Moderna contro Pfizer e BioNTech: il brevetto dei vaccini

Come riportato da numerose testate giornalistiche dall’inizio del mese di agosto, l’azienda farmaceutica statunitense Moderna ha intentato una causa per violazione di brevetto nei confronti delle aziende Pfizer (USA) e BioNTech (Germania).

Tutti noi, nei mesi di pandemia, abbiamo avuto modo di conoscere queste tre realtà, affermatesi in veste di attori principali nella lotta al COVID-19. Tra le prime ad aver realizzato i vaccini necessari per fronteggiare la gravosa curva epidemiologica del virus, sono entrate per diverso tempo a far parte della nostra realtà quotidiana.

La notizia potrebbe segnare un crocevia storico per queste tre aziende farmaceutiche.

Nonostante la questione sia molto complessa, come sottolineato dai numerosi esperti chiamati a dare una propria visione dei fatti, abbiamo voluto riassumere le informazioni ad oggi disponibili su una vicenda che ci riguarda da vicino, essendo ASTW un’azienda di servizi linguistici specializzata nel settore medico/farmaceutico e della proprietà intellettuale.

Il brevetto del vaccino anti-Covid

Andiamo per gradi.

Dall’inizio della pandemia, diverse realtà si sono battute allo scopo di realizzare un vaccino efficace in tempi molto ristretti.

Il vantaggio di Moderna risiede nelle ricerche condotte nel primo decennio degli anni duemila, che hanno portato l’azienda statunitense a depositare numerosi brevetti relativi all’RNA messaggero (mRNA) dal 2010 al 2016.

Queste tecnologie hanno rappresentato la base fondamentale per lo sviluppo del vaccino Spikevax (Moderna). Come affermato da Stéphane Bancel, amministratore delegato dell’azienda: “stiamo intentando queste cause per proteggere l’innovativa piattaforma tecnologica mRNA che abbiamo sperimentato investendo miliardi di dollari nella creazione, e brevettato durante il decennio precedente la pandemia. Questa piattaforma fondamentale, che abbiamo iniziato a costruire nel 2010, insieme al nostro lavoro brevettato sui coronavirus nel 2015 e nel 2016, ci ha permesso di produrre un vaccino COVID-19 sicuro e altamente efficace in tempi record dopo lo scoppio della pandemia”.

Come traspare da queste parole, e come sottolineato dalla stessa Moderna, la bagarre non riguarderebbe i vaccini da Covid-19, bensì le piattaforme mRNA, fondamentali per la preparazione di molti altri vaccini.

Un altro dato a sostegno di questa affermazione è la rinuncia a far valere i propri diritti relativi ai brevetti per la durata della pandemia. Aggiungendo che questi brevetti non sarebbero stati applicati per 92 paesi a medio e basso reddito. Un gesto davvero nobile.

Adesso che il peggio sembra essere ormai alle spalle, l’azienda vorrebbe che Pfizer e BioNTech stipulassero una “licenza commerciale ragionevole”.

Moderna contro Pfizer e BioNTech

Da qui, la nascita del contenzioso.

Si stima che questa tecnologia a RNA messaggero valga miliardi di dollari, derivanti dalla preparazione e successiva diffusione di una moltitudine di vaccini (tra cui quello dell’HIV).

I brevetti oggetto della disputa riguarderebbero una modifica chiave nella riduzione degli effetti collaterali e il design della proteina spike, fondamentale per la produzione di queste tipologie di vaccini.

Se Moderna dovesse vincere, potrebbe ricevere royalties per un valore che oscilla tra l’1% e il 10% delle vendite.

Pfizer e BioNTech, dalla loro, potrebbero avvalersi del fatto che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) non abbia ancora ufficializzato la fine della pandemia, mantenendo di conseguenza in vigore l’impegno preso da Moderna.

Inoltre, il brevetto potrebbe comunque essere invalidato se risultasse troppo ampio il campo di applicazione o nel caso in cui terze parti avessero depositato precedentemente un brevetto simile.

Per dirla con le parole di Ana Santos Rutchman, professoressa di diritto alla Villanova University: “la battaglia è sostanzialmente reputazionale. Vedremo un vincitore e uno sconfitto nella cronaca, ma penso che entrambe le società vinceranno alla fine della giornata”.


Fonti: Financial Times, CNN, La Stampa, Il Sole 24 Ore