Cosa possiamo imparare da San Girolamo traduttore?

Nonostante la Giornata internazionale della traduzione sia un’idea relativamente moderna, celebra l’antichissima arte della traduzione, conosciuta anche come la seconda professione più antica del mondo. La data rimanda direttamente alla storia di Sofronio Eusebio Girolamo, meglio noto come San Girolamo, il primo traduttore della Bibbia cristiana in latino, morto appunto il 30 settembre 420.

San Girolamo lavorò alla Vulgata, ovvero la prima versione per la gente comune del testo sacro, per oltre 15 anni. La sua traduzione, nonostante il popolo fosse per la maggior parte analfabeta, ebbe un’enorme diffusione e rimase la versione latina ufficiale della Chiesa cattolica fino al 1979.

Tradusse quindi, proprio come ogni traduttore, per condividere. Rendere possibile la comunicazione interlinguistica, e quindi la diffusione di testi anche tra persone di culture differenti, è una delle missioni di ogni LSP. O almeno dovrebbe esserlo.

Cosa rende San Girolamo il padre della traduzione?

Anzitutto, occorre ricordare che all’epoca non esistevano né trattati né tantomeno manuali specialistici. I traduttori seguivano, però, un imperativo categorico: tradurre parola per parola.

Questo perché la traduzione “letterale” dei testi era vista come la più veritiera e pura. Si pensava inoltre, per influenza dei testi sacri, che l’ordine stesso delle parole avesse un significato intrinseco (a volte nascosto) e che quindi ometterlo, non replicando alla lettera il testo di partenza, fosse il male della traduzione.

Sebbene diverse tipologie testuali, ad esempio la traduzione di testi legali o brevetti, lascino poco spazio all’estro del traduttore, la traduzione parola per parola, ad oggi, è per lo più da evitare. Il focus, nel corso dei millenni, si è quindi spostato dal livello puramente testuale a quello semantico. E questa libertà nei confronti del testo di partenza è dovuta, in parte, proprio a San Girolamo.

Io, infatti, non solo ammetto, ma proclamo liberamente che nel tradurre i testi greci, a parte le Sacre Scritture, dove anche l’ordine delle parole è un mistero, non rendo la parola con la parola, ma il senso con il senso.”

Sostenendo la bontà del proprio operato, San Girolamo fornì al mondo il primo trattato di traduttologia. Trattato nel quale, se vogliamo, possiamo riconoscere le basi del nostro mestiere elaborate intorno al concetto di fedeltà.

Ma quella di allontanarsi dalla traduzione parola per parola non fu l’unica scelta controcorrente.

In quel periodo la versione della Bibbia più accreditata all’interno del cristianesimo era la cosiddetta Septuaginta, ovvero la traduzione greca del testo sacro.

San Girolamo decise però di trasferirsi a Betlemme, con l’obiettivo di migliorare la propria conoscenza dell’ebraico e dell’aramaico. No, non era impazzito tutto di un tratto. Decise infatti di tradurre direttamente dalla versione ebraica dell’Antico Testamento, consultando anche varie versioni scritte in lingue diverse, per ottenere un testo finale da lui ritenuto, appunto, più fedele.

Stefano Gaffuri