ATTRAVERSO – RUBRICA A CURA DI LETIZIA MERELLO (13)

Attraverso… la formattazione. Che bella sensazione: dopo una lunga e meticolosa revisione, sono pronta per consegnare un lavoro.

Stavolta sono particolarmente soddisfatta: essendo in anticipo con altre consegne, ho potuto dedicare una cura particolare al progetto. Oltre ai soliti controlli standard, ho addirittura letto alcune parti ad alta voce per escludere che, nei passaggi più lunghi, la struttura delle frasi fosse poco chiara. Mi sembra tutto perfetto. Preparando la mail di consegna, mi cade un occhio sulla nota di Martina, che mi ha assegnato il lavoro, e improvvisamente ricordo.

Leti, la formattazione dev’essere sistemata direttamente sul file tradotto finale.

E la mia sensazione di efficienza esplode in una miriade di piccoli pezzi.

Immagine di Surendran MP da Unsplash

Sistemare la formattazione? Questo sembra più un puzzle: mi trovo davanti a un tripudio di caselle di testo da ridimensionare e sistemare. Immagini con testo all’interno che va tradotto aggiungendo ulteriori caselle di testo, tabelle illeggibili, elenchi numerati saltati… tutte cose di cui, lavorando sul testo con un software di traduzione, ci si rende conto solo una volta esportato il file finale.

Esiste qualcosa di peggiore di un testo difficile da tradurre? Sì, e non ho dubbi in merito: doversi occupare della formattazione. Un aspetto di cui non si parla abbastanza, quando si racconta del lavoro sui testi, e una competenza che a volte un traduttore fa sua per scelta, ma il più delle volte impara grazie all’esperienza, facendo di necessità virtù.

I servizi di traduzione che offriamo possono comprendere o meno l’impaginazione del testo da tradurre, a seconda di quanto richiesto dal cliente. La regola generale, nel settore dei servizi linguistici, è quella di restituire un testo che riproduca in tutto e per tutto la formattazione dell’originale, ma per i brevetti il discorso è diverso.

Immagine di Mika Baumeister da Unsplash

Il più delle volte riceviamo dal cliente un testo già impaginato oppure un modello e un elenco di requisiti di formattazione da rispettare. Nel secondo caso, se il tempo a disposizione lo consente (e spesso è così), giochiamo d’anticipo e affidiamo la preparazione del testo da tradurre a uno dei nostri impaginatori, in modo che traduttori e revisori possano concentrarsi esclusivamente sul proprio lavoro. Oggi è andata diversamente: il nostro cliente aveva una scadenza molto ravvicinata e, visto che non c’era tempo di far preparare il testo, abbiamo deciso di convertirlo in automatico e occuparci dell’impaginazione in fase finale. E poi ci voleva un imprevisto, giusto per ricordarmi che è lunedì.

Per fortuna non sono nuova a questo tipo di “sorprese” e, nonostante la mia goffaggine e la mia ormai leggendaria idiosincrasia per cose utilissime come le scorciatoie da tastiera, mi basta una mezz’oretta per rimettere a posto il file esportato, che ora è in perfetto ordine e pronto per la consegna. Ribadisco che avrei preferito passare questa mezz’ora ad arrovellarmi su come differenziare due sinonimi, ma sono certa che ci saranno altre occasioni per soddisfare le mie perversioni da nerd linguistica.

La capacità di far fronte a questi piccoli problemi è un fattore da non sottovalutare quando si sceglie a chi affidare un lavoro di traduzione. Ecco perché rivolgersi a un traduttore esperto – o, ancora meglio, a un team di linguisti esperti 😉 – è come comprare un coltellino svizzero: gli accessori nascosti sono tantissimi e viene da chiedersi se mai ci sarà l’occasione di usarli tutti, ma quando arriva il classico imprevisto del lunedì mattina ci si rende conto di aver fatto proprio un buon acquisto!

Quella nell’immagine di copertina sono io, disegnata da Claudia Plescia.