holly”, l’IA ha risposto generando un output che copia direttamente dalla canzone “American Pie” scritta da Don McLean, nonostante il messaggio non specificasse titolo, artista o autore. Violando così il diritto d’autore detenuto dalla Universal.
Nonostante esistano numerosi siti sui quali è possibile visionare un vasto numero di testi musicali, occorre ricordare che questi ultimi devono aver stipulato accordi di licenza con gli editori musicali, pagando loro delle quote concordate.
L’intelligenza artificiale ha certamente il potenziale per rivoluzionare innumerevoli settori professionali, occorre però un’accurata supervisione da parte di esperti e sviluppatori. La stessa supervisione che richiede la traduzione automatica, come abbiamo più volte sottolineato all’interno del nostro blog.
Foto di cottonbro studio da Pexels





