Le competenze dei post-editor: suggerimenti dalla ricerca scientifica

Il post-editing è decisamente diverso rispetto a una traduzione “tradizionale”. Così come ci sono differenze intersoggettive, in termini di qualità e tempo, per portare a termine una traduzione, allo stesso modo si notano spesso notevoli differenze tra i post-editor nel completare con successo un lavoro di post-editing. Ma cosa differenzia, a parità di qualità del testo post-editato, un post-editor veloce da un post-editor relativamente più lento?

Non è una domanda oziosa, su di essa si sono infatti concentrati diversi studi, a cavallo tra la linguistica e le neuroscienze. L’interesse accademico per questi argomenti può, infatti, dare spunti importantissimi su quali competenze, “trucchi” e capacità dovrebbe avere un post-editor per essere produttivo. Se è del tutto ragionevole prevedere che in un prossimo futuro la stragrande maggioranza dei flussi di lavoro passerà attraverso la Machine Translation, ne consegue che la capacità di rendere profittevole il tempo di post-editing è un aspetto cruciale per tutti i linguisti. Considerate, infatti, le tariffe generalmente più basse riconosciute ai post-editor, la variabile tempo è quella su cui agire per produrre di più. In termini di fatturato, nell’unità di tempo. Quindi quali sono i suggerimenti che la ricerca scientifica può già oggi dare a chi volesse diventare un post-editor bravo (e veloce)?

Gli studi scientifici e il lavoro del post-editor

Nella letteratura scientifica sono stati sviluppati diversi metodi per valutare l’effort di post-editing di un testo. Alcuni di essi consistono essenzialmente in metriche che misurano il numero di modifiche apportate e normalizzate per il numero totale di parole. Se, in generale, tali metriche si correlano bene con la qualità dell’output della soluzione di Machine Translation utilizzata, è stato evidenziato come in taluni casi lo sforzo cognitivo del post-editor non si correla bene con il numero di modifiche apportate. Vi possono essere modifiche di piccola entità che, tuttavia, consumano un tempo sostanziale (e quindi impongono un maggiore sforzo cognitivo al traduttore), e viceversa. Chiarire meglio il fabbisogno e lo sforzo cognitivo richiesti ai post-editor e individuare le strategie che i post-editor migliori e più veloci pongono in atto per completare il lavoro potrebbero dare dei suggerimenti più scientificamente e pragmaticamente fondati.

Da alcuni studi emerge che i post-editor più veloci utilizzino meglio l’output della macchina facendo un numero maggiore di operazioni di copia e incolla (piuttosto che cancellare e riscrivere da capo il testo). Un buon post-editor dovrebbe quindi riuscire a comprendere il funzionamento della macchina, cioè a prevedere abbastanza affidabilmente la qualità dell’output e gli errori più frequenti. Inoltre, la capacità di gestire più velocemente gli errori che impongono al post-editor un maggior sforzo cognitivo (impiegando maggior tempo) è di cruciale importanza. In letteratura emerge come gli errori introdotti dalla macchina che richiedono un maggior sforzo cognitivo siano:

-le espressioni idiomatiche,

-la punteggiatura,

-errori nell’ordine delle parole,

-parole tradotte in modo errato,

-parole mancanti. 

I post-editor, anziché dedicarsi con pari attenzione a tutti i possibili problemi, dovrebbero invece focalizzarsi su questo tipo di errori e affinare le loro capacità cognitive per individuarli e risolverli prontamente.

Domenico Lombardini

Riferimenti bibliografici

Cognitive Demand and Cognitive Effort in Post-Editing

Post-editing Time as a Measure of Cognitive Effort

Pauses as Indicators of Cognitive Effort in Post-Editing Machine Translation Output