Translator Window – La rubrica dedicata ai nostri collaboratori free-lance

Diamo parola ai nostri collaboratori freelance! In particolare questi collaboratori, che presenteremo di volta in volta sul nostro blog, sono stati selezionati per la qualità del loro lavoro e per la loro affidabilità.

Oggi presentiamo Francesca Doglioni

  • Ciao! Raccontaci brevemente i motivi o anche gli eventi, più o meno casuali, che ti hanno portato a fare il lavoro del linguista.

Ciao! Cercherò di essere breve, anche se potrei scrivere un romanzo in merito! All’università molti amici “medici” o “ingegneri” mi chiedevano la traduzione di fonti che dovevano usare per la tesi. Mi piaceva mettere a frutto i miei studi e nello stesso tempo imparare cose nuove leggendo testi che altrimenti non avrei mai affrontato. Inoltre, vedendo che c’era “mercato”, scherzavo dicendo che avrei potuto farne una professione. Al tempo non ci credevo molto e invece… Dopo la laurea in lingue, ho deciso di trascorrere un anno a Monaco di Baviera e lì, casualmente, sono finita a lavorare in un grosso studio di consulenti in proprietà industriale, talmente grande che avevano un gruppo di traduttori interni. Questo mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con i loro: mi facevano leggere i testi dall’inglese al tedesco o dal tedesco all’italiano e qualche volta mi davano i “compiti per casa”, passandomi alcuni brani da tradurre che poi rivedevamo insieme. Questa è stata l’occasione che mi ha permesso di capire quanto mi piaccia tradurre e perché: mette in moto il cervello, impone ricerca e approfondimento continuo… insomma, bisogna amare lo studio e la precisione! Tornata in Italia sono stata contattata da un consulente in brevetti che mi ha chiesto alcune traduzioni: questo è stato l’inizio della mia professione e di un rapporto che è durato anni. Da cosa nasce cosa e mi sono ritrovata ad avere diverse persone e ditte che mi affidavano dei lavori. In seguito, per motivi famigliari, ho dovuto abbandonare il lavoro di traduttrice per un po’, ma appena ne ho avuto l’occasione mi ci sono ributtata a capofitto!

  • Il lavoro del traduttore è un continuo lavoro con e sulla lingua: applichi delle strategie per tenere “allenate” le tue capacità linguistiche (letture, interessi, hobby)?

Sì, è vero: è un lavoro continuo sulla lingua straniera e sulla propria lingua madre! Per tenermi “in forma” leggo molto dall’inglese, dal tedesco e, ovviamente, dall’italiano. Scelgo letture varie, dalla saggistica al romanzo. Cerco di farmi venire quanti più dubbi possibile, verificando anche quello che potrebbe essere scontato. Per questo, le mie grammatiche (anche quella italiana!) non sono mai riuscite a impolverarsi: c’è sempre qualcosa da controllare o conferme da trovare. Questo per quello che riguarda le lingue, ma anche i testi che si traducono implicano degli approfondimenti, per cui tengo sempre al mio fianco un’enciclopedia delle scienze e faccio molte ricerche in Internet, di solito confrontando più fonti. Adesso con Internet è diventato più facile…o forse no…a volte è difficile gestire così tanto materiale non sempre coerente: bisogna valutare molto bene la fonte. È un lavoro a tempo più che pieno e per questo deve essere anche una passione. Non lascia molto spazio ad altro, ma trovo comunque le occasioni per dedicarmi anche alle altre mie passioni: la scrittura creativa, la fotografia e…i giri in moto con mio marito!

  • Come ti approcci alle tecnologie per la traduzione come i CAT tool o la Machine Translation? Pensi siano un’opportunità o un rischio per il lavoro del traduttore?

Tema scottante: un PE dovrebbe richiedere meno tempo di una traduzione, ma bisogna stare attenti perché si rischia di lasciarsi sviare dal testo pre-tradotto e allora, anziché consegnare un lavoro “umano”, ne presenti uno ricco di calchi o cattive interpretazioni. Anche in questo caso, la regola è non dare nulla per scontato. Con una traduzione hai una lavagna vuota da riempire, con tutte le difficoltà e le sfide che questo comporta. I CAT tool aiutano molto, ma anche qui, non bisogna dimenticare di avere di fronte un testo coeso e coerente e non un insieme di segmenti slegati e autonomi.

  • Ritieni utile seguire corsi di formazione formali e pensi, invece, che la formazione possa essere portata avanti in maniera più informale, da autodidatta, con un proprio percorso formativo nutrito di letture e interessi culturali personali?

Si è sempre in formazione: guai fermarsi! Leggere molto e variare gli ambiti di lettura, curiosare in Internet, frequentare i portali di traduttori è utile, ma soprattutto è utile il confronto con gli altri mantenendo un atteggiamento di umiltà. Credo che seguire corsi di formazione strutturati apra a diverse opportunità di crescita professionale e personale.

  • Come porti avanti la tua attività di marketing? Come ti proponi ai potenziali clienti? Pensi sia utile, per un freelance, avere un sito web?

Avere un sito sarebbe certamente molto utile per farsi conoscere, dipende, però, anche dal target che ci si prefigge. Avere un sito ti dà modo di essere contattato da clienti “diretti” e da un gran numero di persone che poi vanno gestite e alle quali devi garantire un lavoro di qualità. Di solito, sono io che cerco i miei potenziali clienti e mando mail o telefono, presentando le mie esperienze e mantenendo un atteggiamento spontaneo (in realtà non so fare altrimenti!).

  • Dicci, in poche parole, ciò che apprezzi della collaborazione instaurata con ASTW

Siete ben organizzati e questo mi permette di gestire al meglio il lavoro. Inoltre, lo scambio di informazioni è sempre molto rapido e preciso. I ragazzi con i quali parlo, poi, sono anche molto simpatici e un sorriso non guasta mai 😊.


Francesca Doglioni

Francesca ha concluso i suoi studi di Lingue e Letterature straniere moderne nel 1996 presso l’Università di Padova con 107/110, presentando una tesi nella quale compara “Dangling Man” di Saul Bellow a “Zapizki iz podpoljia” (Memorie dal sottosuolo) di Dostoevskji. Dopo un anno trascorso a Monaco di Baviera lavorando presso uno studio di consulenti in proprietà industriale come “praticante” di lingua tedesca e alla Volkshochschule di Freising come insegnante di lingua italiana, ha ottenuto il patentino di bilinguismo rilasciato dalla Provincia di Bolzano. In seguito, ha lavorato come traduttrice freelance per un consulente in proprietà industriale e per alcune ditte italiane. Dopo la nascita del primo figlio nel 1999 ha lavorato part-time in un ufficio commerciale estero tenendo i contatti con i clienti di lingua inglese, tedesca e francese. Contemporaneamente, continuava a svolgere la sua attività come traduttrice saltuaria. Accompagnati i figli a un’età adeguata, ha abbandonato il lavoro part-time per dedicarsi di nuovo alle traduzioni a tempo pieno.