Per un traduttore adottare uno stile di lavoro produttivo è condicio sine qua non per una vita lavorativa di qualità e, ovviamente, per il mantenimento di un livello di prodotto nell’unità di tempo elevato e sostenibile. È  necessario raggiungere un compromesso (che sarebbe meglio definire “equilibrio”) tra livello di produzione e qualità del testo che si sta traducendo, soprattutto quando la tariffa che ci viene riconosciuta non è elevatissima (e quando mai lo è…) e quando il testo si presta ad automazione ed è quindi tecnico e in certa misura  ridondante e ripetitivo. Ovviamente, il saper individuare e raggiungere tale compromesso tra produzione e qualità (che non è, sia chiaro, un compromesso al ribasso sulla qualità ma il risultato di saper individuare, a colpo d’occhio, il livello minimo ma sufficiente di attenzione per garantire una qualità ineccepibile della traduzione, senza tuttavia sprecare indebitamente tempo in attività francamente inutili ai fini del risultato finale) è una capacità che solo con l’esperienza è possibile sviluppare e affinare, e al cui sviluppo e affinamento partecipano, almeno in certa misura, la capacità intuitiva e quella ermeneutica del traduttore.

Quindi, è possibile individuare alcuni componenti alla base della produttività di un traduttore:

  1. Capacità organizzativa
  2. Capacità intuitiva ed ermeneutica

 (Non considero in questa sede l’utilizzo degli strumenti di traduzione, quali i CAT tool e l’uso di glossari e della traduzione automatica, che do letteralmente per scontati per un traduttore).

Capacità organizzativa

La capacità organizzativa di un traduttore ma anche di qualsiasi altro professionista attiene alla sua capacità di sfruttare il tempo nel modo più proficuo possibile. Una strategia utile sarebbe quella di frazionare idealmente il tempo e quindi la giornata lavorativa in porzioni da 10 o 15 minuti, durante le quali svolgere le diverse attività, che andrebbero appropriatamente elencate, di giorno in giorno, in ordine di urgenza e importanza, ad esempio su un taccuino. Irreggimentare in tal modo lo stile di lavoro “protegge” in certa misura dalle distrazioni (controllare  compulsivamente le e-mail in arrivo, distrarsi in Internet, ecc.), che sono le vere nemiche della produttività. È necessario anche destinare del tempo al riposo ed è consigliabile, durante tali “stacchi”, di allontanarsi dalla scrivania dando preferenza a una passeggiata, un caffè, ecc. Sebbene si diano forme mentis più o meno inclini a uno stile lavorativo così rigidamente organizzato, tale approccio può essere tuttavia appreso, coltivato e modificato assecondando le proprie inclinazioni.

Capacità intuitiva ed ermeneutica

La capacità intuitiva di un traduttore è una dote in gran parte innata. Qui definisco “capacità intuitiva” la capacità di “prelevare” dal proprio bagaglio di conoscenze le nozioni utili per il lavoro che si sta eseguendo. In effetti, potrebbe essere meglio definita come la “velocità” con la quale  avviene tale attività ermeneutica (cioè di “consultazione mentale” del bagaglio di conoscenze), il suo grado di affidabilità e la capacità di individuare analogie o similitudini tra contesti linguistici parzialmente simili (una sorta di individuazione di pattern). Ovviamente, considerando il livello di variabilità interindividuale della capacità intuitiva e l’impossibilità di migliorare apprezzabilmente tale capacità innata, è necessario migliorare e incrementare per quanto possibile l’altro fattore, ossia la quantità e la qualità delle conoscenze. A parità di capacità intuitiva saranno infatti il grado e la qualità delle conoscenze a disposizione (oltre che le doti organizzative) a rappresentare le variabili su cui poter agire per migliorare non solo la produttività ma anche la qualità del lavoro di un traduttore.