Google lancia Woolaroo, l’app per la salvaguardia delle lingue

Il team di Google “Arts & Culture” ha recentemente lanciato Woolaroo, un nuovo strumento per l’apprendimento e la conservazione delle lingue indigene e/o vulnerabili. Woolaroo è disponibile come app mobile per iOS e Android e utilizza la tecnologia di rilevamento delle immagini per fornire agli utenti parole del vocabolario che descrivono le varie caratteristiche del loro ambiente, in una delle dieci diverse lingue di destinazione. L’app è anche open source. Il che significa che le comunità di oratori possono modificare e aggiungere contenuti al dizionario dell’app migliorandone la capacità di insegnamento della lingua agli utenti.

“E’ fondamentale per le comunità indigene che Woolaroo permetta loro di poter aggiungere, modificare ed eliminare le voci. In questo modo le persone possono interagire immediatamente con le parole e con le frasi appena ricordate e aggiungerle direttamente”. Si legge in un post sul blog scritto da Rory O’Connor, amministratore delegato del Museo Yugambeh, che ha contribuito a fornire dati sulla lingua australiana Yugambeh per Woolaroo.

Woolaroo. Ortografia e pronuncia

I parlanti di ogni lingua possono anche aggiungere registrazioni audio di singole parole, mentre espandono l’elenco dei termini per la propria lingua. Queste possono essere utilizzate per aiutare gli studenti a migliorare la propria pronuncia.

Woolaroo deve il suo nome a una parola Yugambeh che significa “ombra”, scelta come la più vicina al termine “foto”. Gli utenti possono scansionare il proprio ambiente utilizzando la fotocamera del telefono per mettere a fuoco oggetti specifici circostanti. L’app identificherà gli elementi di questo ambiente fornendo agli utenti una traduzione della parola nella lingua di destinazione. Ad esempio, se un utente inquadra l’immagine di un albero, l’app mostrerà il termine Yugambeh “tullei”, che significa proprio “albero”.

Attualmente, l’app offre agli utenti l’opportunità di imparare parole in Yugambeh, greco calabrese, creolo della Louisiana, yiddish, Māori, Nawat, siciliano, Rapa Nui, Tamazight (noto anche come berbero) e Yang Zhuang. La maggior parte di queste lingue, se non tutte, sono utilizzate da popolazioni di parlanti in declino e hanno una complessa relazione storica con le lingue predominanti nelle rispettive aree geografiche: lo Yugambeh, ad esempio, aveva un solo parlante nativo registrato a partire dal 2005, e negli ultimi anni è stato al centro dell’attenzione di numerose iniziative di rilancio. Diversamente, il greco calabrese, un dialetto greco di provenienza contestata parlato in alcuni villaggi dell’Italia meridionale, è leggermente più robusto, potendo contare su circa 2000 parlanti. Tuttavia, si trova anch’esso in pericolo poiché quasi tutti i parlanti calabresi più giovani hanno abbandonato la lingua in favore dell’italiano.

Sebbene l’app sia ottimizzata per l’utilizzo su dispositivi mobili, è accessibile anche da computer.

Localizzazione a cura di Stefano Gaffuri.

Originale qui.