Traduttori, agenzie, clienti e cugini: chi ha ragione?

Nel settore dei servizi linguistici si notano due atteggiamenti speculari, entrambi sostanzialmente errati: la mancata consapevolezza, da parte di alcuni clienti, del lavoro necessario per ottenere la qualità richiesta; e la difficoltà, da parte di alcuni traduttori, di accettare di lavorare in un mercato non regolamentato. Per questo motivo, i traduttori talvolta ricorrono all’argomentazione “Fattela fare da tuo cugino” per rivendicare una sorta di monopolio che non potrebbero in alcun modo avere su un lavoro, quello della traduzione, che è in primo luogo un lavoro che si svolge con le parole.

Non è mia intenzione sminuire la professionalità dei traduttori, tutt’altro. Ma l’argomentazione “Fattela fare da tuo cugino” è spesso portata avanti per paura della concorrenza e della mancanza di regolamentazione, quando sono proprio la concorrenza e la mancanza di regolamentazione a fare del settore dei servizi linguistici un ambito così dinamico e innovativo. Con la regolamentazione e l’uso dei brevetti sui software, non avremmo avuto, anni addietro, uno sviluppo così impetuoso dell’industria informatica. La regolamentazione, la proprietà intellettuale (si leggano gli studi di Boldrin e Levine) e l’inibizione della concorrenza ostacolano sostanzialmente l’innovazione e l’aumento di produttività, che sono, in ultima analisi, dei veri e propri beni della collettività.

Ovviamente, la paura è che la concorrenza avvenga solo sulle tariffe, il che potrebbe essere vero a prima vista. Ma secondo me è un falso problema. È del tutto plausibile che la machine translation e altre forme di automazione riescano a ridurre sempre più, col tempo, le tariffe. Già oggi in molti settori i traduttori sono quasi esclusivamente post-editor di testi pre-tradotti da una macchina. In questa fase, in cui l’output della machine translation è lungi dall’essere perfetto, ai traduttori è richiesta una sostanziale competenza in quel determinato settore, quindi la specializzazione è un fattore competitivo di importanza cruciale. Anche per questo motivo, se “tuo cugino” è un ingegnere navale che ha maturato un’esperienza sostanziale come traduttore, egli sarà comparativamente più competitivo e più bravo rispetto a un traduttore non specializzato nel tradurre testi tecnici di cantieristica navale. Possiamo prevedere che l’intelligenza artificiale farà fare ulteriori miglioramenti alla machine traslation ma ciò non toglie che: 1) le tariffe possono essere “compresse” fino a un certo punto; 2) il traduttore, proprio perché le tariffe saranno basse, dovrà specializzarsi e sviluppare competenze diverse.

Non vorrei essere troppo azzardato nel prevedere un futuro in cui le traduzioni saranno post-editate (forse si userà un altro termine, chissà) da traduttori nemmeno troppo specializzati (quindi pagati relativamente poco) e in cui i ruoli più professionalizzati saranno quelli di figure professionali a cavallo tra il traduttore e il coder, tra il linguista e l’esperto in intelligenza artificiale. Alle università dovremmo chiedere di aggiornare sostanzialmente l’offerta formativa (permettendo ai privati di dare il loro contributo in termini di formazione) per meglio assecondare la rivoluzione prossima ventura nel settore dei servizi linguistici: solo così potremmo formare persone la cui professionalità sarà al passo coi tempi, e che potranno avere redditi di tutto rispetto. E nessuno avrà più paura dei fantomatici cugini.

Domenico Lombardini