Bentornati a una nuova puntata di “Regioni e dialetti“! Dopo i pasticcini siciliani della scorso episodio che ne direste di un bello Spritz? La smetterò prima o poi con i luoghi comuni, ma non è questo il giorno. Oggi ci spostiamo in direzione nord-est, fino al Veneto, alla scoperta del dialetto, o meglio dei dialetti, di questa regione.
Partiamo subito con la questione più calda: lo Stato italiano non riconosce al dialetto veneto lo status di lingua. Il veneto è dunque a tutti gli effetti un dialetto, o meglio un insieme di dialetti.
La questione è alquanto complessa e ho quindi deciso di iniziare con una doverosa premessa: a livello linguistico, non vi sono differenze sostanziali tra lingue e dialetti. Le differenze sono principalmente a livello politico-amministrativo.
Ciononostante, così come per il siciliano, l’International Organization for Standardization (ISO) ha attribuito alla parlata veneta il codice ISO 639-3 vec. Codice ISO che ricordiamo è previsto solamente per le lingue, non per i dialetti.
L’UNESCO, inoltre, ne ha riconosciuto lo status di lingua nel 1999, inserendolo nell’elenco delle lingue in pericolo di estinzione.
Detto questo, cito testualmente quanto appare sul sito del Senato della Repubblica: “La lingua veneta, parlata nella regione Veneto, è tra quelle maggiormente discriminate da parte dallo Stato italiano, che erroneamente la classifica come un dialetto dell’italiano”. Erroneamente, sì, perché come sostiene anche il linguista Michele Loporcaro, il veneto non è una variante dell’italiano bensì un “dialetto romanzo primario“, derivante direttamente dal latino.
Le origini del dialetto
Come anticipato, il veneto non deriverebbe quindi dall’italiano, ma dal latino.
Le parlate dialettali della penisola italiana vengono spesso suddivise in tre grandi gruppi, a loro volta diversificati in vari sottogruppi. Si parla, in questo caso, della classificazione di Clemente Merlo, il quale suddivide i dialetti italiani su base geografica, ottenendo la ripartizione in dialetti settentrionali, toscani e centro-meridionali.
Il veneto, geograficamente, appartiene quindi al primo gruppo. I dialetti settentrionali hanno peculiarità comuni e sono chiamati anche gallo-italici. Una caratteristica di queste parlate è la alta frequenza di parole che finiscono per consonante, diversamente da quanto si verifica nella lingua italiana. Questa è una costante di tutti i dialetti settentrionali, eccezion fatta per il veneto, dove l’impostazione differente deriva da una diversa origine del sistema linguistico.
Se è possibile ricondurre a un’origine gallica la maggioranza dei dialetti parlati in questa area geografica, altrettanto non si può dire per le parlate venete. Queste, infatti, si sono sviluppate grazie alla popolazione “venetica”, vale a dire gli antenati degli attuali veneti, vissuti in Italia a partire dal II millennio a.C.
Varianti del dialetto veneto
Secondo una ricerca dell’ISTAT del 1998, il 52% dei veneti parla principalmente la lingua regionale, che per mille anni fu la lingua ufficiale della Serenissima Repubblica di Venezia.
Ma cosa si intende per lingua regionale?
Sul sito dell’Istituto Lingua Veneta, un ente autonomo di tutela, si può leggere che “il veneto, come tutte le lingue, si compone di diversi dialetti, che si sono formati a seguito di vicende storiche, politiche e geografiche”.
Le parlate venete possono essere suddivise in:
- Occidentali (nel veronese e in Trentino)
- Centrali (nel vicentino e padovano)
- Settentrionali (Belluno e Pordenone tra le altre)
- Veneto da mar (Venezia, Trieste e Fiume)
Va detto che, nonostante le differenze sostanziali all’interno di queste varianti dialettali, i dialetti del Veneto restano in ogni caso intelligibili gli uni con gli altri.
Ma non finisce qui.
Il dialetto veneto non è parlato solamente all’interno dei nostri confini nazionali, o in territori storicamente legati all’Italia. Varianti del veneto sono infatti presenti in Croazia, Brasile (dialetto veneto brasiliano o Talian), Messico e Argentina.
A pensarci bene, Marco Polo parlava proprio in veneziano.
Alla prossima puntata.
Stefano Gaffuri





