La traduzione brevettuale

Ma non eri biologo?

Anni fa, quando mi dedicavo ormai a tempo pieno e con soddisfazione alla traduzione brevettuale come freelance, la gente si sorprendeva quando mi sentiva dire che traducevo brevetti tutto il giorno. Ricordo le loro perplessità, che erano più o meno di questo tenore: “Ma non eri biologo? E perché mai si dovrebbe tradurre un brevetto? E poi, ce ne saranno così tanti da tradurre, da legittimare un lavoro full-time?”. Be’, da parte mia le risposte erano abbastanza ovvie e scontate.

In Italia e in altri Paesi in Europa, è necessario tradurre l’intero testo brevettuale per essere validato, ossia per essere valido nel paese in questione. Alcuni Paesi hanno ratificato, con il London Agreement (1° maggio 2008), alcune norme per la semplificazione delle procedure relative alle traduzioni richieste per i brevetti europei. Con questo Accordo, che è facoltativo per gli Stati membri della Convenzione sul Brevetto Europeo, gli Stati contraenti rinunciano a richiedere obbligatoriamente la traduzione del testo del brevetto europeo quale requisito per convalidare il medesimo nel proprio territorio nazionale. L’Accordo prevede che gli Stati membri con una delle tre lingue ufficiali della Convenzione sul Brevetto Europeo (CBE), ovvero francese, inglese e tedesco, non richiedano più la traduzione nella propria lingua in fase di convalida nazionale. Gli altri Stati membri, che non hanno come lingua ufficiale una di queste tre, hanno la facoltà di richiedere, se non già altrimenti disponibile, la traduzione del brevetto europeo in una delle tre lingue ufficiali CBE a loro scelta, e la traduzione delle sole rivendicazioni nella propria lingua ufficiale. L’Accordo è stato firmato ad oggi da tredici Stati Membri della CBE. Dal 1° maggio 2002 non è quindi più necessario tradurre il brevetto europeo per poterlo convalidare in Francia, Germania, Lussemburgo, Monaco, Regno Unito e Svizzera/Lichtenstein, mentre Croazia, Danimarca, Islanda, Lettonia, Olanda, Slovenia e Svezia richiedono la traduzione delle sole rivendicazioni nella lingua nazionale. In tutti gli altri Paesi è richiesta la traduzione dell’intero testo brevettuale.

La corretta traduzione del brevetto costituisce quindi un “collo di bottiglia” ai fini del suo valore legale nei Paesi interessati. Io, non essendo un linguista di formazione, mi sono buttato nondimeno in questo settore così delicato e ho avuto tuttavia la possibilità di maturare, negli anni, quelle competenze linguistiche e tecniche (si pensi all’uso dei CAT tool e della Machine Translation) di cui ero sprovvisto, e con l’esperienza mi sono fatto le ossa in qualsiasi “settore della tecnica” (è un tipico gergo dei brevetti): dalle biotecnologie alla meccanica, dalla chimica organica all’Information Technology. Probabilmente la mia formazione scientifica unita a una certa cocciutaggine ha permesso di colmare le mie lacune (linguistiche e tecniche) e di riuscire, col tempo, ad affrontare argomenti così disparati. Ma, tornando un po’ indietro, cosa è poi un brevetto?

Il brevetto: un mix tra lessico legale e sapere tecnico alla frontiera della tecnologia

Il brevetto è un titolo giuridico in forza del quale al titolare viene conferito un diritto esclusivo di sfruttamento economico dell’invenzione, in un territorio e per un periodo ben determinato, e che consente di impedire ad altri soggetti di produrre, commercializzare o utilizzare l’invenzione in assenza di autorizzazione. La parola “brevetto” deriva dal latino patere, ossia “lasciare aperto”, in altri termini disponibile al vaglio pubblico. Il brevetto, dal punto di vista macrotestuale, è costituito da due porzioni fondamentali: la descrizione e il set finale di rivendicazioni. La descrizione, che è la parte più corposa, è a sua volta costituita da una parte di background, dal riassunto dell’invenzione e dalla descrizione dettagliata dell’invenzione. La seconda porzione del brevetto, ossia il set di rivendicazioni, definisce e delimita in modo puntuale e succinto l’ambito di tutela e di protezione del brevetto. A livello di volume, un testo brevettuale può andare dalle poche migliaia di parole alle decine fino a più di centomila parole, a seconda del settore della tecnica considerato e del tipo di brevetto. Be’, molti si leccheranno i baffi a sentire di questi volumi! Purtroppo, tali volumi sono a fronte di tariffe a parola relativamente basse, le quali, a prima vista, potrebbero scoraggiare molte persone. Ma non disperiamo. In seguito, vedremo infatti come, grazie all’uso dei CAT tool, dei termbases e dalla traduzione automatica (soprattutto se allenata con dati brevettuali), malgrado queste tariffe relativamente basse sia possibile fare della traduzione brevettuale un business molto interessante.

Ma quali sono le criticità nell’affrontare la traduzione di un testo brevettuale? In primo luogo è necessario conoscere il gergo brevettuale, ossia una serie di parole ed espressioni, appartenenti al settore della proprietà intellettuale (IP), che vanno tradotte nella maniera appropriata, proprio come fossero tradotte da un patent attorney. In secondo luogo, è necessario essere molto fedeli al testo d’origine, ricalcando, per quanto possibile, la struttura sintattica del testo ed evitando, ad esempio, l’uso dei sinonimi. La corrispondenza tra testo d’origine e testo target, a livello lessicale, morfologico e sintattico, deve essere il più possibile univoca e scevra di qualsiasi ambiguità.

Ma a livello della prassi traduttiva alcuni testi brevettuali possono essere decisamente ostici proprio perché rappresentano la frontiera tecnologica di quel settore in quel momento, ed è talvolta difficile, se non quasi impossibile (salvo non essere un cosiddetto “skilled in the art”), reperire la terminologia appropriata e comprendere a fondo e in ogni sua parte il testo d’origine. Per rassicurare il traduttore che volesse cimentarsi nella traduzione brevettuale occorre dire che questi sono casi relativamente poco frequenti e che è sempre possibile, in caso di grave impasse durante una traduzione, chiedere il consiglio a un vero “skilled in the art”, a un tecnico, insomma, che saprà sicuramente diradare i dubbi e fornire la terminologia corretta. Col tempo e con la frequentazione quotidiana di questi testi ci si potrà accorgere che, malgrado l’ampia gamma di argomenti, i vari testi si assomigliano in fondo un po’ tutti, se non altro nell’approccio che si deve avere per affrontarne la traduzione.

La traduzione brevettuale: lingua controllata e automazione

Non si può sapere tutto. Nessuno può avere buone basi di informatica, biochimica, chimica organica, meccanica, elettronica, tali da permettergli di tradurre qualsiasi testo in cui siano presenti tali argomenti. Non si può umanamente pretendere da un traduttore la capacità pressoché totale di gestire lessici così vari, mondi terminologici e modi espressivi così lontani tra loro. Tuttavia, c’è un settore della traduzione in cui al traduttore è richiesto di avere orecchio moltissimi settori, virtualmente qualsiasi ambito tecnologico e scientifico che abbia una potenziale ricaduta industriale. Questo è appunto il mondo della traduzione brevettuale. Alcuni scomodano espressioni altisonanti quali “l’arte di tradurre brevetti” oppure “l’artigianato della traduzione brevettuale”, ma al netto dell’enfasi e della retorica è innegabile che la traduzione di brevetti sia un compito spesso arduo, talvolta al limite delle possibilità traduttive. Questo perché, essendo la tecnologia oggetto del brevetto alla frontiera della tecnologia, è difficile reperire fonti terminologiche attendibili a cui attingere per tradurre il brevetto. Fortunatamente questi sono casi abbastanza rari, e l’uso di termbases, di memorie di traduzione validate e della Machine Translation (ne parleremo più avanti) è la maggior parte delle volte più che sufficiente per portare a termine una traduzione brevettuale ineccepibile da qualsiasi punto di vista.

Il testo brevettuale, se scritto nella maniera corretta, è un classico esempio di lingua naturale controllata (controlled natural language). La lingua controllata ha lo scopo di ridurre l’ambiguità e la complessità del testo, semplificandone la grammatica e restringendone, per quanto possibile, il lessico. Una lingua controllata codifica un insieme di regole che devono aiutare lo scrivente che sta elaborando il testo a livello di sintassi, semantica e struttura del documento. Scopo della lingua controllata è quindi di migliorare:

  • leggibilità e chiarezza: le ambiguità presenti nel testo, a livello strutturale e lessicale, vengono notevolmente ridotte stabilendo delle regole che limitano già nell’atto della scrittura del documento la possibilità di incorrere in ambiguità sintattiche, semantiche o pragmatiche;
  • editabilità: un testo che è più facile da leggere e da comprendere è anche più facile da aggiornare perché è più facile riconoscere la struttura del documento.

È facilmente intuibile che un siffatto testo, in virtù della sua struttura estremamente semplificata, non ambigua e spesso ridondante rappresenti un testo ideale per essere elaborato automaticamente. Ed è effettivamente così: l’uso dei CAT tool e dei termbases, ad esempio, incrementa talvolta notevolmente la velocità del processo traduttivo, sia per la presenza di matches e fuzzy matches interni al testo ma anche per i matches che si possono trovare in memoria, relativi a segmenti già tradotti in precedenti traduzioni. Infatti, capita abbastanza spesso che i testi brevettuali di uno stesso inventore o di una stessa azienda abbiano porzioni simili o talvolta uguali tra loro, e questo è un ovvio vantaggio ai fini della velocità ma anche del mantenimento della consistenza terminologica intra- e inter-testuale. Col tempo sarà possibile accumulare memorie di traduzione di grosse dimensioni e settore-specifiche (ad esempio memorie per il settore del biotech, per quello della meccanica, delle costruzioni, della chimica ecc.), e tali memorie potranno essere usate per la costruzione (training) di motori di traduzione automatica.

Il mercato delle traduzioni brevettuali

Il mercato dei brevetti, e di conseguenza delle traduzioni brevettuali, in Europa è quanto mai florido e in crescita negli ultimi cinque anni: solo nel 2018 sono state presentate 147.317 domande di brevetto allo European Patent Office. E l’Italia, con 4.399 domande e una crescita dello 0,9% rispetto al 2017, si attesta al sesto posto per numero di richieste tra gli stati appartenenti all’EPO.

Tendenza delle domande di brevetto presentate negli ultimi 5 anni e suddivisione per aria geografica

Dati relativi alla provenienza dei brevetti

Non sappiamo se l’attuale crisi pandemica avrà un effetto negativo sui processi globali di validazione: dal nostro osservatorio in ASTW (traduciamo, ogni mese, circa 2 milioni di parole brevettuali) non vediamo riduzioni, anzi registriamo un aumento apprezzabile delle richieste da parte dei clienti. È anzi ragionevole attendersi un aumento dei brevetti e delle relative validazioni (e quindi traduzioni) in particolari settori quali quello medico, biotech ma anche quello relativo alle comunicazioni cellulari e l’Information Technology, e forse una riduzione in altri.

I settori della tecnica maggiormente attivi negli ultimi anni sono quelli che coinvolgono le nuove tecnologie, quindi le biotecnologie, la comunicazione digitale, l’informatica, l’energia e i trasporti, e la maggiore presenza sul mercato viene registrata dalle grandi multinazionali (che rappresentano il 71% del mercato), con Siemens, Huawei e Samsung a guidare la classifica delle principali richiedenti nel 2018.

Sulla base di un ampio campione rappresentativo delle domande di brevetto presentate all’EPO, emerge un dato significativo: nel 2018 una domanda su cinque è stata presentata da PMI o singoli inventori.

Dati rilasciati dall’EPO nel report annuale 2018

In questo scenario, e allo stato attuale della legislazione, per tutelare la proprietà intellettuale di un’invenzione nei diversi stati industrializzati, un soggetto richiedente deve coinvolgere tutti gli Stati in cui desidera ottenere un brevetto; è facile quindi intuire come i costi di traduzione siano determinanti nella procedura di validazione.  Capita spesso che i costi da sostenere per la traduzione di un brevetto superino i costi per il deposito di per sé ed è per questo motivo che le tariffe generalmente riconosciute a LSP e traduttori sono relativamente basse. Tuttavia, utilizzando i CAT tool e la Machine Translation, un traduttore brevettuale esperto può rendere profittevole la traduzione brevettuale e può farne un’attività lucrosa e soddisfacente dal punto di vista professionale.

La qualità è ciò che importa

In ASTW gestiamo circa 2 milioni di parole brevettuali ogni mese, una quantità apprezzabile per un LSP relativamente piccolo come ASTW. Per garantire la qualità di ogni traduzione brevettuale abbiamo negli anni stabilito un flusso di lavoro che ci ha permesso di essere sicuri della qualità delle nostre traduzioni brevettuali.

Flusso di lavoro esemplificativo

Ai fini dell’aumento della produttività dei traduttori, abbiamo ormai da tempo inserito stabilmente la Machine Translation nel nostro flusso di lavoro. Tutti i nostri traduttori e revisori brevettuali, sia freelance sia in-house, sono in definitiva dei post-editor. Un fattore critico a livello della qualità dell’output del motore di traduzione automatica è stato quello di individuare una soluzione di MT di qualità, “allenabile” con le nostre memorie brevettuali e che potesse apprendere terminologia e stile adottati da ogni nostra traduzione. La soluzione che abbiamo scelto è stata ModernMT (www.modernmt.com/). ModernMT, sviluppata dall’azienda italiana Translated (translated.com/), si basa sulla Neural Machine Translation e fa uso del contesto dell’intero documento per predire la migliore traduzione possibile di ogni frase. La soluzione inoltre apprende in tempo reale dalle preferenze stilistiche e lessicale del traduttore, e l’output sarà sempre più allineato alle attese del traduttori, con conseguente minore sforzo di post-editing. Abbiamo potuto apprezzare che, rispetto ad altre soluzioni di MT, ModernMT ci offriva una qualità migliore (minore sforzo di post-editing da parte dei post-editor) con conseguente aumento della produttività e della qualità del lavoro dei linguisti. In condizioni normali, a titolo d’esempio, un linguista esperto con l’uso di un CAT tool e lavorando come post-editor su un output di una machina di traduzione automatica allenata con dati brevettuali può arrivare a tradurre fino a 6.000 o anche 7.000 parole al giorno (e anche di più, ad esempio in caso di testi strutturalmente semplici e ripetitivi).

L’importanza della formazione dei linguisti

Ma per essere un buon traduttore brevettuale non basta usare la tecnologia, la traduzione automatica, i CAT tool. Questi sono strumenti che devono essere maneggiati da una mano esperta. La formazione dei linguisti nel settore della traduzione brevettuale è quindi l’aspetto di critica importanza. In ASTW garantiamo, ad esempio, una formazione continua dei nostri traduttori, sia con corsi di formazione sia con il continuo feedback al loro lavoro da parte di colleghi più esperti. Abbiamo infatti dimostrato che l’esperienza sul campo assieme all’uso di fonti terminologiche validate (e anche della traduzione automatica) accorcia di molto la curva di apprendimento dei traduttori brevettuali alle prime armi: in media, dopo sei mesi di traduzione brevettuale full-time possiamo essere abbastanza confidenti che il traduttore brevettuale in erba abbia appreso le nozioni fondamentali per tradurre bene brevetti. Sarà necessario affiancarlo per almeno altri sei mesi da un linguista più esperto ma in genere i feedback di revisione sono buoni, perché il traduttore dispone di molte risorse cui può far ricorso in caso di dubbi. Dalla nostra esperienza, inoltre, non è trascurabile l’aiuto offerto dalla Machine Translation, specie se allenata con dati brevettuali propri: l’output della MT non si limiterà, infatti, a offrire una terminologia probabilmente appropriata ma anche lo stile traduttivo generalmente adottato e validato in azienda per la traduzione di questi testi. Inoltre l’aiuto personale dei colleghi e il lavoro di squadra sono un aspetto molto importante per la crescita professionale del traduttore di brevetti: creare un ambiente aziendale positivo e collaborativo è quindi un aspetto molto importante che viene talvolta trascurato in molte aziende, in cui a volte prevalgono i comportamenti competitivi in luogo di quelli collaborativi. Nel settore della traduzione brevettuale il know-how accumulato personalmente e in azienda rappresenta quindi la condizione su cui costruire il flusso di lavoro appropriato per garantire al cliente qualità, velocità e capacità.

L’autore

Domenico Lombardini (laurea magistrale in Scienze Biologiche) è Founder e CEO di ASTW.

Riferimenti bibliografici