Smart working e traduzione: non una novità

A seguito delle nuove misure, adottate dalla quasi totalità delle nazioni, da inizio anno lo smart working ha fatto la propria comparsa su notiziari e giornali italiani. Non si tratta però di una novità, il lavoro da casa, o meglio da remoto, è una realtà per diversi settori già da molti anni.

Il lavoro del traduttore

Il traduttore, ad esempio, conosce da tempo questa modalità di lavoro. Nel corso delle proprie giornate lavorative non c’è nessun cartellino da timbrare o ufficio da raggiungere.

Mi riferisco in particolare al traduttore freelance, il quale a differenza del traduttore in house, che nella maggior parte dei casi lavora in presenza nell’agenzia o azienda per la quale traduce, opera da remoto, connettendosi con il mondo per mezzo del proprio pc.

Che lavori da casa, al parco, o in un resort turistico poco cambia. Cosa conta è il risultato finale, qualsiasi sia il luogo nel quale si svolge il processo traduttivo, è indispensabile consegnare un lavoro di qualità.

L’essenziale del traduttore

Per svolgere al meglio il lavoro di traduttore, quindi, non è importante il dove, e nemmeno il quando, bensì il come. Per tradurre occorrerà un computer e una connessione internet. Oltre ovviamente alla padronanza linguistica, e culturale, dei sistemi linguistici in gioco. Siamo nel 2020, che ci si avvalga o meno dei CAT Tool, il pc resta lo strumento principale per collegarsi con il mondo esterno.

I processi traduttivi, e l’importanza di un valido sistema di cybersecurity, sono spiegati brevemente in un nostro articolo precedente.  

Smart working, pro e contro

Per molti un nuovo mondo, per altri la quotidianità, lo smart working porta con sé vantaggi e svantaggi, ovviamente del tutto personali.

Pro: tra i lati positivi del lavoro da remoto vi è sicuramente il comfort. L’ambiente lavorativo (che sia casa propria o un altro luogo da noi prediletto) viene considerato da molti più confortevole, visto tra l’altro la possibilità di scelta fornita da questa modalità.

Una seconda caratteristica positiva potrebbe essere il non dover correre dietro a mezzi di trasporto o il dover zig zagare nel traffico per arrivare puntuali. In questo caso basterà una buona sveglia per essere operativi al momento opportuno.

Libertà di orari, sicuramente per molti il terzo punto forte dello smart working. Per diverse tipologie di impiego non sarà più rilevante in quali fasce orarie si lavora, sempre rispettando le scadenze del caso.

Contro: per molti lavoratori, però, il fatto di lavorare da casa non è affatto considerato piacevole. Passare le ore lavorative, oltre a quelle dettate dal vivere comune (cena, riposo ecc..), nella propria abitazione può essere considerato alienante.

E sotto lo stesso “macrodifetto” possiamo parlare della mancanza di contatto umano. Per quanto una videochiamata o una pausa su WhatsApp possano essere piacevoli, in molti (me compreso) ritengono che queste non potranno mai sostituire un buon caffè o una pausa pranzo con i colleghi, sempre che siano simpatici. Ovviamente lavorare da casa non impedisce di socializzare con amici e familiare al di fuori delle ore dedicate al lavoro, ma per molti questo non è sufficiente.

Diritto allo smart working

Visti i diversi punti di vista sopra riassunti, ritengo che la soluzione migliore, capace di mettere d’accordo le due correnti di pensiero, possa essere quella proposta dallo stato tedesco.  In Germania, infatti, è allo studio una nuova legge per rendere lo smart working un diritto dei lavoratori, per almeno 24 giorni l’anno. Un diritto appunto, così da permettere a chi vorrà, e solo a chi lo vorrà, di lavorare da remoto.

Stefano Gaffuri