Written by ASTW

Corsi per traduttori: sconti del 40% previsti per il periodo estivo!

CORSI DI FORMAZIONE PER TRADUTTORI

Approfittate degli sconti previsti per il periodo estivo!

Nel sito sono attivi i seguenti corsi rivolti in particolare ai traduttori:

SCONTI ESTIVI

Chiunque si iscriva nel mese di luglio ed agosto ha diritto a uno sconto del 40% su tutti i corsi, anche quelli che si terranno da settembre. Per usufruire dello sconto, è necessario prima di tutto iscriversi nella piattaforma, dopodiché si riceverà un codice di sconto da inserire in fase di acquisto del corso.

Come usare lo sconto

Per usufruire dello sconto è necessario inserire il codice-coupon est201740 durante la procedura di pagamento. Attenzione: il codice sarà valido solo fino al 31 agosto.

È possibile iscriversi al prezzo scontato e frequentare il corso quando si avrà tempo, ad esempio una volta ultimate le vacanze!

Written by ASTW

Attivazione dei corsi online per traduttori (addendum)

Sconti per i corsi di formazione per traduttori

Date le numerose richieste di chiarificazione, riporto qui a seguire la politica degli sconti per i corsi di formazione per traduttori.

Come usufruire degli sconti

È previsto uno sconto per i soci di AITI, ANITI e Assointerpreti che è pari al 15% del prezzo del corso. Per poter godere dello sconto è necessario anticipare via email la propria intenzione di partecipare a un evento formativo in qualità di socio di un’associazione di categoria e di fornire il proprio numero di matricola o altro documento attestante la propria adesione all’associazione. Dopodiché verrà inviato un codice-coupon sconto, da inserire nella piattaforma durante l’iscrizione e il pagamento.

Altri sconti

È possibile richiedere un preventivo specifico per l’acquisto di un pacchetto di 2 o più corsi. In tali casi, verrà offerto un prezzo scontato vantaggioso e, in caso di conferma, verrà inviato codice-coupon sconto, da inserire nella piattaforma durante l’iscrizione e il pagamento.

In certi casi, è previsto uno sconto per studenti: tale circostanza sarà segnalata nella pagina del programma del corso.

 

Ulteriori informazioni sui corsi: https://www.a-stw.com/corsi-di-formazione/

La piattaforma di e-learning: https://a-stw.elogos.cloud/

 

Per maggiori informazioni, inviare una email all’indirizzo training@a-stw.com

Written by ASTW

Attivazione dei corsi online per traduttori

Corsi di formazione per traduttori: le iscrizioni sono aperte

Finalmente, i primi corsi di formazione per traduttori sono stati attivati. Qui è possibile prendere visione della pagina dei corsi. I corsi sono riconosciuti da AITI, ANITI e Assointerpreti nel contesto della formazione continua per l’acquisizione del crediti formativi.

Una modalità efficace di apprendimento

I corsi possono essere organizzati come webinar o slideshow (in questo caso sono sempre attivi e possono essere frequentati in qualsiasi momento) e sono offerti tramite una piattaforma di e-learning dedicata.

Particolare enfasi è data in ogni caso alle esercitazioni, che possono essere commentate con l’insegnante nel corso dei webinar o via Skype o chat nel caso degli slideshow.

Prima di procedere con il pagamento e seguire il corso, è necessario iscriversi in questa pagina. Il pagamento può essere eseguito online o tramite bonifico bancario, secondo la modalità descritta nella piattaforma. Al completamento dell’attività, il sistema rilascerà l’attestato di partecipazione nominativo.

Per qualsiasi altra richiesta di informazione sui corsi di formazione per traduttori, è possibile inviare una email all’indirizzo training@a-stw.com.

Written by Domenico Lombardini

Estensione del concetto di natura?

Prima dell’alba delle biotecnologie

È sempre arbitrario stabilire l’inizio di una nuova era, tuttavia si può dire che le biotecnologie e la proprietà intellettuale si incontrarono prima delle conoscenze scientifiche e delle capacità tecniche fondamentali che permisero solo successivamente l’esplosione di questa nuova scienza applicata, per veleggiare poi verso i brevetti genetici e gli organismi geneticamente modificati. Parlo naturalmente della scoperta della struttura del DNA (1953, Rosalind Franklin, James Watson e Francis Crick) , dei modelli creati sulla stessa per spiegarne la funzione e la replicazione, e delle tecniche per manipolare più facilmente the big one, il DNA per gli americani. Ma non precorriamo i tempi. A molti di noi il nome di Henrietta Lacks non dirà molto, ma è da lei che vorremmo iniziare la nostra storia verso una ridefinizione o estensione (o aggiornamento?) di ciò che intendiamo vita alla luce della moderna biologia molecolare e delle sue applicazioni biotecnologiche (protette dai brevetti). Vorrei qui enfatizzare più su come venga a modificarsi la nostra percezione di natura, e meno sugli aspetti problematici correlati ai brevetti biotecnologici di cui mi sono già occupato altrove (Geni ad personam, Sapere, Dedalo ed., agosto 2010, anno 76°, n. 4).

Le cellule immortali di Henrietta

Erano tempi in cui il consenso informato all’uso di tessuti o derivati degli stessi era ancora lì da venire, e comunque quando non si aveva nulla dell’attuale attenzione per la legittimità dello sfruttamento (economico o meno) dei derivati biologici, specie di origine umana. Ciò naturalmente per la mancanza di strumenti e conoscenze attraverso cui manipolare la materia vivente in maniera tanto pervasiva da suscitare legittime preoccupazioni di natura etica. Si può dire, infatti, che i progressi della scienza, specie delle scienze naturali e biologiche, instaurando una continua dialettica con la società civile hanno permesso esse stesse l’emergere delle opportune contromisure per criticarne e limitarne gli effetti sulla nostra vita, un meccanismo, per così dire, a feedback autolimitante. Quindi, piuttosto di inibire a monte la ricerca scientifica e le sue applicazioni, bisognerebbe anzi permetterne il completo sviluppo e spiegamento, allorquando sarà possibile criticarne alcuni aspetti e limitarne talune applicazioni considerate nocive o non eticamente accettabili. Ma torniamo di certo alla nostra Henrietta Lacks. Nata nel 1920 a Roanoke, in Virginia, Henrietta fu una donna statunitense morta a causa di un tumore, il cui nome è legato alla famosa linea cellulare HeLa, che prende il nome dalle prime due lettere del suo nome e cognome (da sposata). Queste cellule sono state in seguito brevettate, e sono attualmente in commercio (seppure in forme modificate rispetto alle originali) e ampiamente usate nella ricerca biomedica, benché la loro inconsapevole donatrice sia morta già da 61 anni, nell’agosto del 1951. Il dottor George Otto Gey, una volta ottenuto un campione di tessuto tumorale (di cervice uterina) dalla Lacks, è riuscito a propagarne le cellule in vitro e, di generazione in generazione, tali cellule hanno acquisito un fenotipo “immortale”, ossia la capacità di crescere indefinitamente sotto condizioni appropriate di coltura. È stato calcolato che, ad oggi, le cellule HeLa coltivate nell’arco dei decenni sono ben maggiori della somma delle cellule che costituivano l’intero corpo della Lacks. Sono stati avanzati dubbi sulla legittimità di commercializzare cellule e tessuti di una persona, ma successivamente una corte americana (nel caso Moore vs Regents of the University of California) ha stabilito la legittimità di commercializzare tessuti di scarto e cellule derivati da un corpo umano.
Ma le cellule HeLa sono veramente le cellule della sua donatrice? È interessante notare come tali cellule abbiano 82 cromosomi (a fronte dei 46 di ogni nostra cellula somatica), e tale peculiarità ha indotto alcuni ricercatori ha proporre le HeLa come nuova specie a se stante. Ne hanno proposto addirittura il nuovo nome tassonomico di Helacyton gartleri. Tali cellule sono talmente differenti dal tessuto da cui sono state originate (in termini di capacità di crescita, nicchia ecologica e resistenza a condizioni ambientali estreme) da non considerarsi più strettamente umane né un prodotto della natura. Esse possono essere considerate un dispositivo biologico sui generis da utilizzare per diversi scopi.

Animali-dispositivi

Gli impressionanti progressi di questa giovane scienza e delle sue applicazioni tecniche nell’ingegneria genetica hanno permesso poi di concepire e realizzare costrutti ben più sofisticati delle cellule HeLa. Se quest’ultime furono un risultato della serendipità, le biotecnologie possono impartire oggi in modo preciso e deliberato, virtualmente a qualsiasi organismo vivente, una caratteristica o proprietà di interesse. A seguire ripoterò alcuni esempi di brevetti depositati, da cui si potrà vedere come gli organismi viventi possano diventare dei meri dispositivi da sfruttare, di volta in volta, in diversi campi: dalla ricerca scientifica alla produzione industriale.
Uno degli hot spot di certa critica alla ricerca biomedica è l’utilizzo degli animali per testare sostanze, come farmaci e cosmetici. Le biotecnologie offrono a volte la possibilità di ridurre il numero di animali sperimentali, come nel caso del brevetto del 2007 (US 7.202.392 B2), assegnato a The General Hospital Corporation (Boston). In questo brevetto si illustra la possibilità di usare un topo transgenico come dispositivo per testare sostanze da applicare sulla cute, come cosmetici e farmaci topici. Il topo in questione contiene un gene la cui attivazione nella cute ad opera di sostanze irritanti porta all’emissione di fluorescenza. Quindi, dopo l’applicazione della sostanza da testare, l’emissione di fluorescenza sarà indicativa di un fenomeno infiammatorio in atto. Quindi la cute o il topo intero può essere usato anche diverse volte per testare il potenziale effetto irritante delle sostanze da testare, riducendo in questo modo il numero di animali da sacrificare.
Un altro buon esempio è un brevetto del 2006 (US 2006/0156420 A1) in cui viene descritto un topo che possiede un fegato chimerico uomo-topo da utilizzare per lo studio di farmaci antimalarici. Il Plasmodium falciparum, l’agente eziologico della malaria, inoculato nel topo troverà il suo “ospite” naturale, ossia le cellule epatiche umane (che “coabitano” con quelle di topo), rendendo quindi possibile il test di sostanze che ne inibiscono il ciclo vitale.
In altri casi, gli animali possono essere utilizzati come dispositivi produttori di sostanze di interesse. Ad esempio come nel brevetto US 2007/0011752 A1, in cui si offre la possibilità di produrre qualsiasi sostanza proteica di interesse (ormoni, anticorpi, enzimi, ecc.) nella saliva di un animale transgenico che produce in natura grandi quantità di saliva, come un ruminante. Potenzialmente più problematico, dal punto di vista etico, è il caso di alcuni brevetti in cui, ad esempio, si propone l’utilizzo di chimere tra organismi di specie differenti per trarne linee di cellule staminali da mettere in commercio.

Dagli animali all’uomo

In linea di principio, tutte le applicazioni biotecnologiche e le manipolazioni genetiche che abbiamo sopra menzionato negli animali non umani sarebbero applicabili all’uomo, se questo non fosse bizzarro o inutile dal punto di vista commerciale o economico. Esistono non dimeno alcune limitazioni alla brevettabilità in campo biotecnologico, e queste proibiscono processi o metodi per: a) clonare essere umani; b) modificare la linea germinale degli esseri umani; c) usare gli embrioni umani per scopi commerciali; e d) modificare l’identità genetica di animali, sapendo a priori che tale modifica arrecherà inutili sofferenze all’animale in questione senza che vi sia alcun potenziale beneficio medico per chicchessia.
Recentemente, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una decisione nel caso giudiziario che contrapponeva Greenpeace al Dr. Oliver Brüstle, un importante ricercatore tedesco impegnato nelle tecniche rigenerative del sistema nervoso centrale. Brüstle aveva ottenuto in Germania un brevetto in cui si rivendicava la possibilità di usare a fini commerciali e di ricerca le cellule staminali derivate dall’embrione umano. Le applicazioni erano quelle della rigenerazione del sistema nervoso centrale, come ad esempio nella cura del morbo di Parkinson e di altre malattie neurodegenerative. La decisione della Corte (https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2011-10/cp110112en.pdf) ha accolto l’istanza sollevata da Greenpeace e ha disposto che il processo che prevede la rimozione di una cellula da un embrione umano, da cui creare ad esempio neuroni da usare in una terapia rigenerativa, non può essere oggetto di brevettazione. Né è brevettabile l’uso di embrioni umani per scopi di ricerca scientifica. L’ambito di brevettabilità (ossia ciò che può essere legittimamente protetto da un brevetto), secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, è limitato all’uso di embrioni umani per scopi terapeutici e diagnostici, che vengono tuttavia applicati al solo embrione. La Corte ha anche stabilito che “embrione” è da intendersi in senso lato: esso è la cellula uovo fertilizzata ma anche la cellula uovo il cui nucleo è stato rimosso e rimpiazzato con un nucleo di una cellula somatica. In altri termini, embrione è qualsiasi cellula potenzialmente in grado di portare allo sviluppo di un organismo intero. Come detto, è stata anche esclusa dal brevetto la possibilità di ottenere precursori neuronali, perché tale processo implica la distruzione fisica dell’embrione stesso.
Da ultimo, occorre vigilare sul rapporto biotecnologie-proprietà intellettuale. Ciò è ancora più vero per i cosiddetti brevetti genetici, in cui l’oggetto di brevettazione è il gene. Molti, infatti, considerano illegittimo estendere diritti di proprietà sul genoma e che tali brevetti ostacolino la stessa libertà della ricerca scientifica.

Written by ASTW

Quali sono i tuoi bisogni formativi?

Corsi per traduttori: la tua opinione per migliorare l’offerta

A breve saranno finalmente online i corsi per traduttori attraverso una nuova piattaforma di e-learning. I materiali sono pronti ma per attagliare meglio il contenuto e il formato dei corsi sulle reali necessità dei possibili partecipanti abbiamo bisogno del tuo aiuto.

I primi corsi per traduttori ad essere attivati saranno i seguenti:

• Lineamenti di traduzione, scrittura ed editing in ambito medico
• La traduzione brevettuale: la lingua delle invenzioni
• Transcreazione
• La traduzione automatica: uno strumento potente per il traduttore tecnico

I nostri corsi sono riconosciuti da AITI, ANITI e Assointerpreti per il programma di acquisizione dei crediti formativi.

Aiutaci a capire di più sulle tue preferenze partecipando ai sondaggi

Ti chiediamo quindi di darci la tua opinione e le tue preferenze sugli argomenti e le modalità di fruizione dei corsi per traduttori partecipando ai seguenti sondaggi. Ti ringraziamo sin da ora per il tuo aiuto!

Quali tra questi argomenti ti piacerebbe approfondire?

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Quale tra queste modalità di partecipazione ti sembrano più opportune?

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Quale tra queste opzioni di frequentazione consideri migliore? (per le lezioni frontali tipo webinar)

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Written by Letizia Merello

Post-editing: oltre il luogo comune

Il post-editing della traduzione automatica, spesso “snobbato” perché ritenuto una soluzione di scarsa qualità, rappresenta invece in molti casi un’opportunità per ridurre tempi e costi ottenendo comunque risultati ottimali.

Non tutti i tipi di testo si prestano a questo approccio: in linea di massima sono da privilegiarsi i testi lineari e non particolarmente discorsivi, con numerose ripetizioni. Un esempio pratico? La traduzione automatica funziona meglio su un testo tecnico piuttosto che su un testo di marketing, poiché quest’ultimo richiede una rielaborazione del testo originale nella lingua d’arrivo, il che renderebbe la traduzione automatica praticamente inutile. È quindi consigliabile condurre un’analisi a monte, o pre-editing, per capire se la traduzione automatica può davvero essere utile, e soprattutto per rilevare e prevedere i potenziali problemi, in modo che il traduttore sappia su quali aspetti concentrare la sua attenzione in fase di revisione.

L’errore più diffuso, quando si parla di post-editing, è pensare che tutti i motori di traduzione siano generici e spesso imprecisi come Google Translate. In realtà, molte aziende sfruttano da tempo la possibilità di creare motori di traduzione personalizzati, avendo a disposizione una grande quantità di dati con cui allenarli, e addirittura di diversificarli in base agli argomenti o alle tipologie di testo.

A seconda del testo e della qualità del motore di traduzione, l’intervento di post-editing può essere minimo, limitato alle sole correzioni essenziali per ottenere un testo formalmente corretto, o più profondo, completo ad esempio di modifiche stilistiche. Tra le variabili in gioco in questo senso figurano anche il pubblico di destinazione e, naturalmente, le specifiche fornite dal cliente. È inoltre bene tenere presente che la traduzione automatica non garantisce risultati soddisfacenti in tutte le combinazioni linguistiche: in linea di massima, il livello qualitativo è buono per le lingue latine e nordiche, mentre le lingue asiatiche e quelle che si leggono da destra a sinistra sono più complesse da trattare.

Un uso intelligente della traduzione automatica, accompagnato da interventi mirati di post-editing, può quindi dare risultati sorprendentemente positivi in termini di produttività, senza rinunciare all’ingrediente indispensabile per un testo finale impeccabile: il tocco umano.

Written by Francesco Mana

La localizzazione e il traduttore

Cosa sia la localizzazione è ben noto a tutti gli operatori del settore, ma quali sono i problemi con cui si deve misurare quotidianamente il “localizzatore”? Vediamone alcuni.

Prima di tutto, è bene conoscere la destinazione dei testi che compongono un software e un sito Web:

  • Interfaccia utente (comunemente UI), ovvero tutti i componenti che consentono l’interazione tra utente e macchina (menu, pulsanti ecc.)
  • Istruzioni, ovvero testi che istruiscono l’utente sui processi e sulle operazioni da compiere
  • Contenuti vari

 

In base al tipo di stringa (più o meno l’equivalente di un segmento) che ci si trova davanti, sarà necessario utilizzare uno stile differente. Gli standard, sostanzialmente dettati dalla guida di stile Microsoft, disponibile insieme ad altre risorse sul relativo portale linguistico, prevedono l’uso dell’imperativo singolare in caso di UI, mentre per le istruzioni è previsto l’infinito. Un bravo localizzatore dovrà essere in grado di riconoscere la categoria a cui appartiene la stringa e tradurla secondo lo stile appropriato ma, ahimè, la quasi totale mancanza di contesto e di collegamenti logici fra le stringhe che caratterizza questa tipologia testuale non aiuta affatto!

 

Altro cruccio per il localizzatore sono i tag: difficilmente saranno tag di formattazione, più spesso si tratterà di veri e propri segnaposto. Una stringa molto comune nei SW è quella che indica la pianificazione di un aggiornamento e assomiglia molto a “The software will be updated on @”: è evidente che il tag verrà sostituito da una data, ma attenzione a liquidare velocemente la traduzione con “Aggiornamento previsto il @”! E se il giorno previsto fosse l’11? Per una buona traduzione è necessario prendere in considerazione ogni elemento che potrebbe sostituire il tag, e fare in modo che la stringa localizzata sia adeguata a ogni opzione possibile. Ad esempio in questo caso è possibile togliersi dagli impicci con un piccolo escamotage: “Aggiornamento previsto in data @”.

 

I piccoli dettagli fanno la differenza tra un software o un sito Web ben localizzati e un lavoro approssimativo, e in questo la localizzazione non è diversa da ogni altro tipo di traduzione.

Written by ASTW

La traduzione automatica funziona!

I traduttori hanno paura della traduzione automatica? Si assiste stranamente a due percezioni diametralmente opposte: quella secondo cui la traduzione automatica non serve a nulla perché “faccio prima a tradurre daccapo che a fare il post-editing”; oppure che la traduzione automatica, prima o poi, metterà a repentaglio il lavoro del traduttore, perché “raggiungerà un livello di qualità tale da rendere quasi superflua la nostra professione”. Sono, a mio parere, due punti di vista non solo opinabili, ma del tutto infondati.

La machine translation (MT), è vero, ha grossi limiti in testi in cui l’aspetto creativo e, se si vuole, transcreativo, è indispensabile. Tuttavia, mostra grosse potenzialità nei testi tecnici e in generale in quelli a contenuto scientifico. Allo stato attuale della tecnologie e delle nostre conoscenze, tuttavia, tali prestazioni sono ben lungi da rappresentare una reale minaccia per il lavoro del traduttore.

Cavalca la tigre!

È innegabile: alcuni traduttori peccano di luddismo. Prima hanno avuto paura dei CAT tool e ora della machine translation. Le nuove tecnologie rappresentano delle sfide non delle minacce da cui difendersi. Qui Caso studio_Kantan-ASTW la nostra esperienza nell’uso della machine translation nella traduzione brevettuale, in particolare avvalendoci della tecnologia di Kantan MT.

Written by ASTW

Il manuale del traduttore di Giacomo Leopardi

Nello Zibaldone, Giacomo Leopardi fa diverse annotazioni su argomenti che in modo diretto o indiretto hanno attinenza con la traduzione. Ne Il manuale del traduttore di Giacomo Leopardi, curato da Bruno Osimo e Federica Bartesaghi, gli autori hanno selezionato varie di queste citazioni e le hanno poi ricollocate secondo la logica di un manuale di traduzione, come se fossero state scritte nell’àmbito di un impianto teorico contemporaneo. In questo modo le citazioni e il testo che le accompagna costituiscono un vero e proprio manuale di traduzione dal quale traspare la modernità del pensiero di Leopardi, la sua lungimiranza e universalità e, in certi casi, anche l’avanguardia delle sue teorie anche rispetto ad altre che sono venute molto dopo di lui.

Written by ASTW

La traduzione brevettuale – Parte II

(segue il post)

La descrizione della realizzazione è fatta con continuo riferimento alle figure. Ecco allora che ricorrono espressioni come: with reference to fig. … (in riferimento alla figura …), as shown in fig. … (come mostrato nella figura …), illustrated in fig. … (illustrato nella figura …), with continued reference to fig. … (con continuo riferimento alla figura …). Altre espressioni tipiche per chiarire ciò a cui ci si riferisce sono: with respect to (rispetto a), relative to, in accordance with (secondo). L’ultima parte del brevetto è formata dalle rivendicazioni (claims) ed identifica quanto forma diritto di esclusiva: è evidente ancora una volta la mancanza di verbi di modo finito.

Caratteristiche del linguaggio brevettuale

Il linguaggio brevettuale deve rispondere ad esigenze particolari tra cui quella di coniare nuovi termini, in quanto i prodotti descritti sono nuovi. Altra esigenza è quella della chiarezza e della compiutezza nella descrizione affinché il nuovo prodotto sia inequivocabilmente inteso: da qui la necessità di adeguarsi a norme precise che limitano l’uso della punteggiatura in alcune parti testo. L’eleganza e la correttezza formale passano dunque in secondo piano rispetto alla necessità di esprimere chiaramente i concetti. Le ripetizioni per esempio vengono impiegate in larga misura per insistere sugli scopi dell’invenzione. Il lessico è povero perché lo scopo principale è la descrizione completa dell’invenzione, evitando divagazioni che potrebbero avere un effetto negativo. Nel linguaggio brevettuale troviamo dei costrutti standard, come:

– almeno uno (at least one) usato quando un certo elemento può essere presente singolarmente o insieme ad altri identici;

– sostanzialmente (substancially) viene impiegato con il significato di “in misura preponderante, ma non in modo assoluto”;

– comprende (comprise) è l’espressione usata quando non si vuole escludere altri elementi;

– è costituito da (constitute) comporta invece l’esclusione di qualsiasi altro elemento.

Altre caratteristiche sono:

  1. La sezione del brevetto in cui viene identificato il campo dell’invenzione si apre sempre con l’espressione this invention relates to …;
  2. improved è l’espressione spesso usata per sottolineare la novità dell’invenzione in certe caratteristiche che apparecchiature simili già note non avevano;
  3. i verbi comprise e include (comprendere, includere) si trovano sempre nei brevetti e servono ad introdurre l’elenco delle parti dell’invenzione;
  4. all’invenzione che si presenta nel brevetto ci si riferisce quasi sempre con l’espressione the present invention o this invention;
  5. quando vengono descritte le tecniche già note si usa sempre il verbo know al passivo: is/are known;
  6. viene sempre fatto riferimento puntuale alle invenzioni precedenti nello stesso campo, e la descrizione di queste è sempre introdotta dai verbi disclose o describe (descrivere);
  7. largo uso del verbo avere, soprattutto nella forma participiale having quando si vuole aggiungere una serie di particolari alla descrizione che stiamo facendo;
  8. la parola embodiment è sempre usata in riferimento alle realizzazioni dell’invenzione e preferred embodiment si riferisce alla realizzazione migliore;
  9. quando vengono descritte le figure, di solito vengono introdotte con l’espressione figure (n) is a view, e spesso si usano le espressioni sectional view, cross-section view, exploded view, a view taken along;
  10. si ricorre spesso all’uso della parola means che significa mezzi;
  11. nelle rivendicazioni si trovano le espressioni according to the claim (n), o according to any one of preceeding claims.
  12. quando si descrivono i vantaggi dell’invenzione si ripete according to this invention;
  13. largo uso di frasi finali per descrivere gli scopi dell’invenzione e le funzioni delle parti che la compongono. Queste vengono formate in due modi: a) for +ing form; b) infinito + to;
  14. largo uso di frasi consecutive implicite formate da thereby + ing form;
  15. largo uso di frasi con valore strumentale formate con by + ing form;
  16. le forme verbali più usate sono quelle del simple present, participi e infinito.

Quando si descrivono operazioni che si sono svolte nel passato si usa il past tense. Esigua è la presenza delle forme di futuro, present perfect e dei modali;

  1. largo uso delle forme passive;
  2. estrema ripetitività delle singole parole e di intere espressioni;
  3. i sostantivi presenti nell’abstract sono ripetuti con estrema frequenza: questo significa che il traduttore una volta tradotto l’abstract, ha già tradotto più della metà dei sostantivi del testo. La traduzione brevettuale: aspetti linguistici e glottodidattici 7 8

Il traduttore della lingua tecnica

Tentare di approfondire la conoscenza di una lingua straniera attraverso la traduzione è importante ma non è sufficiente a formare il traduttore. Questi ha bisogno di una preparazione particolare che consideri la traduzione non come un mezzo per migliorare genericamente la conoscenza di una lingua ma un fine preciso da proporre allo studente che già deve avere delle nozioni di base. Inoltre anche quando lo studente abbia raggiunto la capacità di riflettere su tutti quei fatti linguistici e culturali che permettono di decodificare e codificare nuovamente in un’altra lingua certi messaggi e operare a tutti quei livelli (morfosintattico, semantico, stilistico) descritti in precedenza, si troverà in difficoltà di fronte a testi che usano una lingua specialistica.

Il problema che il traduttore si trova ad affrontare nella traduzione di un brevetto è prima di tutto quello della conoscenza del contenuto di cui si parla. La traduzione di un testo di chimica richiederà la conoscenza di alcune nozioni fondamentali di quella materia, così come la traduzione di un manuale di informatica sarà abbastanza difficile per chi non conosce questo settore. D’altra parte il campo della tecnica e quello della scienza si sono divisi in tanti settori specializzati ed è praticamente impossibile per il traduttore di professione, che in molti casi ha avuto una formazione di tipo umanistico, avere una conoscenza di tante materie specialistiche. È più facile e più veloce fornire certe conoscenze linguistiche ad un tecnico del settore che già abbia una preparazione di base in una certa lingua, e addestrarlo a tradurre sempre quel particolare tipo di testi anziché rivolgersi a chi abbia una buona conoscenza della lingua in questione ma non abbia familiarità con quei tipi di testo. Il buon traduttore non può essere identificato automaticamente con chi conosce bene una lingua. Il linguaggio brevettuale ha certe caratteristiche, come la lunghezza dei periodi senza segni di punteggiatura o l’uso continuo di forme non finite dei verbi che lo rendono del tutto diverso dalla lingua comune. Traduttori che non facciano uso della lingua in nessun altro modo perdono, con il tempo, l’abilita di parlare una lingua.

Non solo dunque la traduzione è un’abilità speciale, che quindi richiede una organizzazione specifica ma occorre anche una specializzazione sul tipo di testo che si vuole affrontare. L’approccio fraseologico è molto importante nel campo scientifico dove abbiamo a che fare con i linguaggi speciali. La specializzazione da parte del traduttore non è sempre possibile e per questo motivo è importante fornire completa informazione sull’uso dei termini in un campo particolare. Su questo tipo di testi si potrebbe anche tentare l’impiego di nuove tecniche. È proprio nella traduzione del linguaggio tecnico tutto denotativo e altamente specializzato che potrebbe risultare utile l’impiego del computer, non solo perché potrebbe essere tentata una sorta di traduzione automatica per lo meno parziale, grazie proprio alle caratteristiche principali di questo linguaggio (un lessico limitato e ripetitivo, una sintassi ristretta e il fatto che evita tutte le ambiguità del linguaggio) ma anche per aiutare il traduttore in altre operazioni.

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