Attraverso – Rubrica a cura di Letizia Merello (5)

(I can’t live) with or without you

Nelle ultime settimane ho letto tutto e il contrario di tutto sul lavoro da casa e devo dire che la mia categoria professionale, come prevedibile, non si è fatta cogliere impreparata dalle circostanze: noi traduttori, in fondo, siamo creature mitologiche, capaci di rendere la nostra dimora un surrogato del labirinto del Minotauro, adibito sia a tana che a luogo di lavoro.

Comunque, che ne dite se tralasciamo tutta la parte sulla natura flessibile del mestiere di traduttore grazie alle nuove tecnologie e altre cose che sappiamo già a menadito e optiamo per qualcosa di più informale, come una visita guidata al mio spazio di lavoro domestico? Non guardatemi storto, col mestiere che faccio non posso piegarmi all’espressione home office senza opporre un minimo di resistenza…

Immagine di Nelly Antoniadou da Unsplash

In video non vengo per niente bene, ma facciamo finta che vi stia mostrando la mia postazione: il mio mouse obsoleto, che di certo impallidirebbe davanti al mio austero e torreggiante mouse verticale rimasto in ufficio, per poi arrivare alla bottiglia d’acqua con annesso bicchiere a nord-est, il topino di peluche per tenere Nikita (tranquilli, non quella del film di Besson, solo una gatta invadente) lontana dal portatile quando salta sul tavolo, la scatola di fazzoletti da scrivania…

Ah, finalmente una scatola di fazzoletti tutta per me.
Ti senti preso in causa da quest’ultima affermazione? È molto probabile che lavoriamo insieme!
E quando ti avvicini per attingere alla mia preziosa scatola di fazzoletti, te lo faccio pesare ma sono contenta che tu mi faccia visita: è un pretesto per alzare lo sguardo dal pc, farti una battuta, scambiarci un sorriso (o una pernacchia).

Si lavora bene da soli. Ma è vero anche il contrario. Ho già parlato qui di quanto ami stare da sola, e aggiungo: quanto mi piace sentire solo il ticchettio delle mie dita sulla tastiera, anche se spesso il ritmo si inceppa, perché le mie mani sono abituate al pc ultraperformante che è rimasto ad aspettarmi in ufficio.

Di sicuro, lo smart working (qui mi arrendo all’esterofilia) era una cosa bella quando era una scelta, ad esempio quella volta che sono stata abbastanza male da non riuscire a buttarmi su un autobus ma non così male da non poter lavorare, o quando sono venuti a cambiarmi il contatore del gas e non volevo prendere mezza giornata di permesso. Ora che è la normalità, diciamo che va bene ma non benissimo, considerato poi che lavoro sullo stesso dispositivo che scandisce il resto della mia vita in clausura: videochiamate, giochi online, sessioni di allenamento, videolezioni di yoga ecc.

Immagine di SHTTEFAN da Unsplash

Suvvia, restiamo positivi: almeno il numero di caffè che prendo si è drasticamente ridotto, cosa eccellente per la mia pressione arteriosa, ma non una scelta consapevolmente salutista. È che il caffè non è così buono senza qualcuno con cui sfogarti perché stai traducendo una roba noiosissima, a cui chiedere o dare un consiglio o raccontare una freddura.

Per concludere il tour della mia postazione, di fronte allo schermo ci sono io: un essere alquanto strano, ma che non mi azzarderei a definire leggendario. Sono di taglia grande, di indole mansueta, giocherellona e non mordo. Ho una peculiarità: non sento la vera mancanza di nessuno, ma ci sono persone che mi fanno sorridere se penso a quando le rivedrò. Questo è un pensiero che ho fatto riguardo ai miei colleghi, e che sono riuscita a verbalizzare chattando su Skype con una di loro. Buffo, vero? Mi fa capire che a modo mio sono un animale sociale pure io, e non una bestia mitologica nascosta nel cuore di un labirinto impenetrabile.


Letizia Merello esordisce come aspirante traduttrice letteraria e finisce per specializzarsi in traduzione scientifica passando per il settore turistico e cosmetico, infine approda alla traduzione brevettuale. È entrata nel team di ASTW nel 2015, dopo diversi anni di esperienza come traduttrice freelance. Specializzata in traduzioni tecniche e scientifiche ma appassionata di traduzione letteraria, sfrutta al meglio la sua “doppia personalità” nei progetti più creativi.


L’illustrazione di copertina è di Claudia Plescia.