Rubrica “i paesi multilingue”. Stagione 1 – Europa

Presentiamo oggi una nuova rubrica. Una serie di puntate nelle quali parleremo dei vari paesi multilingue e di quali siano le lingue presenti in questi territori. Facendo un’analogia tra gli articoli di questo blog e una serie tv potremmo dire che la prima stagione tratterà nello specifico i paesi europei, la prima puntata (questa) sarà l’episodio pilota, una sorta di introduzione.

I paesi multilingue

Presenti in tutto il mondo, sono paesi multilingue tutte quelle nazioni nelle quali viene riconosciuta ufficialmente una seconda lingua, oltre alla lingua madre o prima lingua. O meglio, nazioni nelle quali coesistono due o più lingue ufficiali o coufficiali.

Non è necessario che queste lingue siano parlate in tutto il territorio nazionale. Basta, ad esempio, che una regione italiana garantisca e ufficializzi la presenza di due o più lingue all’interno dei propri confini per far sì che tutto lo stato italiano sia riconosciuto come multilingue.

Il Consiglio d’Europa fornisce due definizioni ed espone le differenze tra plurilinguismo e multilinguismo.

Plurilinguismo

Secondo il Consiglio d’Europa, con il termine plurilinguismo si intende la varietà di lingue che un individuo o un insieme di individui è in grado di utilizzare. Il plurilinguismo include pertanto la varietà linguistica indicata come “lingua madre” o “prima lingua”, “seconda lingua” etc.

Multilinguismo

Per multilinguismo, invece, si intende la presenza in un’area geografica, indipendentemente dalle sue dimensioni, di più varietà linguistiche.

Il primo, quindi, fa riferimento alle lingue parlate dall’individuo, o gruppo etnico, nel corso della propria quotidianità. Il secondo, affronta la questione da un punto di vista geografico. Rispettando queste definizioni è dunque corretto parlare di paesi multilingue.

Unione europea e multilinguismo

Il multilinguismo nell’Unione europea designa l’insieme di prassi e disposizioni giuridiche e organizzative che permettono il funzionamento dell’istituzione in più lingue, nell’interazione interna e nei rapporti esterni. Il multilinguismo è dunque una proprietà organizzativa delle istituzioni.

L’intera Unione, quindi, è considerata multilingue.

Il multilinguismo UE, in principio, era fondato su quattro lingue ufficiali e di lavoro (francese, italiano, tedesco e olandese). Per quanto riguarda la CEE e l’EURATOM, i due trattati prevedevano fin dalle origini che le quattro versioni linguistiche avessero pari valore, fossero in sintesi, tutte autorevoli.

In seguito, le lingue ufficiali divennero 24.

Il principio di parità fra le lingue ufficiali dei paesi firmatari comporta, ad esempio, la pari dignità fra le lingue, non avendo un riferimento, un rinvio a una base unica ovvero a un testo unico in una sola lingua, in quanto ogni versione linguistica “fa fede”.

Affinché la legislazione europea possa essere compresa dai cittadini e le autorità nazionali possano applicarla, si procede alla “coredazione” testuale degli atti in tutte le lingue ufficiali. Non potrà dunque esistere alcuna traduzione capace di opporsi a un testo originale. Da un punto di vista giuridico, esistono solo versioni linguistiche diverse, non traduzioni, che sono tutte parimenti autentiche. Ne consegue che il lavoro di traduzione in quanto tale non è visibile, in quanto produce semplicemente un equivalente che non rinvia a null’altro.

Spoiler

Come anticipato, nelle prossime puntate parleremo dei vari paesi europei multilingue. Puntata 2 – Italia.

Stefano Gaffuri