ATTRAVERSO – RUBRICA A CURA DI LETIZIA MERELLO (11)

Attraverso… la rilettura. Mi piace scherzare con i miei colleghi sul fatto che indossiamo diversi “cappelli” nel corso della giornata lavorativa: in effetti, oltre alle mansioni extra-traduzione svolte da alcuni di noi (tra cui Sheila, volto del nostro canale YouTube), le nostre otto ore tipo sono un mix ben bilanciato di traduzioni e revisioni.

Immagine di Jon Tyson da Unsplash

Oggi però parlerò di rilettura, ovvero di quel piccolo (ma affatto superfluo) passaggio di mezzo, che precede la consegna del testo al revisore. Il nostro workflow, infatti, prevede che la revisione sia sempre condotta da un secondo linguista. Parlerò dunque del momento della giornata in cui faccio autocritica sul mio operato – e uno dei pochi casi della vita in cui essere patologicamente autocritici è una cosa sana!

Lo ammetto: a volte, specie il venerdì pomeriggio, vorrei solo consegnare quel testo su cui ho passato giorni e non pensarci più. Una vocina strisciante si fa strada nella mia testa: “tanto ci pensa il revisore, è ora di staccare e di passare a qualcos’altro”, sibila con tono seducente. Sospiro. Contemplo l’idea di cedere…

La mia risposta, dopo qualche secondo di tentennamento? Alzarmi dalla scrivania, fare due passi, magari approfittarne per uscire e comprare una striscia di focaccia e, con la motivazione che solo i carboidrati sono in grado di dare, riprendere il testo e riguardarlo per bene.

Immagine di Mae Mu da Unsplash

Prima di passare la mia traduzione al collega o al collaboratore esterno che si occuperà della revisione, faccio innanzitutto un bel giro di controlli automatici: coerenza terminologica, errori ortografici, grammaticali e di battitura, errori numerici, punteggiatura… in base all’esito di questi controlli capisco quanto debba essere profonda la mia rilettura del testo e su quali problemi concentrarmi. Naturalmente sono rarissimi i casi in cui posso permettermi una rapida rilettura integrale, quindi è bene affinare lo sguardo e capire dove è più probabile che si nascondano le “magagne” da risolvere per consegnare un testo che non sarà certo perfetto, ma che richiederà solo interventi minimi.

Essere sicuri (e orgogliosi) del proprio lavoro piace a tutti e io non faccio eccezione, ma c’è un altro aspetto che determina, a mio avviso, l’importanza della rilettura: lo spirito di collaborazione. Già, perché rileggere con attenzione agevola al massimo il ruolo del revisore, che è da considerare non come un supervillain pronto a puntare il dito sul nostro operato, ma come il nostro secondo paio di occhi: non qualcuno che ci corregge gli strafalcioni con la penna rossa, ma uno sguardo fresco che valuta attentamente il nostro testo, visto che non abbiamo tempo di lasciar “sedimentare” la nostra traduzione e di riguardarla il giorno dopo.

Avrete notato che amo i riferimenti e le metafore alimentari quindi, in linea con le immagini che ho scelto per questo articolo, voglio chiudere in dolcezza. Da qualche parte c’è qualcuno che aspetta di revisionare il vostro testo? Bene. Volete fargli trovare un’insegna mezza spenta o un bel waffle che aspetta solo di essere mangiato? 😉

La prossima volta affonderemo la forchett.., ehm, approfondiremo l’argomento parlando proprio della revisione!

Quella nell’immagine di copertina sono io, disegnata da Claudia Plescia.